Militia est vita hominis super terram

Da un punto di vista ontologico, di verità profonda, la nostra prima realtà è essere figli di Dio.

Da un punto di vista psicologico, esperienziale, la prima cosa di cui però ci accorgiamo, crescendo, è che la vita è dura. Forse possiamo dire meglio: i momenti piacevoli si alternano con i momenti duri. Sì, è così. Allora potremmo dire che la nostra vita è una milizia. Nella vita militare vi sono momenti duri e momenti piacevoli. Nessuno però si scandalizza per le asprezze. In un certo senso, si è lì per questo.

Anche noi siamo stati arruolati dalla vita. Conviene quindi assumere l’atteggiamento di un buon soldato. Se soffre, non si meraviglia: è nell’essenza della vita militare. Se, oltre ad accettare la propria condizione, il soldato si sforza di svolgere tutti i suoi compiti meglio che può, si accorge che il suo duro lavoro gli diventa sopportabile. Nel cercare di fare bene le cose, anche se spesso sono cose impervie, trova soddisfazione. La cosa gli può cominciare a piacere. Così gli risulterà anche più facile accorgersi che non tutto è sofferenza nella sua condizione. Se ha marciato bene e senza lamentarsi per trenta chilometri, a maggior ragione troverà soddisfazione nel suonare – meglio che sa – la chitarra per i suoi commilitoni raccolti la sera intorno al fuoco.

Quindi anche noi: rendiamoci conto che la vita è dura. E’ una milizia. E’ un dato, è un fatto, la troviamo fatta così. Però questo non vuol dire che la vita è brutta. Se ci facciamo carico con buon animo della nostra condizione e, anzi, ci sforziamo di fare meglio che possiamo tutte le cose, la vita non sarà brutta. Se ad esempio abbiamo un lavoro che non amiamo e che non possiamo cambiare, accogliamolo con coraggio e, anzi, cerchiamo di svolgerlo meglio che possiamo. Dopo un po’, probabilmente, non ci sembrerà più così brutto. Nel frattempo approfondiremo la gioia di avere una moglie e dei figli meravigliosi, degli amici fedeli, un hobby appassionante e così via. Piaceri e dispiaceri sono numerosi nella vita di ciascuno e cambiano da persona a persona: il mio era solo un esempio.

E poi – adesso è venuto il momento di dirlo – siamo figli di Dio. Se vogliamo, possiamo anche essere figli molto piccoli di Dio. Questo cambia ancora più radicalmente i connotati della nostra milizia, cioè della nostra vita terrena.

Attenzione: essere figli molto piccoli di Dio non ci risparmia la condizione di soldati. E allora quali sono i vantaggi dell’essere bimbi così piccoli nelle mani di Dio Padre? Molti e incommensurabili, e non sarò certo io che potrò illustrarli in modo soddisfacente. Però è qualche cosa che richiama la vita e la condizione del Figlio. Non a caso, il Figlio ha sofferto ed è morto in Croce. Ovviamente con il Figlio ha sofferto anche il Padre, anzi: forse la sua “posizione” è stata persino più tremenda. Però tutto questo ha spianato la strada alla Resurrezione, alla Salvezza del genere umano. Così anche noi: quelle cinque o diecimila persone che sono la nostra gente, il nostro piccolo gregge, come ce lo porteremo in Cielo con noi? Attenzione, non ho detto: come troveremo loro un lavoro o una casa. Queste sono cose umanamente possibili. Ma portarci in Cielo la gente, questo è impossibile, solo Dio può farlo! Però siamo figli molto piccoli di Dio. Dio non ci rende facile la vita. Ci rende però molto facile unire la nostra sofferenza alla Croce del Figlio: a questo scopo effonde su di noi con molta generosità lo Spirito Santo.

Inoltre Dio, tenendoci fra le Sue mani, ci avvolge nella sua Misericordia, quella stessa Misericordia nella quale avvolgerà la nostra gente. Quell’avvolgimento forte e speciale dei figli piccoli di Dio nella sua Misericordia significa grandi cose. Ad esempio: noi siamo poca cosa. Anche se fossimo bravi lavoratori e genitori efficienti, chi può dire di avere una fede forte, un cuore umile, un amore grande, una purezza cristallina, rettitudine di intenzione e così via? Io non lo posso dire. Però essere figlio molto piccolo di Dio mi fa presagire una cosa: che l’infinita bontà di mio Padre ridurrà in modo sorprendente i danni che la mia miseria provoca continuamente; danni nei Suoi progetti su di me e sui miei cari.

Se con le virtù umane l’esigente condizione umana diventava “non brutta”, con lo Spirito Santo, Dono di figli, le cose volgono decisamente al bello. Anche quando la sofferenza fa sentire il suo morso, e pur senza provare consolazioni spirituali, conosciamo il senso del nostro dolore; presagiamo l’effetto moltiplicatore dei frutti ad opera della Misericordia di Dio; consideriamo che Dio Padre soffrirebbe volentieri al posto nostro, per amore: ma nel nostro interesse non ci libera per il momento dalla sofferenza; sappiamo, anche se il cuore fosse arido, che stiamo consolando la Trinità Beatissima, nostro Unico Dio; ci fidiamo, più ancora che della Potenza di Dio, dell’Amore con cui Dio applica la sua Potenza in nostro favore; preghiamo di più, con più intensità e umiltà, perché la sofferenza e lo Spirito ci spingono a fare così.

Pensate a un gattino che avesse subìto un piccolo intervento chirurgico, e al risveglio provasse il dolore della ferita, ma ricevesse un cibo proprio buono: si leccherebbe i baffi. Ecco, noi siamo i cuccioli d’uomo di Dio nostro Padre. Add to Technorati Favorites

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