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Senza parole

Mica solo loro

Anche noi cattolici abbiamo i nostri mandala. E non sono neanche malaccio.

Un altro film che avrei voluto fare io…

«È una storia curiosa: più invecchiamo e più perdiamo quel senso di fiducia divina che è patrimonio della gioventù, e gli attimi in cui crediamo di aver preso la decisione giusta sono sempre più rari… Oggi sono raramente soddisfatto di me stesso e quasi mai ho l’impressione che il mio operato abbia successo: porto il peso del raccolto del rimpianto. Ma c’è un altro peso, ancor più gravoso, che mi era sconosciuto in gioventù: il peso di non avere una patria».

Sono queste le parole di Sergej Rachmaninov con le quali si alza il sipario sull’affascinante film-documentario che Tony Palmer ha dedicato al maestro russo, emblematicamente intitolato The Harvest of Sorrow, “Il raccolto del rimpianto”.

Leggi il resto dell’articolo qui: Il Sussidiario.net :: RACHMANINOV/ Il raccolto del rimpianto.

Qui sotto, invece, il video dell’inizio del concerto n.3 per piano e orchestra (il famigerato “Rach3” del film Shine): al piano è Martha Argerich, in una registrazione dell’82.

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Perché i cristiani amano le scienze (1)

Il primo motivo è questo: al Signore piace ciò che crea!

E Dio vide che era cosa buona. (Gn 1, 25)

Di conseguenza, non può non farGli piacere che studiamo e scopriamo la stupefacente bellezza del creato. E più lo studiamo, più complesso e meraviglioso ci appare, a tutti i livelli. Studiare ciò che Lui crea è un modo di conoscere e amare Lui.

dai mosaici della basilica di Monreale (foto Wikipedia)

St.Patrick’s Day (a un busker di Dublino)

Magro coi baffi con una giacca bigia
con una borsa sciupata aperta per terra
al mondo da poco più di vent’anni
tu, timido o infastidito che fossi,
non lasciavi che ti ridessero gli occhi
come speravo. Oppure eri triste
ma per colpa tua, senza motivo,
perché eri circondato di felicità interminata.
E ne uscivano fiotti dalle tue mani
fiumi dalle tue labbra
mari alle tue spalle
e ci costringevi a perderci in quei mari
e ci tenevi lì
costretti dalla stessa forza che costringeva te
a suonare a lungo a lungo
senza fermarti senza alleggerire il tocco
senza diluire il ritmo senza sogno
ci portavi dove andavi con violenza.
Dublino non stupiva di te tuttavia,
ne eri parte, e parte dolorosa
(perché è talmente pesante la bellezza)
minatore di voragini iridate
all’ora di chiusura dei negozi.