Niente di più umano

Non ho mai letto niente di più umano, e – passatemi l’espressione – niente di più cristiano di questo.

Qualsiasi cosa io fossi, se non fossi cristiana, dopo aver letto questo lo diventerei.

“Caro padre Aldo, ho abusato della mia figliastra, che vive con voi dopo che i servizi sociali l’hanno tolta da quello che era il mio focolare. Sono un mostro, sono come quel mostro che una delle sue bambine, che passò la stessa terribile esperienza di mia figlia, ha disegnato su quel foglio che lei mi ha dato qualche mese fa. Non sono degno di vivere tra gli uomini, e per questo ho tentato molte volte di farla finita… e non so perché Dio non me lo ha permesso. Non sopporto più di vivere, non me lo merito, mi sento un indemoniato, peggio delle bestie, che pur non avendo la ragione non arriverebbero a commettere quel che io, nella mia perversione, ho commesso. Non voglio che nessuno abbia pietà di me, non voglio nemmeno che mi si guardi, voglio solo che qualcuno mi tolga questa vita che non mi merito più. Padre, in questa mia disperazione, io, pedofilo, posso sperare che Dio mi perdoni? Padre, lei potrebbe avvicinarsi a me in carcere, anche senza guardarmi in faccia se la faccio vomitare, e pronunciare quelle parole semplici, le uniche che potrebbero darmi il diritto alla speranza: «Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Vattene e non peccare più»? Padre, per favore, posso sperare di ascoltare queste parole e di vedere la sua mano tracciare davanti alla mia figura di mostro il segno della croce, l’unica cosa che ho imparato quando da bambino andavo a Messa, prima che io stesso fossi abusato molte volte da altre persone, fino a ridurmi a essere quello che sono? Padre, continuerò a essere per tutti un mostro, però per me sarebbe diverso passare la vita che mi rimane, giustamente in questo carcere, con la certezza di essere stato perdonato da Dio. Tutto sarebbe sopportabile se avessi la certezza che questo terribile crimine che ho commesso è stato perdonato da Dio, e che pur nella miseria della vita che respiro continuo a essere Figlio di Dio. Padre, la aspetto. Grazie.” (Mirko)

Per i farisei sarebbe impossibile rispondere a questa lettera, come anche per i moralisti che governano la cultura dominante. Invece per un miserabile peccatore come me che sperimenta ogni giorno la tenerezza della misericordia divina, è un’allegria. Faccio questa premessa così che i puritani, gli alfieri della morale, non si alzino in piedi ancora una volta gridandomi che sono pazzo. Il peccato è peccato, e il crimine è un crimine, la bestialità è la bestialità, e chi vive questi disordini è giusto che ne paghi le conseguenze. Non dimentichiamoci che se esiste l’Inferno è per questi motivi. In questo senso il mio cuore ringrazia infinitamente il Santo Padre per la posizione ferma che ha preso di fronte ai fatti accaduti nella nostra Chiesa cattolica, e porto nella mia anima il suo immenso dolore per la campagna oggi in atto contro di lui, perché i puritani, le sentinelle con la loro diabolica carica di malvagità vogliono screditare la sua augusta persona, che nonostante gli attacchi continua a indicarci il cammino della verità e della misericordia. La lettera di Mirko mi è arrivata addosso come un raggio in un giorno pieno di sole, e ha suscitato in me il desiderio di trovare le parole capaci di offrire una speranza a quest’uomo.

Caro Mirko, prima di venire da te a confessarti vorrei dirti con tutto il mio affetto che Dio ti ama, che niente e nessuno potrà toglierti la dignità di figlio di Dio. Come vorrei che nell’attesa di vederti tu possa entusiasmarti del figliol prodigo, della samaritana, dell’adultera, di Zaccheo, per toccare con mano che non esiste peccato, per quanto esecrabile e mostruoso, che chi ti ha creato non possa perdonare. Che senso avrebbe il cristianesimo, un Dio che si è fatto uomo, se esistesse un uomo che non possa essere perdonato da Lui, se esistesse un peccato che non possa essere rimesso dalla sua infinita misericordia? Se dall’alba al tramonto del mondo esistesse un uomo o un delitto che non possa essere cancellato dalla misericordia divina, il cristianesimo sarebbe una grande menzogna.

Sì, caro Mirko, perché il cristianesimo è soltanto, esclusivamente un Avvenimento di misericordia. Se non esistesse il mio peccato, se non esistesse il tuo peccato, se non fossero esistiti milioni e milioni di peccati, tanti quanti sono stati gli uomini che hanno calpestato questa terra, se non esistessero miliardi di uomini peccatori, non avremmo mai potuto sperimentare la dolcezza della misericordia divina. Che commozione la notte di Pasqua, quando ascoltando il Preconio pasquale sono rimasto con le lacrime agli occhi davanti all’affermazione: «Oh, felice colpa di Adamo, che meritò un così grande Salvatore»! Mirko, capisci che la liturgia pasquale afferma che è stato necessario il peccato di Adamo per poter dire oggi: “Tu, oh Cristo mio”, per poter godere oggi del suo sguardo pieno di tenerezza? Riesci a capire, Mirko, cosa significa?

