Occhi che brillano


In margine a una riunione di lavoro, scambio qualche parola con una collega ed amica.

Mi parla delle figlie: ne ha tre già grandi e una più piccola, che fra poco farà la cresima, e che ha scelto una delle sorelle come madrina: “Voglio che sia lei”, dice, “perchè quando parla di Gesù le brillano gli occhi”.

Non posso fare a meno di pensare come sarebbe diverso e più bello il mondo, se tutti noi che frequentiamo Gesù Cristo lasciassimo trasparire qualcosa di Lui nei nostri occhi.
In fondo, dovrebbe essere – è – per questo che viviamo. Ma come si fa? Non è che dipende da un nostro metterci d’impegno, da un’intenzione. E’ una sovrabbondanza, un naturale straripare. Quindi, un dono. Un dono grande! Da chiedere.

Il cardinale Henry Newman (che presto sarà proclamato beato!) scrisse fra l’altro una preghiera, che Madre Teresa di Calcutta volle che i suoi collaboratori recitassero ogni giorno. Eccone un brano:

J H Newman age 23 when he preached his first s...

Illumina servendoti di me, e prendi possesso di me in modo tale che ogni persona che avvicino possa sentire la tua presenza.
Che guardandomi non veda me, ma te in me.
Rimani in me. Allora risplenderò del tuo stesso splendore, e potrò essere luce per gli altri.
Ma questa luce avrà la sua sorgente unicamente in te, Gesù, e non ne verrà da me neppure il più piccolo raggio: sarai tu a illuminare gli altri per mezzo mio.

Una lettura superficiale di una preghiera come questa può farcela sembrare sentimentale, disincantati come siamo. Ma ponendo un po’ più di attenzione, vediamo che c’è dentro tutto il succo del cristianesimo. C’è la Chiesa, che è Corpo di Cristo, e che siamo noi: uno ad uno, uniti a Cristo. E il corpo è appunto, eminentemente, strumento di relazione. Quindi, così come la Chiesa nel suo insieme, anche il nostro corpo – la voce, lo sguardo, i gesti, le cose che facciamo e come le facciamo – nella misura in cui appartiene a Cristo, è fatto per donare Cristo: tanto più, quanto più siamo noi stessi! Infatti non ci è chiesto di annullarci, ma di radicarci in Lui. Quella preghiera di Newman non fa che chiedere che questo avvenga, maggiormente e più presto di quanto ce lo permetterebbe il nostro ego, piccolo narciso che si gingilla con la propria incerta maschera.

(La prima parte di questo post era stata già pubblicata lo scorso 13 maggio. La foto in alto è di Jvangalen.)

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