“Non dobbiamo temere l’islam”

ZENIT – Cardinal Tauran: “Non dobbiamo temere l’islam”.

GRANADA, giovedì, 18 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il Cardinale Jean Louis Tauran, risponde “no” alla domanda “Bisogna avere paura dell’islam?”, titolo della conferenza che ha pronunciato il 10 febbraio a Granada (Spagna).

Il suo intervento ha inaugurato il II Congresso di Teologia “Cristianesimo, Islam e Modernità”, svoltosi presso la Facoltà di Teologia di Granada dal 10 al 12 febbraio.

“Non dobbiamo temere l’islam, ma direi di più: cristiani e musulmani, quando professano la propria fede con integrità e credibilità, quando dialogano e si sforzano di servire la società, costituiscono una ricchezza per quest’ultima”, ha affermato.

Jean-Louis Tauran in Granada, February 2010 (II)

Jean-Louis Tauran in Granada, February 2010 (II) (Photo credit: Wikipedia)

L’islam è la religione con cui il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso mantiene relazioni più strutturate.

Il Cardinale ha sottolineato che “in questi cinque anni il clima di dialogo con i musulmani è migliorato, anche se restano elementi di contrasto”.

Tra questi, ha segnalato la discriminazione della donna e la libertà di culto assolutamente negata in Arabia Saudita.

Triplice sfida

Per il Cardinal Tauran, “ciascuno di noi deve affrontare una triplice sfida: quella dell’identità – avere un’idea chiara del contenuto della propria fede -, quella della differenza – l’altro non è necessariamente un nemico – e la sfida del pluralismo – Dio sta operando misteriosamente in ciascuna delle sue creature”.

Il porporato ha iniziato il suo intervento constatando che “per un occidentale l’islam risulta difficile da capire”.

“E’ allo stesso tempo una religione, una società e uno Stato, che riunisce 1.200.000 persone in un’unica grande entità mondiale, la umma”, ha spiegato.

“I membri di questa comunità praticano gli stessi riti, hanno la stessa visione del mondo e adottano gli stessi comportamenti”.

“Non distinguono inoltre tra sfera privata e sfera pubblica – ha continuato -. Questa visibilità religiosa turba le società secolarizzate”.

“Ad ogni modo, il fatto nuovo è che nel mondo occidentale i musulmani e i non musulmani sono costretti a convivere. In Europa, ad esempio, viviamo con musulmani di terza generazione”.

Il Cardinale ha segnalato che “incontriamo musulmani nella vita di ogni giorno”, il che “non impedisce che cristiani e musulmani siano spesso vittime di pregiudizi, conseguenza dell’ignoranza”.

“Accade spesso che un cristiano non abbia mai parlato con un musulmano e viceversa”, ha constatato.

Superare la paura

Il presidente del dicastero per il dialogo interreligioso ha affermato che “solo il dialogo fa superare la paura, perché permette a ciascuno di sperimentare la scoperta dell’altro e di provocare un incontro, ed è proprio in questo incontro che consiste in realtà il dialogo interreligioso”.

Ciò, ha aggiunto, accade “perché non sono due religioni quelle che si incontrano, ma uomini e donne che le vicissitudini della vita, le circostanze, favorevoli o sfavorevoli, hanno reso compagni nell’umanità”.

Il porporato ha sottolineato la necessità di “sforzarsi, da entrambe le parti, per conoscere le tradizioni religiose dell’altro, per riconoscere ciò che ci separa e ciò che ci avvicina, e per collaborare al bene comune”, il che “non è un compito facile”.

Ciò “richiede una libertà interiore che dà luogo a un atteggiamento pieno di rispetto dell’altro: saper tacere per poter ascoltare l’altro, dargli l’opportunità di esprimersi con tutta la libertà, non nascondere o edulcorare la propria identità spirituale”.

“Una volta instaurata la fiducia, entrambi potremo esaminare liberamente ciò che ci separa e quello che ci unisce”, ha detto.

Convergenze e divergenze

Quanto alle differenze tra cristiani e musulmani, il Cardinale ha sottolineato: “Ci separa la nostra relazione con i libri sacri, il concetto di rivelazione – il cristianesimo non è una ‘religione del Libro’ -, l’identità di Gesù e di Maometto, la Trinità, l’uso della ragione, il modo di concepire la preghiera”.

Come aspetti in comune, ha indicato “l’unicità di Dio, la sacralità della vita, la convinzione per cui dobbiamo trasmettere valori morali ai giovani, il valore della famiglia per la crescita affettiva e morale dei figli e l’importanza della religione nell’educazione”.