Senza questa verità, tutti, “innocenti” o miserabili peccatori, saremmo disperati. Mirko, se io sono un criminale, se io sono un mostro, però sono figlio di Dio, sono il frutto della misericordia divina, sono Cristo stesso.

Davanti al tuo grido di perdono, alla tua lettera insudiciata dalla tua miseria, non meno grande della mia (non dimentico mai che se io non sono arrivato alla tua perversione e non ci arriverò, è esclusivamente perché Dio ha pietà di me, mettendo la sua mano potente sulla mia testa, perché se così non fosse da un momento all’altro precipiterei nelle cose più impensabili e deplorevoli che la libertà umana, senza Cristo, possa immaginare), provo una tenerezza infinita, la stessa che provai quando abbracciai la tua cara figliastra, che vede in me un “papà buono”. Però io le dico sempre: «Non sono buono io, è Gesù che è buono con me, ed è Lui a guidare il mio cuore perché sia buono. Ecco perché sono buono con te». Per questo posso dialogare con lei, parlando di te, come Cristo le parlerebbe di te. Per questo posso pregare con lei che il tuo cuore si penta, perché tu riconosca la misericordia di Dio, perché lei, senza censurare niente, possa nella pazienza del tempo non dico dimenticare, ma perdonarti, comprendendo che tu stesso sei stato a tua volta vittima di un abuso e che, purtroppo, se uno nella vita non incontra un abbraccio misericordioso, si ritrova capace solo di violenza.

Mirko, diceva Cesare Pavese che «qualsiasi violenza nasce dalla mancanza di tenerezza». È stato così per la tua figliastra, è stato così per te, è stato così e sarà così per qualsiasi uomo che si macchi di un piccolo o grande delitto. Però quello che desidero è che tu percepisca che nel cristianesimo non esiste crimine che non possa essere perdonato, quando la libertà umana riconosce anche solo per un secondo la sua responsabilità e chiede perdono. Ricorda che nella Divina Commedia esiste un personaggio che Dante era convinto di incontrare all’Inferno, per via dei suoi peccati vergognosi, però lo incontra con sua grande sorpresa nel Purgatorio. Quando lo vede gli domanda come abbia fatto a fuggire dal fuoco dell’Inferno dopo un’esistenza totalmente sgretolata. E lui gli risponde: prima di morire ho pensato alla Vergine Maria, e una lacrima è scesa dai miei occhi. Era stata sufficiente una cosa tanto piccola, in un momento di lucidità quando già era sul punto di morire, per meritare la salvezza.

Mirko, come desidero vederti, confessarti, assolverti, anche in nome di tua figlia, che da mesi ha ritrovato il sorriso e la gioia di vivere. L’uomo non è e non sarà mai il frutto dei suoi peccati, dei suoi antecedenti, non importa quali siano stati: è e sarà il frutto della misericordia divina. Non dimenticarti mai ciò che da quando ti conosco continuo a ripeterti: «Voi siete relazione con l’Infinito». «Io sono Tu che mi fai». E poi ciò che dice il profeta: se i tuoi peccati erano neri come la notte, diventeranno bianchi come la neve.

Ti chiedo solo una cosa: non guardare allo sterco in cui sei sommerso, ma alla perla che porti dentro al tuo cuore, perché quella perla è la Presenza di Gesù che ti guarda, così come ha guardato quel giorno Maria Maddalena e tutti i peccatori che gridano tutti i giorni e tutte le notti: “Signore, abbi pietà di noi”. E non dimenticarti mai delle parole di Gesù: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra». Dice il Vangelo: «Se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani».

Il peccato non si pesa con la bilancia, per la quale c’è chi è più peccatore e chi lo è meno. Il peccato è peccato, senza nulla togliere alla gravità di alcuni crimini rispetto ad altri, però tutti abbiamo peccato. E che nessuno si permetta di gridare all’“untore” di manzoniana memoria, perché se io non faccio quello che fate voi è solo perché Dio mi tiene stretto tra le sue braccia. Non dimenticarti quello che diceva un monaco santo: ciò che non è successo in settant’anni, se uno si dimentica di Cristo può precipitare nell’abisso in un secondo. Ha ragione l’apostolo Paolo: «Quid stat, videat ne cadat» («Chi crede di stare in piedi guardi di non cadere»).

Signore, non ci muoviamo da qui se Tu non sei con noi, disse Mosè prima di riprendere la sua marcia verso la terra promessa.

Infine, caro amico, che la pena che stai scontando, che non è paragonabile al delitto che hai commesso, sia un’occasione per scoprire una cosa che non ti è mai capitata nella vita: sentirti amato, perché sei perdonato!

Aldo Trento (Tempi)

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