Una petizione importante

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L’iniziativa è illustrata qui. Cliccando sull’immagine, invece, andrete direttamente alla pagina che vi permette (tramite un tasto verso il fondo della pagina) di “firmare” la petizione. Per farlo bisogna essere cittadini dell’Unione Europea e maggiorenni.

Vi prego di dare diffusione a quest’importantissima iniziativa. A questo scopo potete anche utilizzare liberamente l’immagine qui sopra, che è di mia proprietà, a condizione di non modificarla. Altri banner simili sono liberamente scaricabili da qui: li troverete in italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e polacco, in formato orizzontale e verticale.

Ricordate di girare l’invito a firmare anche ai vostri amici residenti negli altri Paesi UE!

Non saprei dirlo meglio…

… di Davide Rondoni, sul Tempo di oggi. Grazie a Lorenzo C.P. per la segnalazione!

Gli ideologi di un tribunalicchio che ancora Gli sputano in viso – Ma sì, togliamolo di mezzo Cristo. Diamo ragione a quesi palloni gonfiati della Corte che per prima cosa nel dover sentenziare di queste materie colpiscono ancora Lui, il più debole, il più villaneggiato, il più sputacchiato e martoriato tra le divinità (e tra gli uomini). Diamo ragione a quel giudice italiano che colà siede rimpinzato dal pubblico stipendio, mister Z, propagatore di cinismo intellettuale superpagato, e togliamolo di mezzo Cristo. Dà fastidio. Ha sempre dato fastidio. E per carità, sì per la carità che faceva bruciare Paolo, per la carità d’amare Lui, non difendiamolo come se fosse un soprammobile caro, un ricordo della zia, un cimelio di Stato. Continua a leggere

Aborto selettivo in base al sesso: legale in Svezia, come in Cina

City of StockholmStoccolma, da Wikipedia

Sweden allows sex-selective abortions – Stockholm, Sweden, May 12, 2009 / 06:02 pm (CNA).- La Svezia, che legalizzò l’aborto nel 1939, ha fatto un passo ulteriore verso la sua estensione legalizzando l’aborto basato sul genere, che permette a una madre di abortire il proprio figlio unicamente in base al sesso del nascituro.

The Local ha riportato che una donna incinta nel sud della Svezia, che ha già due figlie, è arrivata all’ospedale di Mälaren e ha chiesto se avrebbe avuto una bambina. Ha proseguito dicendo ai dottori che le due gravidanze precedenti si erano concluse con due aborti perchè non voleva avere un’altra femmina, e che se fosse stata una femmina anche questa, avrebbe nuovamente abortito.

I dottori hanno espresso la loro perplessità ed hanno riportato il fatto alla commissione nazionale svedese di Sanità e Welfare, richiedendo quale debba essere il comportamento dei dottori nei confronti di “pressioni per conoscere il sesso del feto” senza che vi sia una ragione medica.

La Commissione ha risposto che le richieste di aborto basate sul sesso del bambino non possono essere respinte.

Il Johnston’s Archive ha riportato che oltre il 25% delle gravidanze in Svezia hanno come esito un aborto. Vi è stato un aumento del 17% da quando è stata introdotta la pillola del giorno dopo, che fu presentata dai suoi sostenitori come un modo di ridurre gli aborti.

Grazie a Michelle, autrice del blog Rosetta Stone, che ha segnalato la notizia. Thank you Michelle!

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Una buona notizia dall’ONU

I lavori della Commissione delle Nazioni Unite su Popolazione e sviluppo si concludono senza che sia passata la proposta di includere nel documento finale l’aborto fra i diritti riproduttivi e sessuali.

Questa che segue è la mia traduzione dell’articolo di Samantha Singson, UN Commission Ends with Delegations Saying No to Abortion.

Al sorgere del sole sull’ultimo giorno dei negoziati in seno alla Commissione sulla Popolazione e lo Sviluppo (CPD) presso le Nazioni Unite (ONU) di oggi, le delegazioni sono state ancora coinvolte in un controverso dibattito in materia di “salute e diritti riproduttivi e sessuali”, che alcuni comitati radicali delle Nazioni Unite e alcune organizzazioni non governative hanno interpretato e utilizzato per promuovere l’aborto. Quando gli Stati membri dell’ONU si sono riuniti presso la riunione di chiusura per adottare il documento, alcune delegazioni hanno preso la parola per chiedere l’esclusione dell’aborto dal documento.

