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Il dolore insensato e la speranza

ANSA CRONACA, SAVONA – Il cadavere di una donna di 30 anni di nazionalita’ polacca, che da anni viveva in Italia, e’ stato trovato stamani in un appartamento al terzo piano in via dell’Oratorio nei pressi dell’ufficio postale di Albissola Marina. La donna, separata e madre di due bambini di 4 e 6 anni, e’ stata trovata accoltellata in bagno. Sono stati i figli della donna a dare l’allarme: sono andati dai vicini chiedendo aiuto perche’ la mamma stava male. La donna è stata raggiunta da più coltellate, ma quello mortale sarebbe stato un fendente che l’ha raggiunta alla gola.

Non so a voi, ma a me risulta terribilmente facile immaginarmi tutto questo. Ho sei anni, mi sveglio un mattino, e noto un silenzio insolito, la mamma non è venuta a svegliarmi per andare a scuola, non sta sfaccendando in giro per casa. Come mai? Anche il mio fratellino non è andato all’asilo, è lì che dorme coi capelli arruffati e la coperta scivolata per terra. Confusa e intontita prima chiamo mamma un po’ di volte, poi più lucida mi alzo e cerco un po’, poi vado in bagno per fare la pipì  e trovo la mamma lì per terra, tutta insanguinata, la chiamo di nuovo ma a voce più bassa e poi capisco che chiamarla ancora non serve a niente.

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Distruzione e resurrezione dell’umano

Ho letto da qualche parte che ai bambini-soldato dell’Africa centrale, rapiti e arruolati di forza nelle bande armate, come “iniziazione” prima di essere mandati a combattere davvero, viene chiesto di ammazzare il proprio migliore amico.

E’ molto logico, da parte di chi vuole dominare su di loro, non chiedere semplicemente un atto di coraggio, o una violenza qualsiasi per quanto efferata, ma puntare direttamente ad ottenere che loro attivamente distruggano la cosa più sacra che hanno, che per quegli adolescenti senza più famiglia è ovviamente il proprio amico. Così i loro padroni, dopo averli indotti ad annientare attivamente la punta più alta di ciò che li rendeva umani, pensano che ne potranno fare ciò che vogliono: fantocci dalla coscienza morta, indifferenti al bene e al male, pronti a tutto. Gli schiavi perfetti.

Eppure basta che questi ragazzi “morti dentro” incontrino qualcuno capace di amarli veramente, e la vita ricomincia.

Allo stesso modo, chi è riuscito a convincere una donna che abortire è un suo diritto, qualcosa da conquistare e difendere, di fatto la porta alla stessa radicale distruzione della propria umanità. Una donna che abortisce di propria volontà distrugge quanto di più sacro e prezioso avrebbe mai potuto avere, il proprio figlio, ancora delicatamente mischiato con le proprie viscere: lei sa che sarà un’iniezione di veleno a infilzargli il cuore, o un ferro a smembrarlo, o una pioggia di ormoni a strozzarlo, e tuttavia dice: va bene, fatelo. E quelli che l’hanno convinta pensano che, fatto questo, lei potrà fare qualsiasi altra cosa – perché non dovrebbe, oramai? – quindi anche asservirsi a qualsiasi loro volontà senza neanche accorgersene: comprare, votare, agire, vivere come essi vorranno.

Eppure, l’amore di Cristo salva e fa letteralmente rinascere anche queste coscienze distrutte. Conosco personalmente donne che hanno abortito, e che sono tornate nella pienezza della gioia e della comunione con Cristo, dopo un percorso di dolore profondo e di incontro sorprendente con la Sua misericordia.

Violenza preistorica e pixel

da Boston.com, The Big Picture: Un uomo cinese Han brandisce una mazza chiodata e prende foto col proprio cellulare mentre si unisce a una folla di cinesi Han all’assalto di proprietà degli Iuguri, a Urumqui, Cina, martedì 7 luglio 2009. (AP Photo/Ng Han Guan).

A panoramic view of Ürümqi's city center taken...

Nella stessa pagina numerose altre foto, alcune delle quali crude (oscurate: visibili solo a chi vuole. Un apprezzabile atto di rispetto), dei disordini fra Han e Iuguri.

Qui l’aggiornamento di AsiaNews sugli scontri:

Quello che è stato definito lo scontro più violento negli ultimi 20 anni, sembrava limitarsi a un conflitto fra gli uiguri – emarginati da decenni dalla vita politica ed economica dello Xinjiang – e lo Stato. Ieri invece, con le manifestazioni dei cinesi han, è emerso il pericolo di scontri interetnici che rischiano di far saltare la convivenza fra minoranze e cinesi han di tutta la Cina, in cui lo Stato si mostra incapace di mantenere l’ordine e garantire la sicurezza.
A causa di ciò, il presidente Hu Jintao, in Italia per partecipare al G8, ha ridotto la sua visita e nella notte è partito dall’aeroporto di Pisa per raggiungere Pechino in mattinata.

