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La breccia

La Grazia di Dio è come un oceano trattenuto da una diga che è la nostra indifferenza, o idolatria, o egoismo. Per fare breccia nella diga, non c’è bisogno di trovare chissà quale modo: l’abbondanza e la pressione sono tali che qualsiasi fenditura – che sia praticata ad arte, o aperta con un colpo maldestro – serve allo scopo.

Se leggete del sorprendente progetto delle “Sentinelle del Mattino” di cui racconta don Piero Gheddo sul suo blog, ma vi fermate alla descrizione del metodo, forse pensate, come è capitato a me: non può funzionare. E’ troppo ingenuo, gli rideranno tutti in faccia, va già bene se non li cacciano a pedate. Ci vuole qualcosa di più sottile, di più sorprendente. Ed invece… funziona:

In certe notti confessiamo a fiumi. D’estate a volte siamo anche 15 sacerdoti che confessano fino alle due di notte.  In media, d’inverno abbiamo circa 100-150 giovani che vengono in chiesa, d’estate molti di più. Giovani che spesso da dieci, vent’anni non sono più entrati in chiesa. Sono serate di grazia e di grandi conversioni.

Non sto dicendo che non sia necessario cercare di fare le cose bene: dico solo che quando non facciamo nulla solo perché ci sembra di non aver trovato il modo giusto, sbagliamo. Il Signore aspetta soltanto  che facciamo qualcosa, che ci muoviamo: lo stile è un’esigenza nostra, non Sua.

[ Wave ]photo © 2007 Rachele Pettarelli | more info (via: Wylio)

Com’è trendy la morte

09 Rene Georges Hermann-Paul, La Danse Macabre, 1919 (Le Jeu)photo © 2009 Will | more info (via: Wylio) Da giorni vado rimuginando di scrivere del tema improvvisamente diventato di moda, del nuovo trend mediatico: ammazzarsi.

Il suicidio è diventato chic?

Ci hanno riportato o rievocato in rapida sequenza i suicidi di un anziano regista, di un maturo sacerdote svergognato da uno show televisivo, di un diacono la cui ordinazione sacerdotale era stata rimandata, quello “per interposta persona” di due disabili gravissimi, uno in grado di manifestare la propria volontà e l’altra invece no (e mai sapremo se davvero volesse morire)… e quello preannunciato dalla fattucchiera consultata da un celebre comico

Cosa accomuna queste morti? Solo la disperata solitudine, solo lo smarrimento totale di qualunque senso.

Tante cose avrei voluto dire su questa grande Danse Macabre, ma infine ho deciso di far parlare altre due voci.

La prima è di don Eligio Ciapparella, che scrive al direttore di Avvenire. Copincollo un brano della sua lettera. I grassetti li ho messi io.

A noi non è lecito tacere. Domenica scorsa la Liturgia ci ricordava a proposito del Battista: «Voce di uno che grida nel deserto…», e il suo grido non scherzava: «Razza di vipere…». Anche oggi c’è tanto deserto, soprattutto deserto nei cuori, pieni di sabbia. Ma noi gridiamo. Pure la vicenda del regista Monicelli, con la sua morte violenta di suicidio, ha visto persone autorevoli insinuare, subdolamente, un’esaltazione e stima per quell’atto. Ora, è chiaro che si deve avere per l’uomo Monicelli lo sguardo misericordioso che Dio ha su ciascuno di noi, a partire da me. Ma se poi qualcuno definisce il suicidio «manifestazione di forte personalità», «estremo scatto di volontà», «l’ultimo colpo di teatro», «non ha voluto lasciarsi morire», «gesto eroico…», allora noi non possiamo tacere per evitare di giudicare l’atto pur rispettando l’uomo. Il gesto eroico è quello di mia madre e di tante persone che con coraggio e dignità hanno affrontato una grave malattia. Altrimenti… un giorno Englaro, un altro Monicelli, un altro la Nannini… e tutto diventa uguale a niente. Anzi, come ti permetti di contestare? A onor del vero non capisco neppure tanti cristiani che sostengono, scrivendo o parlando, che bisogna abbassare i toni, che non bisogna fare clamore, che la fede è una testimonianza silenziosa… ma dai! Dobbiamo amare l’uomo e fino in fondo, nella sua verità ultima. È quello che fa il Papa, con instancabile tenacia: «Guai a me se non evangelizzassi!». La storia del cristianesimo è ricca di testimoni e di santi. Certo parlava la loro vita, ma quanto usavano anche la parola. E, se non li lasciavano parlare, parlavano lo stesso e anche forte.

