Quando il dibattito è più rovente del clima

The geographic distribution of surface warming...

Oggi ho letto su Zenit un intervento di uno scienziato italiano molto critico nei confronti dei suoi tanti colleghi sostenitori della gravità del global warming e dell’urgenza delle misure necesarie ad arginarne l’impatto. Nell’articolo, il professore rimanda a un sito internet su cui è possibile approfondire ulteriormente le sue argomentazioni (con tutti questi link, spero di placare anticipatamente la sua ira, e di dare ampia facoltà a chiunque di valutare direttamente le sue posizioni, di cui ho comunque profondo rispetto).

Nonostante i prestigiosi titoli professionali del prof. Battaglia, le sue argomentazioni appaiono poco supportate da un’adeguata documentazione. Il comitato “indipendente” e “alternativo” di scienziati di cui si fa portavoce è prodigo di critiche nei confronti di quanto sostenuto da quello “ufficiale”, ma avaro di dati che possano validamente reggere il confronto.

Anche andando a leggere il sito web indicato, si trovano argomentazioni rette solo da generici dati qualitativi, molti giudizi e pochi fatti, e – cio’ che a mio parere è più grave -, la continua commistione fra piani del problema totalmente distinti:

  1. se il global warming esista davvero,
  2. se dipenda dall’uomo,
  3. se sia dannoso,
  4. se sia controllabile,
  5. quali strategie siano più efficaci per contrastarlo…

Ognuna di queste questioni presuppone una presa di posizione chiara su quella a monte, ed ovviamente quelle più a valle sono le più gravide di conseguenze politiche ed economiche, quindi anche inevitabilmente passibili di fenomeni speculativi.

Ebbene, tutti questi diversi aspetti della questione vengono contestati contemporaneamente, alla rinfusa, anche a dispetto della semplice logica (prima si nega che vi sia un riscaldamento globale reale; subito dopo si ammette che esista, ma viene attribuito al sole; poi si discute dei mezzi più efficaci per ridurre le emissioni di CO2 che subito prima si era affermato non avere nulla a che fare con il global warming, che a quel punto non si sa più se ci sia o no…), col risultato di aumentare notevolmente la confusione del cittadino non esperto della materia, anzichè di contribuire a chiarirgli le idee.

Inoltre, il sistematico discredito della “parte avversa”, accusata di soggiacere totalmente a sordidi interessi speculativi, non fa onore alla professionalità degli scienziati coinvolti, da cui ci aspetterebbe un maggiore rispetto e fair play, oltre che – soprattutto – un uso più rigoroso dei procedimenti propri delle rispettive discipline.

Dati! Mostrateci dati, studi di significatività e attendibilità paragonabile a quelli portati a sostegno delle loro affermazioni dalla parte avversa; dati, non giudizi ed accuse.

Domani dirò qualcos’altro che mi sta molto a cuore sul tema.

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