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Il Natale di Namrata


da AsiaNews -Namrata Nayak è una piccola Dalit di 10 anni, del villaggio di Sahi Panchayat, vicino a Raikia (distretto di Kandhamal, Orissa). Tre mesi fa, allo scoppio delle violenze contro i cristiani, la piccola è stata sfigurata in volto da una bomba lanciata dagli estremisti indù. Dopo 45 giorni di ospedale, la piccola è guarita e ora saltella felice. “Natale è gioia e pace” racconta Namrata, “e io sono così felice qui: tante persone che si prendono cura di noi; tanti che pregano per noi e per la pace e la giustizia a Kandhamal…”. Namrata, insieme a sua mamma Sudhamani e altre 20 persone sono giunte a Bangalore dai campi di rifugio dell’Orissa grazie all’impegno del Global Council of Indian Christians.
La piccola è stata sfigurata il 26 agosto. Quando è arrivata all’ospedale di Berahampur aveva ustioni al 40% del corpo. Ora è praticamente guarita. “Per me – dice Namrita ad AsiaNewsNatale è un tempo per ringraziare Gesù Bambino che mi ha salvata dal fuoco ed ha salvato la mia faccia, che era sfigurata e ferita. Sono una delle poche fortunate che è sfuggita alla morte, anche se ho dovuto passare un lungo periodo in ospedale. Mi sento molto amata dalla gente dell’India e da tanti nel mondo che hanno visto la mia foto e hanno pregato per me.
A Kandhamal c’è tanto dolore e sofferenza e non so per quanto tempo le Forze speciali ci proteggeranno. Ma Natale è un tempo di gratitudine. Temo che la mia gente sarà ancora attaccata, ma questa è la nostra vita. Se Dio ha salvato me, potrà salvare anche altri cristiani.
I radicali indù hanno promesso di organizzare ancora uno sciopero il giorno di Natale se non verranno arrestati i responsabili dell’uccisione di Swami Laxamananda Saraswati, il leader indù, dal cui assassinio ha preso il via il pogrom contro i cristiani lo scorso 23 agosto. Le Chiese temono che i raduni dei radicali indù possano sfociare ancora una volta in violenze incontrollate. “Natale è anche tempo di perdono – afferma Namrata – e noi perdoniamo i radicali indù che ci hanno attaccato, hanno bruciato le nostre case. Erano persone fuori di sé, che non conoscono l’amore di Gesù. Per questo ora voglio studiare con molto impegno perché quando sarò grande voglio raccontare a tutti quanto Gesù ci ama. Questo è il mio futuro. Il mondo ha visto la mia faccia distrutta dal fuoco, ora deve conoscere il mio sorriso pieno di amore e di pace. Voglio dedicare la mia vita a diffondere il Vangelo”.
I genitori di Namrata (Akhaya Kumar , 45 anni e la signora Sudhamani, 38) sono braccianti agricoli a giornata. Le 3 figlie e un figlio sono studenti. Per aiutare i magri introiti della famiglia, la figlia più grande, Trusita (18 anni), lavora anche come domestica nella casa di un indù convertito, il sig. Harihar Das. Quando sono scoppiate le violenze contro i cristiani, Akhaya e Sudhamani sono fuggiti nella foresta; mandando le figli a nascondersi nella casa di Harihar Das.
La notte del 26 agosto, i radicali indù sono entrati nella sua casa e hanno distrutto la porta, distruggendo e bruciando ogni cosa. La famiglia di Harihar Das, Namrata e le sorelle si sono nascoste in una piccola toeletta. Prima di andare via, i fanatici indù hanno lasciato una bomba in un armadio. Tornata la calma, tutti i superstiti sono usciti, ma la piccola Namrata, per curiosità è rimasta nella casa a guardare i danni. La bomba è scoppiata bruciando il volto della piccola, mentre alcune schegge l’hanno ferita alla faccia, alle mani e alla schiena.
Sudhamani continua il racconto: “L’indomani io e mio marito siamo usciti dalla foresta correndo verso la casa di Harihar. Vedendo tutto bruciato abbiamo temuto che tutti fossero periti nelle fiamme. Invece, grazie a Dio, tutti erano salvi. Solo la mia bambina aveva subito delle ustioni. Ma Gesù ha preso cura di lei. L’abbiamo portata all’ospedale di Berhampur ancora incosciente e tutta ferita. Ma dopo 45 giorni di cure, ora sta bene”.
La mia speranza – confessa ad AsiaNewsè che possiamo avere ancora un futuro a Raikia. Noi non possediamo nulla e potremmo anche emigrare, ma a Sahi Panchayat abbiamo qualche parente, i nostri vicini. Se andiamo via di qui saremo dei vagabondi.
Natale porta speranza. La speranza è la nostra unica ricchezza ora: eravamo poveri e ora è stato distrutto anche quel poco che avevamo… Ma Natale significa che Cristo nasce e ogni nascita significa una nuova vita. Gesù è disceso dal cielo per salvarci da questa miseria, da questo dolore, dall’abbandono e dalla nostro essere senza tetto. Il suo potere ci riempie di speranza, di amore e di perdono”.

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Ho contattato AsiaNews chiedendo se fosse possibile organizzare una raccolta di fondi per questi cristiani esemplari. Mi ha risposto padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews, con una gentilissima email. Se volete aiutare la famiglia di Namrata (magari destinandole una piccola parte del nostro budget per i regali natalizi…) è possibile farlo tramite il sito di AsiaNews, nella pagina destinata alla donazioni, indicando come causale nelle “note” le parole: ”India, Orissa, Namrata“.

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Il perdono è un cammino

“Avevo sempre vissuto in un ambiente religioso, nella mia famiglia siamo venuti su a latte e religione – ha detto la vedova del Commissario Calabresi -. Ma la fede l’ho ricevuta come un dono quando hanno ucciso Gigi. Ricordo benissimo quel momento: ero lì sul divano, subito dopo che mi avevano detto che mio marito era stato ucciso e mi sono sentita avvolgere da un caldo abbraccio, da un grande calore. Vedevo la gente che si agitava intorno a me e io sentivo invece una grande pace. In quel momento ho ricevuto la fede come un dono. E ho ringraziato di essere la moglie dell’ucciso e non la moglie dell’assassino”.

Leggi il resto del bellissimo post di Ghinetto.
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