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Non saprei dirlo meglio…

… di Davide Rondoni, sul Tempo di oggi. Grazie a Lorenzo C.P. per la segnalazione!

Gli ideologi di un tribunalicchio che ancora Gli sputano in viso – Ma sì, togliamolo di mezzo Cristo. Diamo ragione a quesi palloni gonfiati della Corte che per prima cosa nel dover sentenziare di queste materie colpiscono ancora Lui, il più debole, il più villaneggiato, il più sputacchiato e martoriato tra le divinità (e tra gli uomini). Diamo ragione a quel giudice italiano che colà siede rimpinzato dal pubblico stipendio, mister Z, propagatore di cinismo intellettuale superpagato, e togliamolo di mezzo Cristo. Dà fastidio. Ha sempre dato fastidio. E per carità, sì per la carità che faceva bruciare Paolo, per la carità d’amare Lui, non difendiamolo come se fosse un soprammobile caro, un ricordo della zia, un cimelio di Stato. Leggi l’articolo completo

La gioia

I paragrafi che seguono appartengono alla parte conclusiva dell’esortazione apostolica Gaudete in Domino, di papa Paolo VI, scritta per l’anno santo del 1975. L’ho riscoperta grazie a quest’articolo di Giampaolo Cottini, che è stato mio insegnante di liceo: un uomo di profonda pace, intelligente e buono, a cui sono molto grata.

La gioia di essere cristiano, strettamente unito alla Chiesa, «nel Cristo», in stato di grazia con Dio, è davvero capace di riempire il cuore dell’uomo. Non è forse questa esultanza profonda che dà un accento sconvolgente al Mémorial di Pascal: «Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia»? E vicinissimi a noi, quanti scrittori sanno esprimere in una forma nuova – pensiamo per esempio a Georges Bernanos – questa gioia evangelica degli umili, che traspare dappertutto in un mondo che parla del silenzio di Dio! La gioia nasce sempre da un certo sguardo sull’uomo e su Dio: Se il tuo occhio è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce (Lc 11, 34). Leggi l’articolo completo

Mica solo loro

Anche noi cattolici abbiamo i nostri mandala. E non sono neanche malaccio.

Decisioni che col cristianesimo nulla hanno a che fare


Se questo nostro governo fosse stato in carica nell’Egitto di duemila anni fa, avrebbe rispedito Nostro Signore bambino, Sua Madre e san Giuseppe in Palestina, a disposizione degli sgherri di Erode, magari in ottemperanza a qualche accordo bilaterale.

Quanto ai cristiani che hanno paura del “melting pot”, consiglio loro di andarsi a rileggere il Vangelo, ponendo attenzione alla qualità delle relazioni che Gesù aveva con gli stranieri nel Suo paese.

Il Cristianesimo non ha mai avuto, non può avere, paura della diversità. Tanto meno di quella etnica e culturale, che anzi vede da sempre come una fonte di ricchezza.

Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”.

Inoltre, una cultura politica che afferma di riconoscersi nei valori cristiani non può promuovere iniziative così decisamente contrarie ai diritti e alla dignità delle persone.

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Alle donne piace la vita…

hands of 87 yearsImage by gaspi *your guide via Flickr

… e ad alcune di loro, profondamente ideologizzate da una certa cultura femminista, il declino biologico suggerisce domande ineludibili e – finalmente – davvero umane:

“E’ accaduto uno scarto. Siamo ri-partite da quello che stava accadendo ad alcune di noi: l’invecchiamento, le malattie, la fine di persone care. Abbiamo tutte esperienza del peso e della sofferenza che può suscitare la fine della vita. E abbiamo bisogno di dare parola a questa esperienza. A cosa accade ai corpi nel morire. Forte bisogno, comune, anche se in modi e per motivi diversi. Ci siamo chieste se vi sono modi di accompagnare chi ci è caro, o di essere noi stesse accompagnate, ad ‘una buona fine’. Forse no. Ma anche se la fine non può essere buona, bisogna assumerla comunque. E’ un modo di riconoscere la finitezza, il limite, l’usura del corpo”.

Qui si può leggere il resto dell’interessante articolo di Nicoletta Tiliacos, La morte nella politica, sul Foglio di oggi.

Vorrei aggiungere un pensiero a quella pregnante riflessione, in cui si menziona anche il fin troppo chiacchierato suicidio di Roberta Tatafiore: sono profondamente convinta che nessuno cercherebbe mai la morte, se si sentisse amato.

Questa è la semplice ragione per cui il tragico cupio dissolvi di tanti nostri fratelli ci riguarda molto, molto, molto da vicino. E non possiamo cavarcela, noi cristiani, borbottando le solite lamentele contro la cultura di morte che pervade la nostra civiltà eccetera eccetera.

Bisognerà che ci decidiamo, prima o poi, a voler bene alla gente: ad amarla sul serio.

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