Per il Pakistan

Di Pakistan parliamo spesso, qui in occidente. Chissà se bin Laden si nasconde lì… Le minacce latenti di guerra con l’India… Le persecuzioni ai cristiani…

Ora, tuttavia, dovremmo parlarne molto di più.

AsiaNews riferisce che

Flood in Alipur, Pakistan 2010 2

Flood in Alipur, Pakistan 2010 2 (Photo credit: Wikipedia)

… Da giorni Islamabad ha riconosciuto di non avere mezzi sufficienti per affrontare la catastrofe: nel meridionale Sindh migliaia di famiglie non hanno nemmeno un riparo e sono accampate su banchine e strade in alto, esposte a sole e pioggia, prive di tutto: l’acqua ha distrutto coltivazioni, bestiame, strade e infrastrutture, almeno 6mila villaggi sono stati cancellati. Si prevede che il monsone possa continuare per un altro mese e per i profughi la situazione è ogni giorno più dura: intanto per oggi e domani sono attese nuove pesanti piogge, il fiume Indo ha una portata d’acqua almeno 10 volte superiore al normale ed è elevato il rischio di nuove inondazioni, anzitutto nelle zone basse di Hyderabad, 1,6 milioni di persone e 6° maggior città del Paese, tuttora protetta da una diga che però potrebbe non reggere un’ulteriore spinta delle acque.
Abdullah Hussain Haroon, ambasciatore pakistano presso l’Onu, conferma che nelle zone colpite ci sono casi di colera e che “è alto il pericolo di epidemia”.

Che fare, dunque? Quello che possiamo. Sicuramente pregare: tanto! E poi, chi può, metta mano al portafoglio… Fra l’altro, i talebani già si stanno muovendo: nello stesso articolo si riferisce che, secondo John Holmes, capo degli Aiuti umanitari delle Nazioni Unite,

… si deve anche vigilare perché il terrorismo talebano “sta tentando di mettere di un piede di nuovo [nella regione] facendo apparire alla popolazione che loro sono attivi in queste zone isolate”.

In una dichiarazione del 10 agosto i talebani locali hanno descritto l’inondazione come “una punizione divina” per il Paese per avere accettato un leader secolare eletto e hanno sollecitato la gente a non accettare aiuti stranieri. Fonti militari confermano che i ribelli, già cacciati dalla regione, nelle ultime 2 settimane hanno incrementato gli attacchi nell’area alluvionata. Inoltre fanno a gara con il governo nel mandare aiuti in alcune zone, come quella degli etnici Pashtun.

Jean-Maurice Ripert, inviato Onu in Pakistan, ammonisce che “la miseria della popolazione può essere sfruttata da chi ha organizzazione politica o militante”.

Qui le iniziative già in atto della Caritas italiana per il Pakistan e tutti i riferimenti utili a chi vuole dare una mano.

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