Evoluzione …forse è il modo con cui Dio crea

Città del Vaticano (AsiaNews) – L’universo, la Terra e l’uomo sono frutti del caso o dell’opera di Dio? In termini più corretti, sono prodotto dell’evoluzione o creati? L’apparente insanabile contrasto tra le due visioni si è concretizzato 150 anni fa in “L’Origine delle Specie” di Charles Darwin, del quale ricorre quest’anno anche il bicentenario della nascita. Entrambi gli anniversari saranno celebrati dal mondo scientifico – il secondo il 12 febbraio – ed è facile prevedere che saranno spesso occasione per alimentare i motivi di contrapposizione tra le due visioni. Un approccio critico alla attualità della teoria dell’evoluzione è quello che invece si propone la conferenza Internazionale “Biological Evolution: Facts and Theories. A critical appraisal 150 years after ‘The origin of species’”(Roma – Pontificia Università Gregoriana, 3-7 marzo 2009), presentata questa mattina in Vaticano.

La conferenza è organizzata dalla Pontificia università Gregoriana in collaborazione con l’università Notre Dame (Indiana, USA), sotto il patrocinio del Pontificio consiglio della cultura, nell’ambito del Progetto STOQ (Science, Theology and the Ontological Quest). Del comitato organizzatore accanto a rappresentanti delle istituzioni accademiche pontificie figurano laici di varia estrazione e provenienze, credenti e non credenti.

In questi anni, a rendere “aspre” le discussioni tra le due visioni, ha detto padre Marc Leclerc, S.J., ordinario di Filosofia della natura alla Pontificia università Gregoriana, e direttore del convegno, “non è solo perché alcuni elementi della teoria sono sempre discutibili dal punto di vista scientifico – cosa del tutto normale nell’ordine della scienza –, ma perché proprio la novità del paradigma ha spinto parecchi seguaci di Darwin ad oltrepassare i confini della scienza per ergere qualche elemento della sua teoria, o della sintesi moderna realizzata nel corso del XX secolo, a ‘Philosophia universalis’”. E’ il caso del materialismo storico, usato in passato e ancora oggi nei paesi comunisti per combattere la religione.

“Lungo questa scia – ha osservato poi p. Leclerc – si sono diretti troppo spesso gli stessi avversari del darwinismo, confondendo la teoria scientifica dell’evoluzione con l’ideologia onnicomprensiva che la snaturava, per rigettarlo del tutto in quanto totalmente incompatibile con una visione religiosa della realtà. Tale situazione potrebbe spiegare il ritorno di concezioni ‘creazioniste’ o di ciò che si presenta a volte come una teoria alternativa, il così detto ‘intelligent design’. A questo livello siamo lontani dalle discussioni scientifiche, ma bisogna pure prendere la misura di questo stato di fatti, sia sul piano filosofico che teologico”. Anche del “disegno intelligente” si discuterà, comunque, durante l’incontro, anche se, ha precisato padre Leclerc, solo in una prospettiva storico-critica, che dal canto suo l’ha contestata, in quanto “Dio non viene come un ‘deus ex machina’ per colmare le falle di una teoria scientifica” e sostenere questo comporta “una confusione di piani che per me e’ completamente inaccettabile”.

In realtà, dal punto di vista della teologia, illustrato da don Giuseppe Tanzella-Nitti, ordinario di Teologia fondamentale alla Pontificia università della Santa Croce, esiste una tradizione “piuttosto consolidata in grado di comporre la nozione di creazione con l’idea di un mondo che si sviluppi nel tempo e nella storia, un mondo dove sono possibili eventi che noi chiamiamo casuali, ma dove avvengono anche catastrofi, estinzioni, ed esiste un certo antagonismo fra le specie”. “Dalla prospettiva della teologia cristiana, evoluzione biologica e creazione non si escludono affatto: potremmo infatti affermare — considerando il termine evoluzione nel suo significato più ampio, senza riferimento ad uno o più specifici meccanismi evolutivi, ma inteso come progressiva diversificazione, organizzazione e complessificazione della morfologia dei viventi — che l’evoluzione è in fondo il modo con cui Dio crea”.

“Chi potrebbe negare – ha proseguito – ad esempio, che anche ciò che ai nostri occhi appare come puro gioco d’azzardo non segua lo scopo nascosto di chi possiede tutte le regole del gioco, cioè di un Creatore? Solo quando l’aleatorietà o l’indeterminismo di un fenomeno naturale vengono trasformati in un apriori filosofico, sostenendo che nel mondo non c’è alcuna progettualità, né avrebbe senso cercare nell’evoluzione alcun significato voluto da un Creatore, solo allora può sorgere un apparente, ma fallace, contrasto fra scienza e teologia”.

