Umiltà e storytelling: l’enigma del pio comunicatore

Perplexed, foto di Louis du Mont da Flickr

La comunicazione sulla fede vissuta soffre di un paradosso che non so risolvere.

Da una parte c’è il fatto che il nostro tempo non vuole maestri, ma testimoni. Le persone non vogliono ascoltare ragionamenti, lezioni, spieghe: vogliono sapere che cosa ti è successo, che cosa hai vissuto. Vogliono storie (meglio se vere).

D’altra parte, se racconti il tuo vissuto e la tua ricerca su cose di fede, incorri inevitabilmente in un disgustoso effetto auto incensante. A differenza della neutra ricerca di un parcheggio o di una caffettiera, che posso raccontare serenamente, la ricerca di Dio è cosa talmente buona che è impossibile parlarne in pubblico senza dare l’impressione a se stessi e agli altri di un compiacimento.

«Ammazza quanto so’ pio, quanto so’ umile e mortificato! Ma avete mai visto al mondo tanta devozione? Avete letto quali sentimenti profondi sa spremere il mio eletto cuoricino?! Scommetto che voi non gliele avete mai dette a Dio queste cose fantastiche che gli so dire io! Ah, che fortuna avete voi che mi conoscete! State facendo tesoro della frequentazione di cotanta spiritualitudine?»

Infatti i santi – quelli veri –  raccontano le cose della loro vita interiore solo quando moralmente costretti da un ordine tassativo del proprio direttore spirituale, e sempre con immensa riluttanza.

Mi sembra insomma che della cosa in un certo senso più importante di tutte sia pressoché impossibile parlare in prima persona, in un contesto pubblico. Ma d’altra parte portare il discorso su un piano impersonale, per la sensibilità odierna, sortisce l’effetto di essere del tutto ignorati.

Come si esce da questa contraddizione?

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English: Newborn baby Română: Nou nascut

“La tesi del documento, il più discusso di bioetica nell’ultimo anno, è semplice: alle stesse condizioni per cui si uccide il feto nel grembo della madre dovrebbe essere permessa la soppressione dei bambini appena nati. Dopo aver ricordato che l’aborto è lecito e legale per ragioni che non riguardano la salute del feto e dopo aver “dimostrato” che i feti e i neonati hanno lo stesso status morale di “non persona”, Giubilini e Minerva concludono che la soppressione di un neonato è ammissibile in tutti i casi in cui lo è l’aborto.
Il Journal of Medical Ethics ha appena dedicato alla tesi dei due italiani una monografia con una trentina di interventi, fra questi ce n’è uno nuovo dei due ricercatori nel quale loro ribadiscono la liceità dell’uccisione dei bambini appena nati in ogni circostanza. La loro giustificazione dell’assassinio dei neonati è aggravata dal fatto che Giubilini e Minerva sono esponenti del mainstream bioetico italiano”

English: Myungsung church in Seoul 한국어: 명성교회

“Secondo il presule, l’elezione di papa Francesco così come la rinuncia di Benedetto XVI “sono semi di conversione. Tutti questi eventi sono stati compresi e ben accettati qui da noi, e da tante diocesi mi dicono di richieste di adulti che vogliono iniziare il catecumenato: parlando con i miei fratelli nel sacerdozio abbiamo detto che il popolo ha visto una volta di più la bellezza della Chiesa cattolica. La semplicità e il carisma di questo pontefice hanno fatto breccia in molti cuori”.”

http://mauroleonardi.it/

“È noto che l’idea delle dimissioni fosse stata carezzata molte volte da Giovanni Paolo II. Che certamente ne avrà discusso, parlato, pregato con il suo fido amico Card. Ratzinger. Era noto che fosse teologicamente e canonicamente possibile che avvenisse: c’è addirittura un canone del Codice di Diritto Canonico che regolamenta la procedura. Prima o poi doveva accadere. Non si capisce perché tutti i vescovi del mondo debbano dimettersi a settantacinque anni, e invece quello di Roma debba morire su quella Cattedra. Non mi interessano le dietrologie politologiche, potrei farne anch’io. A me interessa il figlio di Dio Ratzinger, l’uomo Ratzinger, che sa che in nulla e per nulla la fedeltà alla sua vita e alla sua vocazione vengono meno se dichiara, in modo del tutto legittimo, di non avere più le forze per rimanere in un compito.”

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Almaty

  • O l’ideale è opera delle mani dell’uomo, una bellezza creata a propria immagine e somiglianza come lo era per i pagani, i cui dei erano antropomorfi e il mondo destinato a implodere in se stesso; oppure, è una Bellezza che viene “da fuori” e l’uomo la incontra e la sceglie. O sei “dio” del tuo mondo o sei “pietra” di una Cattedrale. Il tuo posto nel mondo è unico e irripetibile. Lì dove sei, da quel punto dello spazio che occupi solo tu, “vedi” la realtà come nessun altro, e lì sei chiamato a plasmarla, a collaborare all’opera di un Altro». Così il mondo non è un meccanismo da sistemare o da cui proteggerti, ma una novità in cui continuamente ti imbatti.

