The Spe Salvi Project 4: una società nuova

(…) Non è difficile rendersi conto che l’esperienza della piccola schiava africana Bakhita è stata anche l’esperienza di molte persone picchiate e condannate alla schiavitù nell’epoca del cristianesimo nascente. Il cristianesimo non aveva portato un messaggio sociale-rivoluzionario come quello con cui Spartaco, in lotte cruente, aveva fallito. Gesù non era Spartaco, non era un combattente per una liberazione politica, come Barabba o Bar-Kochba.

Qui la riflessione si confronta con la tentazione storica, sempre presente, di rovesciare le strutture sociali ingiuste con la violenza. E ne propone una critica originale e audace, che prescinde dalla illegittimità della violenza in sè: in realtà, in Cristo, la società è già nuova!

Ciò che Gesù, Egli stesso morto in croce, aveva portato era qualcosa di totalmente diverso: l’incontro col Signore di tutti i signori, l’incontro con il Dio vivente e così l’incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo. Ciò che di nuovo era avvenuto appare con massima evidenza nella Lettera di san Paolo a Filemone. Si tratta di una lettera molto personale, che Paolo scrive nel carcere e affida allo schiavo fuggitivo Onesimo per il suo padrone – appunto Filemone. Sì, Paolo rimanda lo schiavo al suo padrone da cui era fuggito, e lo fa non ordinando, ma pregando: « Ti supplico per il mio figlio che ho generato in catene […] Te l’ho rimandato, lui, il mio cuore […] Forse per questo è stato separato da te per un momento, perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo » (Fm 10-16). Gli uomini che, secondo il loro stato civile, si rapportano tra loro come padroni e schiavi, in quanto membri dell’unica Chiesa sono diventati tra loro fratelli e sorelle – così i cristiani si chiamavano a vicenda. In virtù del Battesimo erano stati rigenerati, si erano abbeverati dello stesso Spirito e ricevevano insieme, uno accanto all’altro, il Corpo del Signore. Anche se le strutture esterne rimanevano le stesse, questo cambiava la società dal di dentro.

Che formidabile fonte di riflessione per i cristiani impegnati in politica!

Se la Lettera agli Ebrei dice che i cristiani quaggiù non hanno una dimora stabile, ma cercano quella futura (cfr Eb 11,13-16; Fil 3,20), ciò è tutt’altro che un semplice rimandare ad una prospettiva futura: la società presente viene riconosciuta dai cristiani come una società impropria; essi appartengono a una società nuova, verso la quale si trovano in cammino e che, nel loro pellegrinaggio, viene anticipata.

Quindi nella prospettiva del papa non c’è la fuga consolatoria nel pensiero dell’aldilà, non c’è l’oppio del paradiso contrapposto alla “valle di lacrime”: la società impropria contiene già comunque quella nuova e definitiva, la comunione in Cristo.

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2 thoughts on “The Spe Salvi Project 4: una società nuova

  1. Ieri, nel corso di una conversazione, ho colto un frammento piuttosto interessante. Diceva infatti una collega: “Bisogna che la società si rifaccia ad un etica puramente laica, del tipo <> libertà, uguaglianza, fraternità <>.”Ma questo, ho pensato, è <> puro cristianesimo <>, l’ispirazione evangelica è palese specialmente nel termine <> fraternità <>! Però c’è anche una parte importante di verità in ciò che ha detto la collega: l’etica naturale – anche se espressa involontariamente in termini così cristiani!- è patrimonio di tutti gli uomini retti, com’è testimoniato dal senso comune.Perchè allora l’etica illuminista rimane lettera morta, o quasi? Perchè è pelagiana, cioè suppone che l’uomo si salvi con le sue forze. Ma se la rinforziamo con robuste dosi di grazia di Dio, anche l’etica illuminista, può essere un’interessante riferimento.

  2. Bellissimo questo tuo tentativo di meditare sulla Spe Salvi!Io più la leggo più la trovo interessante e ricca di nuovi spunti.Interessante la tua domanda sulla differenza tra fede e speranza: in realtà a me pare che il Papa voglia sottolineare il nesso molto stretto tra speranza e fede. Essendo la fede il riconoscimento di una Presenza amata che non ci abbandona mai e che perciò fonda la speranza affidabile.

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