Christopher

Christopher Hitchens

Christopher Hitchens (Photo credit: Wikipedia)

Hitchens (che nonostante tutto non riesce a starmi antipatico, ed ora per di più è molto malato) descrive minuziosamente la propria concezione di religione, una creazione della sua testa fantasiosa: una cosa che non esiste.

La sua intelligenza è la sua sfortuna: è troppo abituato a sentirsi dire che è una mente brillante, per poter dubitare che quel che pensa sia sbagliato.  E’ intrappolato dentro la sua perspicacia.

L’unica liberazione possibile per lui sarà incontrare qualcuno che, semplicemente, gli sappia dire: ti voglio bene.

Finora, a quanto pare, non gli è successo.

Non sparate sull’evoluzionista!

Qualche stralcio dall’ottimo articolo di Amerigo Barzaghi, tratto da Il Sussidiario.net, DARWIN/ La Chiesa alla tavola alta dell’evoluzione: inutile dire che vi invito a leggerlo tutto!

La posizione della Chiesa è molto distante da quelle correnti tipicamente americane contro cui gli evoluzionisti combattono in modo convinto: niente fondamentalismi biblici, e niente Intelligent Design. Di entrambi gli argomenti si è parlato, senza però condividerne i concetti cardine ed anzi criticandoli fermamente: un’invasione teologica in ambito biologico non è utile né ad una scienza che voglia definirsi veramente tale né ad una seria riflessione teologica, che si avvale di altre metodologie per la sua indagine. Ed è mancata anche quella attitudine di un certo tipo di scientismo, non infrequente tra alcuni scienziati, che usa i risultati della scienza a sproposito per sostenere weldtanschauugen filosofiche ateistiche e materialistiche, totalizzanti ed onnicomprensive.

Questo è ciò che la povera Pokankuni si è affannata a dire e ridire, qui e altrove, in questi ultimi giorni!… Ora Pokankuni è un po’ più felice!

La biologia evoluzionistica ci offre oggi una mole impressionante di dati a suo favore. La cornice classica, la famosa Sintesi Moderna, è quindi ancora il punto di riferimento per un’indagine seria, ma con alcune novità di tutto interesse: l’affascinante disciplina dell’Evo-Devo innanzitutto (in questa occasione presentataci dal brillante e simpaticissimo Scott Gilbert), che ci insegna come il processo dello sviluppo embrionale sia importante anche per l’insorgenza di novità potenzialmente significative in termini evolutivi; in questo ambito rientrano pure le recentissime scoperte legate alla cosiddetta “eredità epigenetica”. Ma si è parlato anche di fisica, o meglio di biofisica: i processi di auto-organizzazione e di “criticità dinamica” della materia vivente sono importantissimi e da affiancare alla selezione naturale – che agisce sulle variazioni casuali che insorgono a livello del DNA – ed al già citato momento dello sviluppo embrionale.

Pokankuni sta per piangere di gioia.

Della parte filosofica invece ricordiamo l’importantissima distinzione tra naturalismo metodologico e naturalismo ontologico. Il primo è l’approccio che una qualunque scienza empirica deve adottare: per la sua indagine sulla natura, lo scienziato deve andare a caccia esclusivamente delle cause naturali soggiacenti ai fenomeni di interesse. Il secondo invece rappresenta una vera e propria interpretazione filosofica del mondo, che reputa vera solo quella parte della realtà che è indagabile empiricamente, ed attribuisce un valore ontologico solo a questa. La scienza deve adottare quindi un naturalismo metodologico, ma una posizione filosofica come quella del naturalismo ontologico non è argomentabile tramite la scienza empirica.

Pokankuni aveva già detto anche questo! (sniff! avete per caso un fazzoletto?). E dedica le righe seguenti ad Orsobruno:

L’eliminazione della metafisica (e quindi della filosofia e della teologia) non è giustificabile scientificamente sulla base dei dati che ci confermano la realtà del processo evolutivo. La teoria evolutiva non può dunque avere la pretesa di delegittimare le indagini di tipo filosofico e teologico. Inoltre, la concezione di teleonomia risulta essere preferibile, all’interno delle scienze naturali, rispetto a quella di teleologia: mentre la prima sottolinea bene la tendenza interna di tutti gli organismi a rimanere in vita ed a propagarsi, la seconda pertiene agli ambiti filosofici e teologici, che possono legittimamente interrogarsi sulle direzionalità della storia, comprese quelle escatologiche tipiche della tradizione cattolica.

E già che c’è, Pokankuni pensa che al maritino piaceranno anche le righe seguenti:

E’ stato ricordato come siano da distinguere le cause seconde dalle cause prime. L’indagine del mondo naturale ci permette l’accesso alle cause seconde. L’indagine sulle cause prime è però di pertinenza filosofica e teologica. In questo senso, è possibile accettare unitamente il concetto di creazione della realtà da parte di un Essere superiore e quello dell’evoluzione, intesa come il dispiegarsi delle cause seconde a partire dall’atto di creazione originario da parte della causa prima. I concetti di creazione e di evoluzione non sono quindi mutuamente esclusivi. Possono coesistere, e sono conoscibili tramite due approcci alla realtà diversi: il mondo è conoscibile tramite la scienza empirica; ma la ragione umana possiede anche una potenzialità autoriflessiva e di indagine speculativa che, unitamente all’esperienza religiosa elementare che lo caratterizza, gli permette anche di interrogarsi sulla causa prima.

E sebbene siamo già in quaresima, lasciatemi dire: Amen, alleluia!!!

Reblog this post [with Zemanta]

Tre notizie


La buona notizia… è che Dio c’è.

La notizia ancora migliore… è che tu hai bisogno soltanto di Lui.

Ma la notizia migliore di tutte… è che Lui ha deciso di aver bisogno proprio di te.

foto 04evil, sxc.hu

Bookmark and Share