Una splendida notizia

Libano: festa islamo-cristiana per la Vergine Maria, simbolo di unità nazionale – da Asia News

Beirut (AsiaNews) – Domani 25 marzo il Libano celebra la prima giornata di “festa islamo-cristiana” nel nome della Vergine Maria. Lo riferisce il quotidiano L’Orient-Le Jour in un articolo a firma di Fady Noun, nel quale si sottolinea che la nuova festività cade, secondo il calendario liturgico cristiano, in concomitanza “con la festa dell’Annunciazione a Maria”.

“Insieme attorno a Maria, Nostra Signora” è il titolo della festa, la quale avrà un carattere nazionale più che religioso: al momento non è considerata una vacanza, ma potrebbe diventarlo “in un futuro prossimo, e affiancherà le tradizionali celebrazioni per l’Annunciazione”. “Essa – scrive il quotidiano in lingua francese – farà della figura della Vergine Maria, riverita sia nel mondo cristiano che in quello musulmano, un legame di unità fra i libanesi di tutte le religioni”.

La decisione era attesa da tre anni ed è stata presa all’unanimità lo scorso 13 marzo, durante il Consiglio dei ministri. L’idea di una festa comune fra cristiani e musulmani nel segno della Vergine Maria è scaturita da una proposta dello sceicco Mohammad Nokkari, segretario generale di Dar el-Fatwa, la “Casa del decreto”, in occasione della commemorazione della festa dell’Annunciazione al Collegio di Jamhour. Essa è stata fin dall’inizio caldeggiata dai due co-presidenti per il dialogo islamo-cristiano – MM. Harès Chehab e Mohammad Sammak – e sostenuta dal premier libanese Fouad Siniora.

Allo stesso tempo i promotori del progetto hanno ottenuto il permesso dal presidente della municipalità di Beirut, Abdel-Monhem Ariss, di erigere una statua di Maria in uno spazio nella piazza antistante il Museo Nazionale del Libano. Il monumento potrebbe anche dare il nome alla piazza stessa, che in realtà è un incrocio fra due direttrici di fronte al Museo. Essa riprodurrà “le fattezze stilizzate della Vergine Maria, circondata dalla luna crescente”, il simbolo per eccellenza del mondo islamico.

In occasione della festa dell’Annunciazione, domani è in programma una cerimonia religiosa alla cappella del Collegio di Nostra Signora di Jamhour, nel corso della quale “cristiani e musulmani pregheranno insieme la Vergine Maria”. Sono previste preghiere, canti, recita dei salmi, musiche religiose, testimonianze, letture di testi, filmati audio e video. Fra le personalità che interverranno alla cerimonia vi sono lo sceicco Amr Khaled, uno dei più importanti predicatori del mondo arabo, e mons. Salim Ghazal, presidente della Commissione episcopale per il dialogo islamo-cristiano dell’Assemblea dei patriarchi e dei vescovi maroniti. Gli organizzatori della manifestazione, conclude il quotidiano libanese, auspicano che “la loro iniziativa faccia scuola e dei contatti sono già stati avviati perché, il prossimo 25 marzo, simili cerimonie siano organizzate in altri sei Paesi: Egitto, Marocco, Giordania, Polonia, Italia e Francia”.

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Non sparate sull’evoluzionista!

Qualche stralcio dall’ottimo articolo di Amerigo Barzaghi, tratto da Il Sussidiario.net, DARWIN/ La Chiesa alla tavola alta dell’evoluzione: inutile dire che vi invito a leggerlo tutto!

La posizione della Chiesa è molto distante da quelle correnti tipicamente americane contro cui gli evoluzionisti combattono in modo convinto: niente fondamentalismi biblici, e niente Intelligent Design. Di entrambi gli argomenti si è parlato, senza però condividerne i concetti cardine ed anzi criticandoli fermamente: un’invasione teologica in ambito biologico non è utile né ad una scienza che voglia definirsi veramente tale né ad una seria riflessione teologica, che si avvale di altre metodologie per la sua indagine. Ed è mancata anche quella attitudine di un certo tipo di scientismo, non infrequente tra alcuni scienziati, che usa i risultati della scienza a sproposito per sostenere weldtanschauugen filosofiche ateistiche e materialistiche, totalizzanti ed onnicomprensive.

Questo è ciò che la povera Pokankuni si è affannata a dire e ridire, qui e altrove, in questi ultimi giorni!… Ora Pokankuni è un po’ più felice!

