Questo è il quarto motivo: la scienza presuppone che la realtà esiste!
Bella scoperta, direte voi. E avete ragione: da quando esistono i calli e il mal di denti, ogni dubbio al riguardo dovrebbe essere svanito. E invece no: da qualche secolo a questa parte, come può abbondantemente raccontarvi Orsobruno, una parte della filosofia occidentale ama baloccarsi con la bella pensata che il reale sia innanzitutto l’insieme delle rappresentazioni della mia coscienza, e che al di fuori del mio pensiero le cose perdano consistenza e al limite la propria stessa realtà: come a dire, se non ci sono io che la penso, puff! la realtà non c’è più.
E’ un’ipotesi che dall’età di otto-nove mesi (quando si comincia a giocare a bau-cette!, per intenderci) dovrebbe essere già stata superata; e invece no, perchè fa figo che la cosiddetta realtà sia a mia immagine e somiglianza… e fa anche un gran comodo… guarda caso, ai dittatori di tutti i colori.
La ricerca scientifica, per il solo fatto di esistere, testimonia la certezza del senso comune circa l’esistenza reale di… beh, tutto quanto, là fuori. I colori delle rane, le spore delle felci, i vermi degli abissi, la dorsale medio-atlantica. Un baluardo a favore di un much needed realismo filosofico. Se no, chi glielo fa fare? tutta quella fatica, tutti quei soldi, tutto quel tempo, per studiare qualcosa che forse non c’è.

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