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Evoluzione: un convegno all’insegna della ragionevolezza

da Il Sussidiario.net :: EVOLUZIONE/ Un convegno all’insegna della ragionevolezza e non del fanatismo – Mario Gargantini, venerdì 26 settembre 2008

La polemica circa i rapporti tra l’evoluzionismo darwiniano e la Chiesa Cattolica ha una caratteristica curiosamente contraddittoria: non evolve. Puntualmente, ad ogni occasione viene rispolverato tutto il campionario dei temi da battaglia, ignorando ciò che nel frattempo il mondo della ricerca, della cultura e della Chiesa hanno prodotto quanto a riflessioni, studi e pubblicazioni. Ad esserne penalizzata è, ancora una volta, la ragione, ovvero la capacità di cogliere quanto la realtà afferma e di comunicarlo senza filtri e riduzionismi.

In questo caso l’occasione è particolare perché si presenta sotto la forma che, in termini calcistici, si direbbe del “contropiede”: non è la Chiesa che si arrocca sulla difensiva di fronte a teorie che, secondo alcuni, minaccerebbero la sua struttura dottrinale, ma è proprio una istituzione vaticana ufficiale come il Pontificio Consiglio della Cultura che promuove, per l’anno darwiniano, un convegno internazionale di alto profilo scientifico – “Biological Evolution: Facts and Theories. A Critical Appraisal 150 Years After The Origin of Species” – con una finalità esclusivamente di contribuire all’avanzamento (all’evoluzione …) delle conoscenze.

Certo lo fa in modo “ragionevole”, cioè critico e sistematico, dando tutto lo spazio necessario agli approfondimenti scientifici disciplinari, ma aprendo il discorso verso tutte le implicazioni che, inevitabilmente, l’evoluzione biologica porta con se. Ma questo è semplicemente un modo serio di affrontare un problema che, per sua natura, appare ricco di interazioni con le altre dimensioni dell’esperienza conoscitiva e che per essere trattato adeguatamente richiede un surplus di informazioni, oltre quelle che le scienze biologiche possono offrire.

Tuttavia la polemica resiste inossidabile ad ogni agente esterno. Hai voglia a segnalare che nei luoghi dove si fa ricerca di punta sull’evoluzione si è ben oltre la neo-sintesi darwiniana (per intenderci, quella che si insegna nelle università) e che si sono aperte nuove piste di indagine a partire da criteri diversi da quelli di Darwin. Niente da fare. La bandiera della modernità è sempre solo quella darwiniana e, soprattutto nel prossimo anno celebrativo, sventolerà solitaria e indiscussa.

Certo, ci sono i guastatori, i tifosi del creazionismo e dell’Intelligent Design, che vorrebbero ammainare del tutto quella bandiera. Ma non è questa la posizione della Chiesa. Anche qui: non sembra sufficiente ricordare le esplicite dichiarazioni sia di Giovanni Paolo II che di Benedetto XVI, il cui insistente richiamo all’importanza del concetto di “Creazione” non ha nulla a che vedere con le tesi dei creazionisti che ricorrono al Creatore come tappabuchi delle lacune della scienza. Certo, una sbrigativa semplificazione terminologica fa la sua parte: la immediata qualifica di “creazionista” a chiunque parli di Creazione è pari soltanto alla scorretta equivalenza di evoluzionismo e evoluzione: ma è un ulteriore esempio del fatto che tanti appelli alla chiarezza sono caduti nel vuoto. E così difficile distinguere tra un fenomeno (l’evoluzione) e una elaborazione ideologica (l’evoluzionismo)?

C’è da augurarsi che il prossimo 2009 non prosegua su un livello puramente reattivo e polemico. Un’iniziativa come quella del Pontificio Consiglio della Cultura, per come è impostata, è già fin d’ora un contributo in senso costruttivo.

Sullo stesso tema, vale senz’altro la pena di leggere – sempre da Il Sussidiario – anche il bell’approfondimento di Rafael Martìnez, professore di Filosofia della Scienza della Pontificia Università della Santa Croce e membro del comitato organizzatore del suddetto Convegno.

Aggiornamento: Segnalo inoltre un altro pregevole articolo di Mario Gargantini, che incontra Carlo Soave – ordinario presso l’Università degli Studi di Milano di Fisiologia vegetale, proprio la disciplina più cara alla sottoscritta – su alcuni aspetti del dibattito attuale sull’evoluzione della specie umana.