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I mattoni necessari

Adobe Brick Building

Image by Jonathan Gropp via Flickr

Noi siamo sempre troppo insicuri, arrabbiati, stanchi, depressi, tristi, precari, non perchè siamo più o meno sfortunati degli altri, ma perchè abbiamo posto le basi della nostra speranza e della nostra gioia su cose troppo precarie. Rivoluzionare le fondamenta significa cambiare tutta la stabilità esistenziale. Essere cristiani é una cosa che non puo’ avere a che fare con chi è distratto, irriflessivo, presuntuoso. Queste caratteristiche sono tipiche di chi ha posto in se stesso il proprio destino. Ma allo stesso tempo, il racconto delle torri e della guerra ci ricordano che dobbiamo avere sempre strategie umane molte pratiche. Cioé dobbiamo sempre fare i conti con cio’ che ci serve per arrivare al nostro obiettivo. Troppe volte noi facciamo dei propositi ma non facciamo nulla per pianificare una strategia per raggiungerli. E’ cosi’ anche per il cristianesimo: non si puo’ dire di credere in Lui senza riempire la nostra vita di tutti quei mattoni necessari per concludere la torre. Ecco perchè non è un optional pregare, o andare a messa, o confessarsi, o meditare la parola di Dio, o occuparsi di chi soffre. Tutte queste cose sono i materiali necessari per concludere qualcosa di buono per noi stessi, ma anche per tutti gli altri.

Purtroppo noi abbiamo ridotto la fede ad un hobby, e cio’ che ruota attorno ad essa a attrezzature per soli professionisti.

La fede non é un hobby del fine settimana. La fede é l’unica maniera che abbiamo per vivere una vita degna di questo nome. E Cristo ne è la Via…

E’ la conclusione di un bel pezzo di don Luigi Maria Epicoco sul Vangelo di domani (rito romano). Se vuoi leggerlo tutto lo trovi qui.

La libertà dentro

La libertà è una cosa molto interiore. Dall’esterno ti possono anche bombardare ma è all’interno che puoi aprire la famosa porta. Non ricordo quale autore diceva che, se non apri tu dall’interno la porta, nessuno può farlo dall’esterno. Più passano gli anni, più profondo deve essere il modo di esercitare questa libertà. Perché non è scontato che una dica di sì una volta e automaticamente vada avanti. Io ogni giorno mi rendo conto che devo dire di sì in tante piccole cose, a tante piccole richieste. Ed è a Dio che dico di sì, non alla direttrice. Questo aiuta ad essere veramente liberi. Non so spiegarlo meglio, però quando sento dire «Sono stata costretta» o «non ho la libertà» dico «Scusami, vai all’essenziale: tu perché stai qua? Perché hai detto di sì?». Io voglio vivere lo spirito dell’Opus Dei perché sta lì la mia libertà, sta lì la mia gioia, sta lì il senso della mia vita. Non avrebbe senso stare nell’Opus Dei a spintoni. Se così fosse me ne andrei a godermi la vita da un’altra parte…

via Opus Dei – TESTIMONIANZE – “La mia vocazione”. [ Scarica il video ]

Ci avete fatto caso?

La Quaresima dura quaranta giorni, ma il tempo di Pasqua ne dura cinquanta!


Auguri a tutti voi!

Buon Natale!

La gioia

I paragrafi che seguono appartengono alla parte conclusiva dell’esortazione apostolica Gaudete in Domino, di papa Paolo VI, scritta per l’anno santo del 1975. L’ho riscoperta grazie a quest’articolo di Giampaolo Cottini, che è stato mio insegnante di liceo: un uomo di profonda pace, intelligente e buono, a cui sono molto grata.

La gioia di essere cristiano, strettamente unito alla Chiesa, «nel Cristo», in stato di grazia con Dio, è davvero capace di riempire il cuore dell’uomo. Non è forse questa esultanza profonda che dà un accento sconvolgente al Mémorial di Pascal: «Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia»? E vicinissimi a noi, quanti scrittori sanno esprimere in una forma nuova – pensiamo per esempio a Georges Bernanos – questa gioia evangelica degli umili, che traspare dappertutto in un mondo che parla del silenzio di Dio! La gioia nasce sempre da un certo sguardo sull’uomo e su Dio: Se il tuo occhio è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce (Lc 11, 34). Leggi l’articolo completo