Christopher

Christopher Hitchens

Christopher Hitchens (Photo credit: Wikipedia)

Hitchens (che nonostante tutto non riesce a starmi antipatico, ed ora per di più è molto malato) descrive minuziosamente la propria concezione di religione, una creazione della sua testa fantasiosa: una cosa che non esiste.

La sua intelligenza è la sua sfortuna: è troppo abituato a sentirsi dire che è una mente brillante, per poter dubitare che quel che pensa sia sbagliato.  E’ intrappolato dentro la sua perspicacia.

L’unica liberazione possibile per lui sarà incontrare qualcuno che, semplicemente, gli sappia dire: ti voglio bene.

Finora, a quanto pare, non gli è successo.

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6 thoughts on “Christopher

  1. Hai ragione! Parla di cose che non esistono, facendo -tra l’altro- un’enorme confusione anche tra vari tipi di religioni! Come diceva Chesterton per vedere bene un quadro o sei dentro oppure devi stare molto lontano: uno spettatore che si trovi in una posizione intermedia (cioè che crede di conoscere perchè si è fatto un’idea superficiale di un’esperienza religiosa) non può che farsene un’opinione falsata da una prospettiva sbagliata.

  2. Senza volerlo (e vi assicuro che non me lo sono cercata!) posseggo, forse, un doppio privilegio chestesteriano:sono stata per molti anni dentro il quadro di un’esperienza di fede,e credo di poter dire che ci sono stata con serietà,ponendomi dubbi tormentosi,e senza mai rifugiarmi in una comoda consolazione religiosa.Ho seguito un percorso mio, molto personale, e ora sono fuori dal quadro, serenamente e (credo) definitivamente.Dovrei quindi avere il privilegio di una sorta di doppia visione,se ha ragione Chesterton. La conclusione che posso trarre,dal presente e dal passato,è che la fede è una cosa molto seria e la religione è un profondissimo scandaglio dell’anima umana.Avrò sempre il più grande rispetto di chi rimane nel quadro con autenticità, con serietà, con tutto se stesso; e di chi, per non ridurlo ad una vuota cornice corrotta dai tarli della scepsi, preferisce balzare fuori e in tal modo farsi, forse, ancora più piccolo, come suggeriva Gesù. (“Se non ritornerete”…..). Ma non dirò mai e poi mai che la fede è semplicemente un non essere, un’inesistenza.

  3. Innanzitutto, Alessandra e Intricato, scusatemi per il ritardo con cui rispondo ai vostri commenti.

    Alessandra: ho “ascoltato” molto attentamente quello che hai scritto, e ti ringrazio di una testimonianza tanto personale e vibrante. Mi ha fatto riflettere moltissimo quel “balzare fuori e in tal modo farsi, forse, ancora più piccolo“. Io lo sento diversamente: a me sembra più “piccolo”, cioè più umile, lo stare dentro la cornice, anche se ci sono i tarli che la rosicchiano. Ma penso questo perché quelli che tu chiami tarli della scepsi io li vivo invece come un sano e filiale desiderio di andare più in profondità, un dire «non capisco questo e questo, aiutami a capire». In un certo senso sono io quel tarlo, che più scava e rosicchia, più si trova “conficcato” dentro la cornice (l’esperienza di fede).

    Intricato (oh mamma che strano chiamarti così!): hai ragione! C’è da pregare, comunque. Anche se lui non vuole… 🙂

  4. Dimenticavo.
    Se non si fosse capito: io… continuo a pensare che C.H. sia in buona fede. Quella specie di buona fede attorcigliata, complicata, irosa, di chi è così appassionatamente attaccato alle proprie idee da non riuscire proprio ad aprirsi all’ipotesi di poter avere torto.

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