  • “El arquitecto mexicano don Bosco Gutiérrez fue secuestrado y pasó la Navidad viviendo sólo de Dios y aprovechando esos días para evangelizar y ofrecer este amor de Dios a sus secuestradores. La historia de esa Navidad de Bosco -«la más feliz de mi vida»- la cuenta José Pedro Manglano en el libro 257 días (ed. Planeta) Figura del Niño Jesús que le entregan a Bosco en su cautiverio Bosco sabe que está cercana la Navidad: «No quería pasar la Navidad solo. Aunque en mi interior me sentía muy acompañado, me faltaba la cercanía de mi gente. Llamé al guardián de turno: -¿Me podría conseguir un Niño Dios? ¿Un Niño Dios?, me escribió asombrado. -Sí -le respondí-. Necesito un Niño Dios para arrullarlo y sentirme acompañado esta Navidad.”

  • Syria. Aleppo. Armenian church 40 martyrs

    “Nella situazione in Siria non c’è nessuno veramente super-partes se non la Chiesa siriana, che da tempo preme per la riconciliazione. Con l’aiuto concreto alla popolazione e con l’iniziativa “Mussalaha” ha unito alawiti, sunniti, drusi, cristiani, sciiti, arabi: una riconciliazione dal basso a partire dalle famiglie, dai clan, dalle diverse comunità della società civile siriana che non parteggia per nessuna delle parti in lotta. Sarebbe stato facile capire che la via della riconciliazione era l’unica soluzione possibile. Solo ora, ad un passo dal baratro, a distanza di più di due anni dall’inizio del conflitto e con quasi 90.000 morti alle spalle, i grandi della terra sembra comincino a rendersene conto.”

  • English: Niño Dios of unknown name at the pari...

    Niño Dios,Tacuba, Mexico City (Wikipedia)

    “Il Papa ricorda in tema di sensibilità comune dei fedeli che «il Concilio Vaticano II, ribadendo il ruolo specifico ed insostituibile che spetta al Magistero, ha sottolineato nondimeno che l’insieme del Popolo di Dio partecipa dell’ufficio profetico di Cristo, realizzando così il desiderio ispirato, espresso da Mosè: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito!” (Nm 11,29)». Il Pontefice cita il passaggio centrale al riguardo, che si trova nella «Lumen gentium»: «La totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo (cfr 1 Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale» (n. 12). Dunque esiste davvero «questo dono, il sensus fidei, [il quale] costituisce nel credente una sorta di istinto soprannaturale che ha una connaturalità vitale con lo stesso oggetto della fede». Ed è anche vero che «il sensus fidei è un criterio per discernere se una verità appartenga o no al deposito vivente della tradizione apostolica». Ma queste affermazioni vanno immediatamente approfondite e precisate, perché c’è chi le utilizza in modo malizioso. Oggi «è particolarmente importante precisare i criteri che permettono di distinguere il sensus fidelium autentico dalle sue contraffazioni». “

  • Topographic map of Pakistan

    “Mi chiamo Asia Noreen Bibi. Scrivo agli uomini e alle donne di buo­na volontà dalla mia cella senza finestre, nel modulo di isolamen­to della prigione di Sheikhupura, in Pakistan, e non so se leggerete mai questa lettera. Sono rinchiusa qui dal giugno del 2009. Sono stata con­dannata a morte mediante impiccagione per blasfemia contro il profe­ta Maometto. Dio sa che è una sentenza ingiusta e che il mio unico de­­litto, in questo mio grande Paese che amo tanto, è di essere cattolica. Non so se queste parole usciranno da questa prigione. Se il Signore miseri­cordioso vuole che ciò avvenga, chiedo agli spagnoli (il 15 dicembre, il marito di Asia ritirerà a Madrid il premio dell’associazione HazteOir, n­dr ) di pregare per me e intercedere presso il presidente del mio bellissi­mo Paese affinché io possa recuperare la libertà e tornare dalla mia fa­miglia che mi manca tanto. Sono sposata con un uomo buono che si chiama Ashiq Masih. Abbia­mo cinque figli, benedizione del cielo: un maschio, Imran, e quattro ra­gazze, Nasima, Isha, Sidra e la piccola Isham. Voglio soltanto tornare da loro, vedere il loro sorriso e riportare la serenità. Stanno soffrendo a cau­sa mia, perché sanno che sono in prigione senza giustizia. E temono per la mia vita. Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho rin­graziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana.”

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  • Benedetto XVI in visita pastorale a Velletri (...

    “La stessa proposta della fede in Cristo è vista come un attentato alla libertà altrui. L’individualismo radicale che trionfa nella cultura moderna (conta l’individuo, non la famiglia, il bene pubblico) porta a questa visione della libertà umana ed è una delle espressioni “di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione”, come ha detto Benedetto XVI in un discorso alla diocesi di Roma del 6 giugno 2005. E Giovanni Paolo II, nella sua enciclica “Fides et Ratio” (1999, n. 5) scriveva: “Nelle diverse forme di agnosticismo e relativismo presenti nel pensiero contemporaneo, la legittima pluralità di posizioni ha ceduto il posto ad un indifferenziato pluralismo, fondato sull’assunto che tutte le posizioni si equivalgono: è questo uno dei sintomi più diffusi della sfiducia nella verità che è dato verificare nel contesto contemporaneo”.”

