Come ho scoperto che non so ascoltare

Pochi giorni fa ho partecipato a una settimana di formazione intensiva (i fedeli dell’Opera la frequentano a cadenza annuale per approfondimenti, aggiornamento, scambio di esperienze ecc.) ed è stato proposto, fra l’altro, un lavoro di gruppo sulla comunicazione. Sono emerse varie cose interessanti ma un paio mi hanno proprio colpito. Tutt’e due riguardano la capacità di ascoltare:

  1. ascoltare significa anche non interrompere l’altro: interrompo perchè penso di sapere già quello che l’altro sta per dire, e non ho la pazienza di aspettare che lo dica alla sua maniera. Interrompo l’altro più con il mio comportamento non verbale: i miei occhi si fissano altrove, le mie mani sfogliano un giornale… probabilmente sono convinta di saper ascoltare, ma il più delle volte in realtà sono distratta quando gli altri parlano, e recepisco solo l’aspetto esteriore di ciò che dicono, o solo le parole che mi fanno piacere, o che mi mettono sulla difensiva. Non mi rendo conto di quanto io sia assorbita dai miei pensieri quando gli altri mi parlano.
  • Ascoltare è possibile solo facendo silenzio dentro di me, mettendo da parte me stessa e i miei problemi, togliendo ogni impedimento che crei un ostacolo. Posso non essere un buon ascoltatore anche perchè parlo troppo. In generale, quanto più sono centrata su me stessa, tanto più tenderò a strumentalizzare e ridurre ciò che l’altro mi dice a ciò che può servirmi: un ascolto che di fatto diventa manipolazione.

Esempio: ho il problema che un mio alunno è ribelle e svogliato, e rallenta il ritmo del lavoro della classe. Proprio lui viene a dirmi qualcosa: subito in me scatta, senza che neanche me ne accorga, qualcosa che dice “vediamo come posso usare quello che mi dirà per migliorare il suo atteggiamento a scuola”. L’ascolto diventa strumentale. Anche se lo scopo sembra buono, di fatto io non sto più ascoltando quella persona: la sto sfruttando.

Altro esempio. Ho il problema che, secondo me, mio marito passa troppo poco tempo con mio figlio. Un giorno lui mi viene a parlare del suo lavoro, di come gli pesa in questo periodo. E io penso: “fantastico, ora ne approfitto per dirgli di lavorare meno e stare più tempo con Gigetto”. Risultato: il focus non è più mio marito, il suo mondo, il suo cuore: il focus è il mio problema e la sua possibile soluzione. L’ascolto è diventato manipolazione.

Diverso è riflettere su quanto mi ha detto una persona, dopo, per vedere se posso trarne spunto per aiutarla o aiutare altri, o risolvere qualche problema. Se ho ascoltato bene, fra l’altro, avrò capito l’altro molto di più, e sarò in grado di aiutarlo meglio.

E’ questione di rendere vero il momento dell’ascolto. Il vero ascolto è un’azione che coinvolge tutta la persona, la capacità di vedere le cose dal punto di vista di chi mi parla, percependone i sentimenti (=empatia). E questo è possibile solo cercando di fare un po’ più di silenzio in me.

(foto www.sxc.hu)
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2 thoughts on “Come ho scoperto che non so ascoltare

  1. Sì, succede anche a me di non sapere ascoltare. Si ascolta distrattamente, con la “coda dell’orecchio”. E così facendo si perdono elementi preziosi che provengono dall’altra persona. In realtà, a proposito dei cinque sensi, si ascolta molto anche con gli occhi. Con gli occhi si vede per esempio la stanchezza di una persona, o la sua inquietudine. Generalmente, quando io non ascolto qualcuno, è perchè ho già in mente cosa dire. Allora, a meno che il mio interlocutore non dica qualcosa di sorprendente, io in pratica non lo ascolterò, aspettando solo il momento buono per intervenire.Così perdiamo tempo in due: chi mi parla e io. Anni fa lessi questa osservazione di André Frossard a proposito di Giovanni Paolo II. Quando una persona parlava con lui, Giovanni Paolo II la ascoltava con attenzione, fino alla fine dell’intervento, anche quando era evidente sin dalle prime parole dove l’interlocutore andasse a parare. Penso che questo trasmettesse alla gente il senso dell’importanza che ciascuno di noi ha di fronte a Dio. Dio, se mi passi l’espressione, non si fa le unghie mentre noi Gli parliamo, e non certo perchè rischi di non capire ciò che diciamo.

  2. Pensandoci bene, un caso particolare ma importante di “poco ascolto”, sono proprio i forum e i blog.Sarà perchè leggere sullo schermo del computer è più faticoso che ascoltare il linguaggio parlato, oppure perchè ci prende la smania di pubblicare al più presto – a disposizione del mondo intero! – il nostro prezioso pensiero su quell’argomento… di fatto succede spesso che si legge in quattro e quattr’otto e poi ci si precipita a rispondere.Perlomeno… così succede a me!

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