La seconda voce è del vescovo di Cremona, che scrive in occasione dei funerali del suo sacerdote, quello crocifisso dalle Iene. Grassetti miei.

Il cristiano … non teme di chiedere perdono, perché alla radice sa di trovare il cuore di Qualcuno che è più grande di lui: il cuore di Dio. È su questa certezza che si gioca la nostra fede! Per questo l’apostolo Giovanni nella prima lettura (1Gv 3,16-23), dopo averci ricordato che Dio è più grande del nostro cuore, dice che ciò che è essenziale è credere nel Figlio di Dio. Eppure credere in un figlio di Dio che è fatto così e si manifesta in un certo modo non è sempre facile: noi uomini abbiamo altri schemi e parametri, altri criteri di giudizio. Ecco perché, giustamente, il Signore nel Vangelo appena proclamato (Mt 9, 9-13) ci raccomanda: «Andate a imparare che cosa significhi “Misericordia io voglio, non sacrifici”». Questo imperativo di Gesù lo sentiamo indirizzato a noi tutti: sacerdoti e fedeli. E lo sentissero anche quanti, detenendo il potere dei mass-media, si permettono di scrivere di tutto e di tutti, senza pensare alla verità degli uomini, né alle loro sofferenze, né alle loro speranze.

CIMABUE Crucifix, 1268-71photo © 2008 carulmare | more info (via: Wylio)

Aggiornamento: sul tema, dovreste assolutamente leggere questo.

Christopher

photo © 2010 Andrew Rusk | more info (via: Wylio)
Hitchens (che nonostante tutto non riesce a starmi antipatico, ed ora per di più è molto malato) descrive minuziosamente la propria concezione di religione, una creazione della sua testa fantasiosa: una cosa che non esiste.

La sua intelligenza è la sua sfortuna: è troppo abituato a sentirsi dire che è una mente brillante, per poter dubitare che quel che pensa sia sbagliato.  E’ intrappolato dentro la sua perspicacia.

L’unica liberazione possibile per lui sarà incontrare qualcuno che, semplicemente, gli sappia dire: ti voglio bene. Finora, a quanto pare, non gli è successo.

I mattoni necessari

Adobe Brick Building

Image by Jonathan Gropp via Flickr

Noi siamo sempre troppo insicuri, arrabbiati, stanchi, depressi, tristi, precari, non perchè siamo più o meno sfortunati degli altri, ma perchè abbiamo posto le basi della nostra speranza e della nostra gioia su cose troppo precarie. Rivoluzionare le fondamenta significa cambiare tutta la stabilità esistenziale. Essere cristiani é una cosa che non puo’ avere a che fare con chi è distratto, irriflessivo, presuntuoso. Queste caratteristiche sono tipiche di chi ha posto in se stesso il proprio destino. Ma allo stesso tempo, il racconto delle torri e della guerra ci ricordano che dobbiamo avere sempre strategie umane molte pratiche. Cioé dobbiamo sempre fare i conti con cio’ che ci serve per arrivare al nostro obiettivo. Troppe volte noi facciamo dei propositi ma non facciamo nulla per pianificare una strategia per raggiungerli. E’ cosi’ anche per il cristianesimo: non si puo’ dire di credere in Lui senza riempire la nostra vita di tutti quei mattoni necessari per concludere la torre. Ecco perchè non è un optional pregare, o andare a messa, o confessarsi, o meditare la parola di Dio, o occuparsi di chi soffre. Tutte queste cose sono i materiali necessari per concludere qualcosa di buono per noi stessi, ma anche per tutti gli altri.

Purtroppo noi abbiamo ridotto la fede ad un hobby, e cio’ che ruota attorno ad essa a attrezzature per soli professionisti.

La fede non é un hobby del fine settimana. La fede é l’unica maniera che abbiamo per vivere una vita degna di questo nome. E Cristo ne è la Via…

E’ la conclusione di un bel pezzo di don Luigi Maria Epicoco sul Vangelo di domani (rito romano). Se vuoi leggerlo tutto lo trovi qui.

Quindicenne batte celebre oncologo, uno a zero

"Prof!" esclama di punto in bianco, totalmente off topic,  un’alunna di seconda psicopedagogico, una delle migliori della classe, “fra tutti quelli che conosco, lei è l’unica persona che non veda alcun contrasto tra la fede cristiana e la scienza. E in effetti, pensandoci bene, perché mai dovrebbe esserci contrasto?”

Non aggiungo nulla.  Sorrido fra me e me. Intelligenze migliori crescono.