Fino all’ultimo momento, l’espressione contestata “salute e diritti riproduttivi e sessuali” era rimasta nella bozza del documento finale. Appena prima della sua adozione, l’Iran ha preso la parola opponendosi all’uso della frase, rilevando che non era mai stata inclusa prima in alcun documento negoziato delle Nazioni Unite. L’Iran ha sottolineato che l’espressione rimane problematica per un certo numero di delegazioni e ha esortato la Commissione a tornare all’espressione precedentemente concordata e attentamente negoziata nel Programma d’Azione della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo sviluppo (ICPD) del 1994, la cui interpretazione comune non include il diritto all’aborto.

Nel tentativo di ottenere un accordo, il presidente del Messico ha sospeso l’incontro e dopo venti minuti, è tornato in aula e ha annunciato che la proposta dell’Iran sarebbe stata accettata, e che il termine “salute e diritti riproduttivi e sessuali” sarebbe stato rimosso dal testo. Il documento è stato poi adottato a maggioranza.

Numerose delegazioni, tuttavia, sono andate oltre e hanno rilasciato dichiarazioni al fine di escludere esplicitamente l’aborto dal documento della CPD e per ribadire che il documento non ha creato nuovi diritti. Comore, Perù, Polonia, Irlanda, Cile, la Santa Sede, Malta, Saint Lucia hanno preso la parola contro le altre espressioni correlate alla salute riproduttiva, come “diritti riproduttivi”, “servizi di salute riproduttiva” e “salute sessuale e riproduttiva” e hanno sottolineato che questi non potevano essere interpretati in modo da “sostenere, difendere o promuovere” l’aborto.

L’ambasciatore di Malta ha dichiarato che la sua delegazione trova più difficile accettare le risoluzioni di organismi delle Nazioni Unite come il CPD dove siano presenti ripetuti tentativi di espandere il concetto di “salute riproduttiva” fino a includere l’aborto.

Saint Lucia ha fatto una esplicita opposizione all’espressione “aborto sicuro”, perché il termine potrebbe “dare l’impressione che l’aborto sia una procedura completamente priva di rischi medici e psicologici.” Saint Lucia ha anche evidenziato una disposizione del documento della CPD, in cui si invitano gli Stati in cui l’aborto è legale a “formare e attrezzare i fornitori di servizi sanitari e adottare le misure necessarie per garantire che tale aborto sia sicuro e accessibile.” Il rappresentante di Saint Lucia ha sottolineato che la sua delegazione intende questa disposizione come priva di effetto sul diritto degli operatori sanitari di rifiutarsi di eeguire o portecipare ad aborti per una questione di coscienza, affermando: “Ancora una volta, non vengono creati o riconosciuti nuovi diritti in questo documento, e il diritto universale di coscienza non può in alcun modo essere scavalcato o indebolito.”

Solo il rappresentante della Norvegia ha espresso rammarico che il termine “diritti sessuali e riproduttivi” non sia stato accolto nel testo, dicendo che nel suo paese vi è un ampio accesso all’aborto e praticamente nessun effetto negativo sulle donne.

La prossima riunione della CPD si terrà nel mese di aprile 2010.

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Un appello del Foglio contro la Ru486

Appello de IlFoglio -17 dicembre 2008 – Cosa è la pillola Ru486 e perché bisogna fermarla – La Ru486 non è una medicina. Non cura alcuna malattia. Non aiuta la vita, la stronca sul nascere. La Ru486 non è amichevole nei confronti delle donne. Non realizza in alcun modo un aborto indolore, posto che sia possibile realizzarlo. E’ al contrario un sistema abortivo altamente controverso anche dal punto di vista della sua sicurezza ed efficienza clinica. Più importante ancora, la pillola abortiva tende a deresponsabilizzare il sistema medico, e a ridurlo a dispensario di veleni, e lascia sole le donne, inducendole a una sofferenza fisica e psichica prolungata e domestica, molto simile alle vecchie procedure dell’aborto clandestino. Per queste ragioni etiche siamo contrari alla pillola Ru486 e alla sua introduzione in Italia, anche perché la sua utilizzazione è incompatibile con le norme della legge 194/1978. E pensiamo che occorra fare di tutto, ciascuno nelle forme pertinenti il proprio ruolo, per impedirla.

Per aderire all’appello basta inviare una e-mail con i propri dati all’indirizzo appelloRu@ilfoglio.it

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