La musica dell’uomo

WHAT DO YOU WANT ME TO DO ?
(Mike Scott)
I’ve tried to do things my own way
and I’ve tried to do what people say
and I’m getting nowhere fast
so I’m turning to You at last
What do You want me to do?
What do You want me to do?
What do You want me to do, Lord?
I can see the lights of home
but I can’t get there on my own
I can see the landing strip
but I need You to steer my ship
What do You want me to do?
What do You want me to do?
What do You want me to do, Lord?
I’ve been a fool and I’ve been a clown
I let the enemy turn me around
I’ve wasted love and I’ve wasted time
I’ve been proud and I’ve been blind
I’ve got a lot of things to change
a whole man to rearrange
and if You show me how
I’ll begin right now
What do You want me to do?
What do You want me to do?
What do You want me to do, Lord?
I’m listening …

Ho cercato di fare le cose a modo mio
ed ho cercato di fare come diceva la gente
e sto andando rapidamente da nessuna parte
perciò finalmente sto tornando da Te
Cosa vuoi che io faccia?
Cosa vuoi che io faccia?
Cosa vuoi che io faccia, Signore?
Riesco a vedere le luci di casa
ma non sono capace di arrivarci da solo
Riesco a vedere l’approdo
ma ho bisogno che sia Tu a guidare la mia nave
Cosa vuoi che io faccia?
Cosa vuoi che io faccia?
Cosa vuoi che io faccia, Signore?
Sono stato uno stupido e sono stato un clown
Ho lasciato che il nemico mi prendesse in giro
Ho sprecato amore ed ho sprecato tempo
Sono stato orgoglioso e sono stato cieco
Ho un sacco di cose da cambiare
tutto un uomo da riaggiustare
e se mi mostrerai come
comincerò proprio adesso
Cosa vuoi che io faccia?
Cosa vuoi che io faccia?
Cosa vuoi che io faccia, Signore?
Sto ascoltando …

Provocata da un post di AnnaV, e incitata dalla stessa a dar seguito qui alla provocazione, rispolvero un’antica mia passione – la musica rock e dintorni – per tentare di dare testimonianza del bello e del vero che vi si può trovare. Sì, anche nel rock.

Innanzitutto c’è la difficoltà di delimitare il campo. Diciamo che parlando di musica rock mi riferisco a un’amplissima categoria di musica, commerciale e non, popolare e non, che dagli anni ’50 del secolo scorso costituisce una sorta di linguaggio comune ed ubiquitario da cui resta fuori ben poco: la musica colta (quella del canale “classico” della filodiffusione, per intenderci), una parte della musica etnica, una parte della musica da film, certi tentativi sperimentali per pochi adepti… Quindi c’è dentro pop, rock’n’roll, blues, hiphop e una miriade di altri sottogeneri. Le relative suddivisioni, definizioni e classificazioni sono una manìa tutta maschile: la trovo divertente, ma non m’interessa. Con buona pace dei puristi, nessun musicista degno di tale nome ha mai rispettato le categorie, facendo musica in un modo soltanto: quindi, in ultima analisi, le categorie non esistono. Ecco perché, torno a ripetere, parlo di musica rock in senso lato.

Riferendosi ad essa, o ad alcune parti di essa ritenute arbitrariamente più rappresentative di altre, molti usano la definizione di “musica del diavolo” (che tanti anni fa era già stata usata specificamente per il blues). Citano foschi messaggi subliminali occultati fra i versi delle canzoni; alludono al potere psicagogico di certe frequenze acustiche, di certe sequenze melodiche, dell’ossessività di certi ritmi, di concerti affollati carichi di una straniante follia collettiva; ricordano le schiere di musicisti morti di droga; accusano i testi di incitare i giovani ad abbracciare stili di vita edonisti o nichilisti…

Intendiamoci: tutto questo è vero. Verissimo. Ma è solo una piccola parte della verità.

Identificare il rock con queste storture sarebbe come chiamare “veicolo del diavolo” l’automobile, perché tantissima gente viene uccisa da un suo cattivo uso, o “astro del diavolo” il sole perché i suoi raggi possono provocare siccità nelle campagne e tumori alla pelle… Semplicemente ridicolo.

Il rock è semplicemente un linguaggio. Un modo di far musica, dicendo delle cose. Un modo di comunicare, talmente efficace da essere diventato in pochi decenni universale: tutti i ragazzi del mondo ascoltano più o meno la stessa musica.

E’ evidente, quindi, che fra migliaia di persone che hanno scelto il rock come modo per esprimersi, come in altri tempi avrebbero fatto con le poesie, ve ne sono tantissimi che hanno detto cose vere, belle, profonde, preziose. Testi che reggono il paragone con i classici della letteratura o della poesia: forse non sul piano formale, ma certamente per l’autenticità e l’universalità di ciò che testimoniano.

Musica: da banale a sublime, con tutte le gradazioni intermedie. Testi: banali o sublimi, con tutte le gradazioni intermedie.

Come in giro per una città, come nella vita, nella musica rock si trova semplicemente l’uomo, con le sue miserie, le sue contraddizioni e il suo immenso desiderio di felicità.

L’artista di cui ho riportato il testo non è cristiano. Anzi, vive in una comunità new-age dalle credenze assai opinabili. Ma ha un cuore grande, un’apertura meravigliosa, una sensibilità umana eccezionale. E’, semplicemente, un poeta, oltre che pregevole musicista. E quindi sa andare molto vicino alla verità.

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