Dall’altro lato, ha sottolineato che “noi cattolici siamo guidati e animati dal luminoso magistero di Benedetto XVI, che ha fatto del dialogo interreligioso una delle priorità del suo pontificato”. A questo proposito, si è riferito ai suoi interventi a Colonia, negli Stati Uniti, in Francia e in Terra Santa.

Dialogo ufficiale

Sui rapporti tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e l’islam, il presidente del dicastero ha sottolineato che dal 1976 si svolgono riunioni ogni due anni con la World Islamic Call Society della Libia.

Nel 1995 è stato anche creato il Comité de Liaison Islamo-Catholique, e dal 1998 esiste un Comitato misto per il dialogo tra il dicastero e l’università Al-Azhar del Cairo (Egitto), che si riunisce ogni anno.

Il Pontificio Consiglio collabora anche con il Royal Institute for Interfaith Studies di Amman (Giordania) e la Islamic Culture and Relations Organization di Teheran (Iran), e nel 2008 è stato creato il Forum islamo-cattolico.

Tra i progressi ottenuti “grazie a questi contatti umani e spirituali”, il Cardinal Tauran ha segnalato la conferenza interreligiosa celebrata nel luglio 2008 a Madrid su invito del re dell’Arabia Saudita, con alcune affermazioni unanimi sui valori comuni, e il primo seminario del Forum islamo-cattolico celebrato in Vaticano nel novembre 2008, alla presenza dei firmatari della famosa lettera di 138 personalità musulmane ai loro omologhi cristiani.

C’è stato poi l’incontro interreligioso organizzato dal Royal Institute for the Interfaith Studies nel maggio 2009 in Giordania sul tema “Religione e società civile”.

Questo incontro, ha segnalato, “ha permesso ai partecipanti cristiani e musulmani di affermare che la libertà religiosa si può esercitare adeguatamente solo in una società democratica”.

Il Cardinal Tauran ha dichiarato che tutto ciò rappresenta un progresso, anche se “il grande problema, per me, è sapere come fare perché questo cambiamento arrivi alla base”.

Doveri dei cattolici

Dall’altro lato, ha segnalato che ancora troppo spesso i pastori della Chiesa cattolica e i docenti delle scuole e università cattoliche non tengono conto di questo nuovo contesto di pluralismo religioso, lamentando anche che “i cattolici europei hanno una conoscenza molto debole della propria fede”.

“Non si può instaurare un autentico dialogo interreligioso nell’ambiguità o quando gli interlocutori non hanno un profilo spirituale definito – ha avvertito -. Così nascono il relativismo e il sincretismo”.

Il porporato ha anche voluto segnalare che “grazie all’islam, o meglio ai musulmani che vivono con noi, siamo chiamati ad approfondire la nostra fede e a rinnovare la nostra catechesi”.

“Perché praticare il dialogo interreligioso non è mettere la propria fede tra parentesi, ma al contrario proclamarla con le parole e il comportamento”, ha dichiarato.

“Noi proclamiamo che Gesù è la Luce che illumina tutti gli uomini che vengono in questo mondo”.

“Tutti gli aspetti positivi che esistono nelle religioni non sono tenebre, ma partecipano a questa grande Luce che risplende su tutte le luci”.

Nella Chiesa, ha detto il Cardinale, “non diciamo che tutte le religioni hanno lo stesso valore, ma che tutte quelle che cercano Dio hanno la stessa dignità”.

Ha quindi citato Giovanni Paolo II, che affermava che “le altre religioni rappresentano una sfida positiva per la Chiesa di oggi”.

“Queste, infatti, la portano a scoprire e a riconoscere i segni della presenza di Cristo e dell’azione dello Spirito Santo, e anche ad approfondire la sua identità e a dare testimonianza dell’integrità della rivelazione, della quale è depositaria per il bene di tutti”.

“La Dominus Iesus ci ricorda che dobbiamo mantenere unite due verità: la possibilità, per tutti gli uomini, di essere salvati da Cristo e la necessità della Chiesa per la salvezza”.

“Per quanti appartengono alla Chiesa, Cristo è accessibile in virtù di una grazia che misteriosamente li illumina e che viene da Cristo stesso”.

La Lumen Gentium, ha proseguito, sottolinea che “coloro che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere le Sue opere di volontà, conosciute attraverso i dettami della coscienza, possono ottenere la salvezza eterna”.

Il Cardinale ha anche ricordato che la verità si propone e non si impone, e ha aggiunto che “il dialogo interreligioso e l’annuncio di Cristo non sono interscambiabili”.

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