Quattro pezzi più due

Per aiutarci a capire cosa sta accadendo realmente a proposito degli attacchi alla Chiesa e al Papa, ho trovato utilissimi quattro articoli di Massimo Introvigne, comparsi sul suo sito.

Il primo identifica le attuali campagne come una classica applicazione del metodo del cosiddetto “panico morale”, funzionale ad obiettivi poco chiari:

La discussione attuale sui preti pedofili – considerata dal punto di vista del sociologo – rappresenta un esempio tipico di “panico morale”. […] I panici morali sono stati definiti come problemi socialmente costruiti caratterizzati da una amplificazione sistematica dei dati reali, sia nella rappresentazione mediatica sia nella discussione politica. […]

In primo luogo, problemi sociali che esistono da decenni sono ricostruiti nelle narrative mediatiche e politiche come “nuovi”, o come oggetto di una presunta e drammatica crescita recente. In secondo luogo, la loro incidenza è esagerata da statistiche folkloriche che, benché non confermate da studi accademici, sono ripetute da un mezzo di comunicazione all’altro e possono ispirare campagne mediatiche persistenti.

Philip Jenkins ha sottolineato il ruolo nella creazione e gestione dei panici di “imprenditori morali” le cui agende non sono sempre dichiarate.

I panici morali non fanno bene a nessuno. Distorcono la percezione dei problemi e compromettono l’efficacia delle misure che dovrebbero risolverli.

Il secondo articolo commenta la Lettera del Papa ai Cattolici d’Irlanda soffermandosi sull’analisi della rivoluzione culturale degli anni ’60:

Senza entrare negli elementi più tecnici di questa discussione, Benedetto XVI nella sua “Lettera” si mostra consapevole del fatto che ci fu negli anni 1960 un’autentica rivoluzione, non meno importante della Riforma protestante o della Rivoluzione francese, che fu “rapidissima” e che assestò un colpo durissimo alla “tradizionale adesione del popolo all’insegnamento e ai valori cattolici”. Con molto acume un pensatore cattolico brasiliano, Plinio Corrêa de Oliveira, parlò a suo tempo di una Quarta Rivoluzione – successiva appunto alla Riforma, alla Rivoluzione francese e a quella sovietica – più radicale delle precedenti perché capace di penetrare “in interiore homine” e di sconvolgere non solo il corpo sociale, ma il corpo umano.

Nella Chiesa Cattolica della portata di questa rivoluzione non ci fu subito sufficiente consapevolezza. Anzi, essa contagiò – ritiene oggi Benedetto XVI – “anche sacerdoti e religiosi”, determinò fraintendimenti nell’interpretazione del Concilio, causò “insufficiente formazione, umana, morale e spirituale nei seminari e nei noviziati”. […]

Lo studio della “Quarta Rivoluzione” degli anni 1960, e del 1968, è cruciale per capire quanto è successo dopo, pedofilia compresa. E per trovare rimedi reali. Se questa rivoluzione, a differenza delle precedenti, è morale e spirituale e tocca l’interiorità dell’uomo, solo dalla restaurazione della moralità, della vita spirituale e di una verità integrale sulla persona umana potranno ultimamente venire i rimedi. Ma per questo i sociologi, come sempre, non bastano: occorrono i padri e i maestri, gli educatori e i santi. E abbiamo tutti molto bisogno del Papa: di questo Papa, che ancora una volta – per riprendere il titolo della sua ultima enciclica – dice la verità nella carità e pratica la carità nella verità.

Il terzo articolo stigmatizza le sconcertanti prese di posizione contro il cattolicesimo da parte di Rowan Williams, ai vertici della Chiesa Anglicana:

Statisticamente, Williams – che contrappone i protestanti ai cattolici –  non potrebbe avere più torto. Secondo il sociologo Philip Jenkins, uno dei maggiori studiosi mondiali della questione degli abusi pedofili, il tasso di sacerdoti condannati per abusi su minori a seconda delle aree geografiche varia dallo 0,2 all’1,7% del totale, mentre per i ministri protestanti va dal 2 al 3%. Un rapporto del 2002 di un’agenzia protestante americana, Christian Ministry Resources, concludeva che “i cattolici ricevono tutta l’attenzione nei media, ma il problema è maggiore nelle Chiese protestanti” […] Nella sole congregazioni della Comunione Anglicana i siti specializzati riportano centinaia di casi.

Il quarto spiega sinteticamente, ma con chiarezza, come e perchè il famoso “scoop” del New York Times non sia altro che una bufala: dopo aver esposto i fatti, conclude che

si rivanga un episodio di trentacinque anni fa, noto e discusso dalla stampa locale già a metà degli anni 1970, la cui gestione – per quanto di sua competenza, e un quarto di secolo dopo i fatti – da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede fu peraltro canonicamente e moralmente impeccabile, e molto più severa di quella delle autorità statali americane.

Una più ampia e dettagliata analisi della vicenda a cui si è riferito il New York Times si trova in quest’articolo di Avvenire, a firma di Riccardo Cascioli:

In realtà proprio l’intera documentazione pubblicata dal New York Times sul suo sito, smentisce questa lettura tendenziosa dei fatti riguardanti padre Lawrence Murphy, tra il 1950 e il 1974 cappellano in una scuola per sordi della diocesi di Milwaukee.

I documenti  dicono infatti che gli unici a preoccuparsi del male compiuto da padre Murphy sono stati i vertici della diocesi americana e la Congregazione per la Dottrina della Fede, mentre le autorità civili avevano archiviato il caso.

Infine, un’ utile sintesi dei vari aspetti della questione delle accuse di pedofilia nella Chiesa si trova in quest’altro articolo, ricco di links, scritto per Documentazione.info da Bruno Mastroianni.

[…] Mons. Scicluna, della Congregazione per la Dottrina della Fede, in un’intervista ha dichiarato che dal 2001 al 2010, la Congregazione si è occupata di circa 3000 casi di sacerdoti diocesani e religiosi che riguardano delitti commessi negli ultimi cinquanta anni. Solo nel 10 per cento dei casi si tratta di atti di pedofilia, quindi circa 300 in tutto il mondo. Il numero complessivo di sacerdoti diocesani e religiosi nel mondo è di 400 mila. […]

300 diviso 400mila è uguale a 0,00075, corrispondente allo 0,07%. I numeri non sono certo la cosa più importante in tutta questa storia, ma possono servire anche loro per capire di cosa si sta parlando.

Aggiornamento del 10 aprile: interessanti riflessioni di Querculanus (padre Giovanni Scalese) qui e qui.

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2 thoughts on “Quattro pezzi più due

    • Grazie mille! 🙂 Chissà se con la bella stagione mi riuscirà anche di postare un po’ di più, qui e negli altri blog fratellini… lo spero!
      Ciao, a presto!

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