La convinzione essenziale

Picture of Father Stanley L. Jaki

Stanley L. Jaki (Photo credit: Wikipedia)

La strada della scienza e le vie verso Dio costituiscono un unico percorso intellettuale: una scienza fattibile è nata solo all’interno di una matrice culturale permeata dalla ferma convinzione che la mente umana fosse capace di individuare nel regno delle cose e delle persone un segno del loro creatore.

Tutti i grandi progressi creativi della scienza sono stati compiuti nel quadro di un’epistemologia strettamente imparentata con tale convinzione.

Di più: ogni volta che questa epistemologia ha incontrato un’opposizione abbastanza forte e coerente, l’attività scientifica è rimasta evidentemente priva di solide basi.

(S. L. Jaki, “La strada della scienza e le vie verso Dio”)

Perché i cristiani amano le scienze (6)

Questo è il sesto motivo: Dio ha affidato il mondo all’uomo, perchè lo migliorasse col proprio lavoro.

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare… Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi… Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. (Gn 2, 8-15)

Non è vero che la natura senza l’uomo starebbe meglio. Tuttavia è vero che potrebbe teoricamente fare a meno dell’uomo: ma a noi, cosa può importare, di un mondo senza di noi?

Non è vero che ogni intervento dell’uomo sulla natura è inevitabilmente dannoso. Al contrario, la natura ha bisogno della mano dell’uomo perchè il mondo possa diventare un luogo a lui ospitale. Certo, questa mano dev’essere delicata e forte, sapiente e abile. Non sempre lo è.

Ciò che fa veramente male alla natura è il male stesso dell’uomo, il suo peccato: soprattutto l’avidità, poi la stoltezza, e ancora, l’orgoglio ideologico. Ma nel progetto del Creatore gli uomini sono al servizio gli uni degli altri, e lo fanno concretamente costruendo la propria casa – il proprio mondo – ovvero, in altre parole, lavorando. Questo servizio, questo lavoro, non può prescindere da un amorevole studio della natura.

La scienza può quindi realizzare il comandamento del Creatore nel giardino dell’Eden. Ci è stata donata una natura immensamente feconda e duttile, ma per trarne i frutti migliori bisogna studiarla umilmente, aderendo fedeli al suo modo di essere: cioè, scientificamente.

Terra, suolo, polvere, cioè noi

foto Flickr

C’è un bellissimo articolo di Piero Gagliardo sul sito del Sussidiario: vi consiglio vivamente di leggerlo.

Perché i cristiani amano le scienze (1)

Il primo motivo è questo: al Signore piace ciò che crea!

E Dio vide che era cosa buona. (Gn 1, 25)

Di conseguenza, non può non farGli piacere che studiamo e scopriamo la stupefacente bellezza del creato. E più lo studiamo, più complesso e meraviglioso ci appare, a tutti i livelli. Studiare ciò che Lui crea è un modo di conoscere e amare Lui.

dai mosaici della basilica di Monreale (foto Wikipedia)

La creazione è costante

Questo stralcio del Discorso del Papa alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, dell’ottobre 2008, forse può aiutarci a capire meglio cosa vuol dire “creazione”, e perchè in ultima analisi non sia necessario postulare interventi speciali di Dio nel dirigere — cito un esempio a caso 🙂 — l’evoluzione dei viventi:

Affermare che il fondamento del cosmo e dei suoi sviluppi è la sapienza provvida del Creatore non è dire che la creazione ha a che fare soltanto con l’inizio della storia del mondo e della vita. Ciò implica, piuttosto, che il Creatore fonda questi sviluppi e li sostiene, li fissa e li mantiene costantemente. Tommaso d’Aquino ha insegnato che la nozione di creazione deve trascendere l’origine orizzontale del dispiegamento degli eventi, ossia della storia, e di conseguenza tutti i nostri modi meramente naturalistici di pensare e di parlare dell’evoluzione del mondo. Tommaso ha osservato che la creazione non è né un movimento né una mutazione. È piuttosto il rapporto fondazionale e costante che lega le creature al Creatore poiché Egli è la causa di tutti gli esseri e di tutto il divenire (cfr. Summa theologiae, I, q. 45, a.3).