  • Boy

    “«Questa è una triste realtà che dobbiamo constatare – ha detto il vescovo interpellato sul fatto se gli adulti stiano disertando il proprio ruolo educativo -. Tanto più ai nostri giorni in cui gli adulti vivono una situazione abbastanza penosa, costretti a lavorare non otto, ma da 12 o anche 14 ore al giorno, quindi, arrivano a casa di sera stanchi e non hanno tempo da dedicare ai bambini. Questi ultimi rimangono soli, nel pomeriggio non hanno la vicinanza dei genitori e trascorrono l’intera giornata su internet».”

  • Wujek (lo zio) è stato sempre presente in tutta la nostra vita e praticamente lo è tuttora. Prima, per usare un’espressione del linguaggio odierno, come un prete originale o addirittura attraente, come pastore del nostro gruppo giovanile. Era una figura centrale dell’attività escursionistica, religiosa e anche del divertimento; ma lo era soprattutto quale guida spirituale, partecipe in maniera evidente delle principali decisioni della nostra vita, particolarmente di quelle matrimoniali, sempre presente nella nostra vita familiare, nei rapporti con i genitori e poi con i nostri figli e nipoti, interessato alle questioni professionali di ciascuno di noi. […]. Con le diverse nomine ecclesiastiche o malgrado esse Wujek rimaneva sempre con noi in stretti rapporti, simili a legami familiari, a legami che si hanno con il papà o la mamma. Wujek creava un clima di assoluta sincerità, apertura, gli confidavamo anche le nostre questioni più personali, ad ogni tappa della nostra vita. I nostri contatti con Lui e il nostro, per così dire, corso di vita erano in maniera naturale fondati sulla verità. Egli ci accompagnava e certamente ancora ci accompagna con la preghiera, e noi cercavamo e cerchiamo anche oggi di ricambiare» “Vedi: l’uomo vive grazie all’amore. La capacità di amare determina la personalità in profondità – non senza ragione è questo il comandamento più grande – non una grande capacità intellettuale, bensì proprio la capacità dell’ amore autentico, che consiste in un certo uscire di sé, in un certo approvare l’altro e gli altri, nel dedicarsi alla realtà dell’uomo, degli uomini, e prima di tutto nel dedicarsi a Dio.”

  • With Premier of the State Council of the Peopl...

    “Verità infinita, lasciami seguire quest’ardua ricerca…” Un primo ministro che crede in Dio non desta stupore. Ma se il politico in questione è Wen Jiabao, il premier cinese destinato a passare il testimone il prossimo 8 novembre con il decennale congresso del Politburo comunista, allora c’è da meravigliarsi. Anche se in Cina la Costituzione garantisce formalmente ai cittadini la libertà di culto, la legge vieta infatti l’attività religiosa perché sovverte il potere dello Stato. Le voci sulla fede di Wen Jiabao si rincorrono da tempo, proprio nella comunità di credenti che, di nascosto, frequenta improvvisati luoghi di culto.

  • Waterloo commuters

    “Basta guardarsi intorno. Nella vita di ciascuno di noi ci sono decine e decine di persone: i familiari, i vicini, i colleghi di lavoro, i compagni di viaggio – penso a quanti sono pendolari -, se è vero che ogni uomo è il risultato delle relazioni che ha, la fede di un cristiano si misura nelle persone che entrano nel suo cuore. Tutte queste persone aspettano di conoscere Dio, anche se a volte non lo sanno. Non togliamo loro la possibilità di scoprirlo e di incontrarlo attraverso di noi!”

  • Saharawi Refugees at Sunset

    “Tra i 200mila saharawi nei campi profughi algerini e i saharawi indipendentisti rimasti in Sahara Occidentale, è stata posta una spaventosa barriera, un muro lungo 2.700 chilometri, che corre nel deserto a separare madri e figli, mariti e mogli. Famiglie spezzate che non si vedono da anni, ma che resistono. Le loro testimonianze, raccolte nel documentario di Zuccalà e Ghizzoni, ci chiamano. E ci chiedono di essere ascoltate, una volta per tutte.”

Una petizione importante

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L’iniziativa è illustrata qui. Cliccando sull’immagine, invece, andrete direttamente alla pagina che vi permette (tramite un tasto verso il fondo della pagina) di “firmare” la petizione. Per farlo bisogna essere cittadini dell’Unione Europea e maggiorenni.

Vi prego di dare diffusione a quest’importantissima iniziativa. A questo scopo potete anche utilizzare liberamente l’immagine qui sopra, che è di mia proprietà, a condizione di non modificarla. Altri banner simili sono liberamente scaricabili da qui: li troverete in italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e polacco, in formato orizzontale e verticale.

Ricordate di girare l’invito a firmare anche ai vostri amici residenti negli altri Paesi UE!