Hegel e il razionalismo

Mi sembra che quella parte della storia della filosofia indicata sotto il nome di Razionalismo, sia molto più ampia di quanto comunemente indicato, potendo includere altri Autori al di là dell’arco temporale «da Cartesio a Leibniz». Fra questi, secondo me, va soprattutto annoverato Hegel.

Certo, tutto dipende molto da come si intende il termine Razionalismo.

Io lo intendo come quella particolare deformazione della razionalità che presenta paradossalmente una sontuosa parvenza di razionalità. E che non va circoscritto troppo rigorosamente al XVII secolo.

Il Razionalismo vende bene se stesso. Si presenta come rigoroso, conseguente, sistematico: il meglio che la ragione, fino a quel momento usata solo barbaramente, possa dare. In realtà però nei razionalisti si osserva soprattutto una sfrenata fantasia, eccellente dote per un romanziere, pessima per un filosofo. Una fantasia che sembra essersi innamorata follemente della propria creatura, e per nulla al mondo vi rinuncerebbe. Nemmeno quando la sua costruzione comincia a fare acqua da tutte le parti. Anzi, quello sarà il momento in cui, come in un cartone animato, la vedremo correre a mettere toppe da tutte le parti.

Hegel a me sembra proprio la quintessenza di questo spirito razionalistico che si autoproclama sommamente razionale.

Il suo sistema, ridotto all’osso, non è che un gigantesco panteismo. In questo, non mi sembra davvero una novità.

Ma lui, in questo panteismo, riesce ad includere veramente tutto. Includere come? A martellate direi. Ogni manifestazione del reale è sistemata da qualche parte nelle innumerevoli spire triadiche del suo sistema. La sensazione che, per ottenere questo, siano necessarie infinite forzature, è, a mio avviso, impetuosa.

Vediamo brevemente la struttura essenzialissima della costruzione.
Dio è tutte le cose e tutte le cose sono Dio. Vecchia idea, dicevo.

Dio – che poi viene chiamato Idea, Ragione o Spirito a seconda dei diversi momenti e prospettive del discorso – si autopone. Sembra essere l’antica fantasia plotiniana, poi ampiamente ripresa dal Razionalismo, di Dio «Causa Sui», Causa di Sè: vero assurdo della ragione perchè, se qualcosa non esiste, come fa a porsi in essere?

Dio non è immobile, «dato» così una volta per tutte. Analogamente all’uomo, che è prima embrione, poi bimbo, e poi adulto, anche Dio evolve e prende progressivamente coscienza di Sè. L’idea, esposta così chiaramente, è di Schelling, Hegel si limita a riprenderla. Non che ci si debba azzuffare, secondo me, sulla paternità di un’idea così. E’ fantasiosa, è originale, si dice in questi casi. E allora? Ci mancano idee per una fiction? O la filosofia è un’altra cosa? Razionalmente, mi sembra assai grezza l’operazione di prendere a prestito il modello della crescita umana e di applicarlo a Dio. Ma procediamo.

Dio, in Sè (Logica), pone qualcosa fuori di Sè (Natura), allo scopo di superarsi dialetticamente e di ritrovarsi infine, arricchito, in Sè e per Sè (Spirito).
L’elegante parto della fantasia dell’Io che si autopone e pone il Non-io per superarsi, è di Fichte. Hegel vi aggiunge il fatto che l’Io – o Spirito, o Ragione, o Dio – non procede così indefinitamente, senza giungere a un traguardo, ma lo raggiunge: è il ritorno a Sè, l’Io in Sè e per Sè, lo Spirito Assoluto.

Questo movimento dialettico di Dio che prende progressivamente coscienza di Sè, ha lasciato e lascia ovunque le sue tracce. Non dimentichiamo infatti che, secondo Hegel, tutto è manifestazione di Dio, perchè tutto è Dio. La storia, l’arte, la religione, la filosofia: ogni cosa è manifestazione, a livelli diversi e sempre più alti, di Dio che prende coscienza di Sè. La cosa interessante è che Dio prende coscienza di Sè… nell’uomo. E’ logico, no? Se tutto è Dio, anche l’uomo è Dio, e il pensiero dell’uomo è autocoscienza di Dio. La filosofia è dunque opera dell’uomo ma, al tempo stesso, è Dio che acquista consapevolezza di Sè. E in modo specialissimo nel pensiero filosofico, secondo un andamento progressivo. Che raggiunge il suo culmine, in pratica, solo con Hegel. E’ solamente con Hegel che Dio, finalmente, raggiunge la piena autocoscienza di Sè. Il senso dell’intera Storia è finalmente compiuto. Non sto scherzando, il succo del pensiero di Hegel è proprio questo.

E questa non è forse fantasia sfrenata, per non dire di peggio?

E’… razionalismo, perlomeno nel senso che ho proposto, di costruzione sistematica con grandi parvenze – e autoreferenze – di rigore, razionalità, critica, e chi più ne ha più ne metta.

C’è da meravigliarsi se larga parte del pensiero filosofico, a seguito di questo, ha preso strade di negazione (irrazionalismo) o di riduzione (positivismo e molte altre cose) della razionalità?

Posso dire allora che, proprio perchè amo la razionalità, detesto il Razionalismo?

(intervento pubblicato in precedenza su filosofico.net e sul forum filosofico di kataweb nell’ottobre 2006)

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