La biologia evoluzionistica ci offre oggi una mole impressionante di dati a suo favore. La cornice classica, la famosa Sintesi Moderna, è quindi ancora il punto di riferimento per un’indagine seria, ma con alcune novità di tutto interesse: l’affascinante disciplina dell’Evo-Devo innanzitutto (in questa occasione presentataci dal brillante e simpaticissimo Scott Gilbert), che ci insegna come il processo dello sviluppo embrionale sia importante anche per l’insorgenza di novità potenzialmente significative in termini evolutivi; in questo ambito rientrano pure le recentissime scoperte legate alla cosiddetta “eredità epigenetica”. Ma si è parlato anche di fisica, o meglio di biofisica: i processi di auto-organizzazione e di “criticità dinamica” della materia vivente sono importantissimi e da affiancare alla selezione naturale – che agisce sulle variazioni casuali che insorgono a livello del DNA – ed al già citato momento dello sviluppo embrionale.

Pokankuni sta per piangere di gioia.

Della parte filosofica invece ricordiamo l’importantissima distinzione tra naturalismo metodologico e naturalismo ontologico. Il primo è l’approccio che una qualunque scienza empirica deve adottare: per la sua indagine sulla natura, lo scienziato deve andare a caccia esclusivamente delle cause naturali soggiacenti ai fenomeni di interesse. Il secondo invece rappresenta una vera e propria interpretazione filosofica del mondo, che reputa vera solo quella parte della realtà che è indagabile empiricamente, ed attribuisce un valore ontologico solo a questa. La scienza deve adottare quindi un naturalismo metodologico, ma una posizione filosofica come quella del naturalismo ontologico non è argomentabile tramite la scienza empirica.

Pokankuni aveva già detto anche questo! (sniff! avete per caso un fazzoletto?). E dedica le righe seguenti ad Orsobruno:

L’eliminazione della metafisica (e quindi della filosofia e della teologia) non è giustificabile scientificamente sulla base dei dati che ci confermano la realtà del processo evolutivo. La teoria evolutiva non può dunque avere la pretesa di delegittimare le indagini di tipo filosofico e teologico. Inoltre, la concezione di teleonomia risulta essere preferibile, all’interno delle scienze naturali, rispetto a quella di teleologia: mentre la prima sottolinea bene la tendenza interna di tutti gli organismi a rimanere in vita ed a propagarsi, la seconda pertiene agli ambiti filosofici e teologici, che possono legittimamente interrogarsi sulle direzionalità della storia, comprese quelle escatologiche tipiche della tradizione cattolica.

E già che c’è, Pokankuni pensa che al maritino piaceranno anche le righe seguenti:

E’ stato ricordato come siano da distinguere le cause seconde dalle cause prime. L’indagine del mondo naturale ci permette l’accesso alle cause seconde. L’indagine sulle cause prime è però di pertinenza filosofica e teologica. In questo senso, è possibile accettare unitamente il concetto di creazione della realtà da parte di un Essere superiore e quello dell’evoluzione, intesa come il dispiegarsi delle cause seconde a partire dall’atto di creazione originario da parte della causa prima. I concetti di creazione e di evoluzione non sono quindi mutuamente esclusivi. Possono coesistere, e sono conoscibili tramite due approcci alla realtà diversi: il mondo è conoscibile tramite la scienza empirica; ma la ragione umana possiede anche una potenzialità autoriflessiva e di indagine speculativa che, unitamente all’esperienza religiosa elementare che lo caratterizza, gli permette anche di interrogarsi sulla causa prima.

E sebbene siamo già in quaresima, lasciatemi dire: Amen, alleluia!!!

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I nemici dei miei nemici non sono necessariamente miei amici…

natureImage by Per Ola Wiberg (Powi) via Flickr

Come qualcuno può aver notato, ultimamente sento spesso il bisogno di prendere posizione su questioni  scientifiche assai dibattute, e che vedono molti cattolici su posizioni polemicamente avverse alle versioni dei vari problemi più comunemente proposte all’opinione pubblica.

Dietro a questa ipersensibilità su temi come l’evoluzionismo e il global warming, c’è una profonda e antica mia preoccupazione.

Mi sembra che alcuni buonissimi e benintenzionatissimi cattolici, alcuni dei quali anche ben formati e istruiti, quando scorgono alcuni nemici del cristianesimo fra i sostenitori di una teoria scientifica, per arginarne l’azione si buttano a capofitto contro la teoria scientifica medesima.

Così facendo, essi tradiscono un retro-pensiero a mio avviso tanto più pericoloso quanto più profondamente radicato e forse inconsapevole: “se un mio nemico riporta un dato scientifico, questo è necessariamente falso. Devo negare il dato, ad ogni costo, altrimenti sarò connivente col nemico”.

Attenzione! Questo atteggiamento tradisce un rapporto non limpido e sereno con la verità. Un credente, proprio perchè – non per suo merito – dà del tu alla Via, Verità e Vita, ha o dovrebbe avere un’istintiva stima e simpatia per la scienza e per i metodi che le sono propri, che – come hanno detto i papi molto meglio di me – presuppongono un rapporto sano e corretto con la realtà, e sono intrisecamente incompatibili con il relativismo (ta-daa!!).

