Dall’apostolo Tommaso a Facebook: il Cristianesimo è giovanissimo

Ho trovato queste immagini per caso su Facebook. Vengono dal profilo di un giovane ingegnere cattolico che vive nel Kerala, nell’India sud-occidentale.

Queste sono le terre evangelizzate da san Tommaso apostolo, a partire dal 52 d.C.  Qui  sorse la prima diocesi dell’India, nel 1329. In Kerala il 19% della popolazione è cristiana, suddivisa fra diversi riti: cattolici di tradizione siriaca o latina (circa otto milioni), ortodossi e riformati.

Ed ecco i frutti della predicazione di Tommaso, quasi duemila anni dopo: giornata di Prime Comunioni in India!

Il colpo d’occhio dell’ultima foto è per me impressionante. Quanti sono questi ragazzi? Che dono meraviglioso saranno per il loro Paese, e per tutto il mondo!

E chissà, forse qualcuno di loro domani riporterà un po’ di speranza, la speranza stessa di Cristo, a questa Europa sempre più vecchia, sterile e triste.

Prime Comunioni in India2

Prime Comunioni in India 4

Prime Comunioni in India 3

Prime Comunioni in India 1

Prime Comunioni in India 5

Vi segnalo questi link

Almaty

  • O l’ideale è opera delle mani dell’uomo, una bellezza creata a propria immagine e somiglianza come lo era per i pagani, i cui dei erano antropomorfi e il mondo destinato a implodere in se stesso; oppure, è una Bellezza che viene “da fuori” e l’uomo la incontra e la sceglie. O sei “dio” del tuo mondo o sei “pietra” di una Cattedrale. Il tuo posto nel mondo è unico e irripetibile. Lì dove sei, da quel punto dello spazio che occupi solo tu, “vedi” la realtà come nessun altro, e lì sei chiamato a plasmarla, a collaborare all’opera di un Altro». Così il mondo non è un meccanismo da sistemare o da cui proteggerti, ma una novità in cui continuamente ti imbatti.

  • “El arquitecto mexicano don Bosco Gutiérrez fue secuestrado y pasó la Navidad viviendo sólo de Dios y aprovechando esos días para evangelizar y ofrecer este amor de Dios a sus secuestradores. La historia de esa Navidad de Bosco -«la más feliz de mi vida»- la cuenta José Pedro Manglano en el libro 257 días (ed. Planeta) Figura del Niño Jesús que le entregan a Bosco en su cautiverio Bosco sabe que está cercana la Navidad: «No quería pasar la Navidad solo. Aunque en mi interior me sentía muy acompañado, me faltaba la cercanía de mi gente. Llamé al guardián de turno: -¿Me podría conseguir un Niño Dios? ¿Un Niño Dios?, me escribió asombrado. -Sí -le respondí-. Necesito un Niño Dios para arrullarlo y sentirme acompañado esta Navidad.”

  • Syria. Aleppo. Armenian church 40 martyrs

    “Nella situazione in Siria non c’è nessuno veramente super-partes se non la Chiesa siriana, che da tempo preme per la riconciliazione. Con l’aiuto concreto alla popolazione e con l’iniziativa “Mussalaha” ha unito alawiti, sunniti, drusi, cristiani, sciiti, arabi: una riconciliazione dal basso a partire dalle famiglie, dai clan, dalle diverse comunità della società civile siriana che non parteggia per nessuna delle parti in lotta. Sarebbe stato facile capire che la via della riconciliazione era l’unica soluzione possibile. Solo ora, ad un passo dal baratro, a distanza di più di due anni dall’inizio del conflitto e con quasi 90.000 morti alle spalle, i grandi della terra sembra comincino a rendersene conto.”

  • English: Niño Dios of unknown name at the pari...

    Niño Dios,Tacuba, Mexico City (Wikipedia)

    “Il Papa ricorda in tema di sensibilità comune dei fedeli che «il Concilio Vaticano II, ribadendo il ruolo specifico ed insostituibile che spetta al Magistero, ha sottolineato nondimeno che l’insieme del Popolo di Dio partecipa dell’ufficio profetico di Cristo, realizzando così il desiderio ispirato, espresso da Mosè: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito!” (Nm 11,29)». Il Pontefice cita il passaggio centrale al riguardo, che si trova nella «Lumen gentium»: «La totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo (cfr 1 Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale» (n. 12). Dunque esiste davvero «questo dono, il sensus fidei, [il quale] costituisce nel credente una sorta di istinto soprannaturale che ha una connaturalità vitale con lo stesso oggetto della fede». Ed è anche vero che «il sensus fidei è un criterio per discernere se una verità appartenga o no al deposito vivente della tradizione apostolica». Ma queste affermazioni vanno immediatamente approfondite e precisate, perché c’è chi le utilizza in modo malizioso. Oggi «è particolarmente importante precisare i criteri che permettono di distinguere il sensus fidelium autentico dalle sue contraffazioni». “

  • Topographic map of Pakistan

    “Mi chiamo Asia Noreen Bibi. Scrivo agli uomini e alle donne di buo­na volontà dalla mia cella senza finestre, nel modulo di isolamen­to della prigione di Sheikhupura, in Pakistan, e non so se leggerete mai questa lettera. Sono rinchiusa qui dal giugno del 2009. Sono stata con­dannata a morte mediante impiccagione per blasfemia contro il profe­ta Maometto. Dio sa che è una sentenza ingiusta e che il mio unico de­­litto, in questo mio grande Paese che amo tanto, è di essere cattolica. Non so se queste parole usciranno da questa prigione. Se il Signore miseri­cordioso vuole che ciò avvenga, chiedo agli spagnoli (il 15 dicembre, il marito di Asia ritirerà a Madrid il premio dell’associazione HazteOir, n­dr ) di pregare per me e intercedere presso il presidente del mio bellissi­mo Paese affinché io possa recuperare la libertà e tornare dalla mia fa­miglia che mi manca tanto. Sono sposata con un uomo buono che si chiama Ashiq Masih. Abbia­mo cinque figli, benedizione del cielo: un maschio, Imran, e quattro ra­gazze, Nasima, Isha, Sidra e la piccola Isham. Voglio soltanto tornare da loro, vedere il loro sorriso e riportare la serenità. Stanno soffrendo a cau­sa mia, perché sanno che sono in prigione senza giustizia. E temono per la mia vita. Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho rin­graziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana.”

Il segno della Croce

ChinaImage via Wikipedia

Anche negli anni in cui era severamente proibito qualsiasi segno religioso, io non ho mai rinunciato, in mezzo ai prigionieri, a fare il segno della Croce.

Avevo paura di dimenticare che tutto mi veniva dalle Sue mani, che tutto era segno di amore, che tutto mi era donato perché io divenissi una persona che sa amare.

Temevo di finire col pensare che c’è qualcosa di cui posso non dire grazie anzitutto al Signore, di finire col vergognarmi di Lui, di ritenere qualcuno o qualcosa più forte di Lui.

Quel ‘segno’ mi è costato innumerevoli punizioni… Ma io dovevo salvare la mia dignità di credente, per non trovarmi senza forza.

Leggi il resto della splendida testimonianza di P. Francesco Tan Tiande, recentemente scomparso, in Asia News.

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