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Dio e lo humor

[foto di R. Girgenti, da una collezione pubblica di foto della Sicilia apparsa su Facebook.]

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Perché i cristiani amano le scienze (6)

Questo è il sesto motivo: Dio ha affidato il mondo all’uomo, perchè lo migliorasse col proprio lavoro.

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare… Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi… Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. (Gn 2, 8-15)

Non è vero che la natura senza l’uomo starebbe meglio. Tuttavia è vero che potrebbe teoricamente fare a meno dell’uomo: ma a noi, cosa può importare, di un mondo senza di noi?

Non è vero che ogni intervento dell’uomo sulla natura è inevitabilmente dannoso. Al contrario, la natura ha bisogno della mano dell’uomo perchè il mondo possa diventare un luogo a lui ospitale. Certo, questa mano dev’essere delicata e forte, sapiente e abile. Non sempre lo è.

Ciò che fa veramente male alla natura è il male stesso dell’uomo, il suo peccato: soprattutto l’avidità, poi la stoltezza, e ancora, l’orgoglio ideologico. Ma nel progetto del Creatore gli uomini sono al servizio gli uni degli altri, e lo fanno concretamente costruendo la propria casa – il proprio mondo – ovvero, in altre parole, lavorando. Questo servizio, questo lavoro, non può prescindere da un amorevole studio della natura.

La scienza può quindi realizzare il comandamento del Creatore nel giardino dell’Eden. Ci è stata donata una natura immensamente feconda e duttile, ma per trarne i frutti migliori bisogna studiarla umilmente, aderendo fedeli al suo modo di essere: cioè, scientificamente.

Perché i cristiani amano le scienze (1)

Il primo motivo è questo: al Signore piace ciò che crea!

E Dio vide che era cosa buona. (Gn 1, 25)

Di conseguenza, non può non farGli piacere che studiamo e scopriamo la stupefacente bellezza del creato. E più lo studiamo, più complesso e meraviglioso ci appare, a tutti i livelli. Studiare ciò che Lui crea è un modo di conoscere e amare Lui.

dai mosaici della basilica di Monreale (foto Wikipedia)

La creazione è costante

Questo stralcio del Discorso del Papa alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, dell’ottobre 2008, forse può aiutarci a capire meglio cosa vuol dire “creazione”, e perchè in ultima analisi non sia necessario postulare interventi speciali di Dio nel dirigere — cito un esempio a caso :) l’evoluzione dei viventi:

Affermare che il fondamento del cosmo e dei suoi sviluppi è la sapienza provvida del Creatore non è dire che la creazione ha a che fare soltanto con l’inizio della storia del mondo e della vita. Ciò implica, piuttosto, che il Creatore fonda questi sviluppi e li sostiene, li fissa e li mantiene costantemente. Tommaso d’Aquino ha insegnato che la nozione di creazione deve trascendere l’origine orizzontale del dispiegamento degli eventi, ossia della storia, e di conseguenza tutti i nostri modi meramente naturalistici di pensare e di parlare dell’evoluzione del mondo. Tommaso ha osservato che la creazione non è né un movimento né una mutazione. È piuttosto il rapporto fondazionale e costante che lega le creature al Creatore poiché Egli è la causa di tutti gli esseri e di tutto il divenire (cfr. Summa theologiae, I, q. 45, a.3).

Un’ottima ragione per non mantenere una promessa

…è che qualcuno abbia già fatto – mooooolto meglio di me! – quello che io avrei voluto fare, e che a questo punto mi guarderò bene dal fare!

Avevo promesso, infatti, a FigliolProdigo (un commentatore in un post di qualche giorno fa, con cui ho intessuto uno scambio di opinioni sull’evoluzione) che avrei raccolto in un sito web a parte una raccolta di testi di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e di autorità delle gerarchie cattoliche in merito a questo (darwinismo e dintorni) e ad altri temi “caldi” nei rapporti fra scienza e fede.

E in effetti avevo anche cominciato a lavorarci su, fra una verifica da correggere e un risotto da cucinare… non so se riuscite ad immaginare la titanicità dell’impresa… ma del resto “delirio di onnipotenza” è il mio secondo nome! :o )

Ebbene, scopro ora – grazie ad un link nell’articolo di Mario Gargantini sul “Sussidiario”, che ho riportato ieri – che il Pontificio Consiglio per la Cultura ha messo online una buona parte del proprio ponderoso Archivio, raggiungibile dalla homepage del prestigioso progetto STOQ. Più di quanto avrei mai potuto sognare!

Fra l’altro, il che non guasta, il look è in perfetto stile web2.0! Ecco qui:

Buona esplorazione!

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