Uno scienziato, qualsiasi scienziato degno di tale nome, è un uomo a caccia di verità: e questo gli fa onore, indipendentemente da tutto il resto. La nobiltà di questa missione può inquinarsi in mille modi, certo!, laddove presunzione, avidità e tutto il corredo dei vizi capitali interferiscano (ed è normale che interferiscano: “scagli la prima pietra chi…”). Ciò nonostante, un cristiano dovrebbe ammirare e rispettare uno scienziato a priori, perchè almeno a livello programmatico, egli si pone alla ricerca sincera e metodologicamente rigorosa di quella Verità che è la gioia stessa dei credenti.

E’ essenziale, poi, distinguere fra un dato scientifico e le ricadute morali, politiche, economiche a cui la sua acquisizione può portare. Il primo non dipende dalla libertà dell’uomo, le seconde sì. Non posso, in coscienza, negare una probabile verità solo perchè ritengo che quella verità sarà “usata male” dai nemici dell’uomo e/o di Dio: farei un pessimo servizio alla verità, al bene, alla giustizia, all’uomo e a Dio: tutto in un colpo solo! Forse è il caso di ricordarlo: il fine non giustifica i mezzi!

Permettetemi un esempio cretino. Mi stanno antipatici gli ambientalisti perchè sono panteisti, o perchè misconoscono la dignità dell’uomo, o perchè comunisteggiano, e/o per tante altre ragioni? Benissimo: ma non posso andare a massacrare i cuccioli di foca solo per fare loro dispetto, se ammazzare i cuccioli di foca è una cosa cattiva.

Mi sta antipatico Al Gore, con la cultura discutibile di cui è espressione, con le sue arbitrarie ed indebite politiche antinataliste portate avanti con “la scusa” del global warming (con cui il tasso di crescita della popolazione certamente NON è connesso)? Benissimo: ma questo non mi basta per affermare con certezza che allora il global warming è senz’altro una panzana. Intendiamoci: potrebbe anche essere una panzana, in linea teorica. Ma certamente non ci arrivo per quella via, a deciderlo!

Lo stesso dicasi per l’evoluzione, per le centrali nucleari, per gli organismi transgenici… Ritenere automaticamente falso ciò che viene ritenuto vero da alcuni nemici del cristianesimo – e peggio ancora, automaticamente vero ciò che essi ritengono falso! – è pericolosissimo, e tendenzialmente stupido. E rende un pessimo servizio al Cristianesimo, per molte ragioni.

Il Vangelo non ci dice se le emissioni antropiche di CO2 riscaldino eccessivamente l’atmosfera. Non c’è scritto né sì, né no. Nel Catechismo della Chiesa cattolica non c’è scritto da nessuna parte se l’energia eolica o i pannelli solari siano preferibili alle centrali nucleari, o viceversa. Non c’entra la fede, con queste questioni. C’entrano i calcoli dei fisici, dei chimici, degli ingegneri: c’entrano i numeri, la loro attendibilità, la loro accessibilità.

Il Signore ci ha affidato una natura intellegibile: la responsabilità di farne buon uso comporta un’onestà radicale nell’approccio scientifico, anche quando mi capita di vedere la stessa cosa che vede quello là, a cui sto/che mi sta tanto antipatico.

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Caro Obama, ti scrivo…

Tutto il mondo festeggia il nuovo presidente degli Stati Uniti. L’uomo più potente del mondo sembra anche il più amato: un mix esplosivo. Ma non mi permetterei mai di ironizzare sulla facilità con cui quest’uomo ha concentrato su di sè le speranze di mezzo mondo, anche di chi solitamente si disinteressa di quel che avviene fuori dal proprio orticello. Nella mia scuola, sulla porta di una classe quarta liceo, campeggia un foglio bianco A3 con una scritta a pennarello blu: IN OBAMA WE TRUST. C’è da riflettere: avere diciassette anni e scegliere il presidente degli Stati Uniti come orizzonte di speranza per la propria vita. Un fenomeno antropologicamente interessante, da non sottovalutare. Ma torniamo a Barack. Quali sono i suoi primi provvedimenti?

Quanta fretta, presidente. Quanta paura della vita, in un uomo tanto potente.

Ma lui è un presidente molto web2.0. Lui vuole ascoltarci, vuole che possiamo dire la nostra. Allora, lo stesso articolo di AsiaNews qui riportato suggerisce di prendere in considerazione l’iniziativa di Lifenews.com, che invita ad usare il modulo appositamente predisposto dal sito web della Casa Bianca per (traduco testualmente) mandare domande, commenti, preoccupazioni, o auguri al presidente o al suo staff. Eccolo qui.

Beh, quasi quasi…

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Tre notizie


La buona notizia… è che Dio c’è.

La notizia ancora migliore… è che tu hai bisogno soltanto di Lui.

Ma la notizia migliore di tutte… è che Lui ha deciso di aver bisogno proprio di te.

foto 04evil, sxc.hu

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