La convinzione essenziale

Picture of Father Stanley L. Jaki

Stanley L. Jaki (Photo credit: Wikipedia)

La strada della scienza e le vie verso Dio costituiscono un unico percorso intellettuale: una scienza fattibile è nata solo all’interno di una matrice culturale permeata dalla ferma convinzione che la mente umana fosse capace di individuare nel regno delle cose e delle persone un segno del loro creatore.

Tutti i grandi progressi creativi della scienza sono stati compiuti nel quadro di un’epistemologia strettamente imparentata con tale convinzione.

Di più: ogni volta che questa epistemologia ha incontrato un’opposizione abbastanza forte e coerente, l’attività scientifica è rimasta evidentemente priva di solide basi.

(S. L. Jaki, “La strada della scienza e le vie verso Dio”)

Perché i cristiani amano le scienze (4)

Questo è il quarto motivo: la scienza presuppone che la realtà esiste!

Bella scoperta, direte voi. E avete ragione: da quando esistono i calli e il mal di denti, ogni dubbio al riguardo dovrebbe essere svanito. E invece no: da qualche secolo a questa parte, come può abbondantemente raccontarvi Orsobruno, una parte della filosofia occidentale ama baloccarsi con la bella pensata che il reale sia innanzitutto l’insieme delle rappresentazioni della mia coscienza, e che al di fuori del mio pensiero le cose perdano consistenza e al limite la propria stessa realtà: come a dire, se non ci sono io che la penso, puff! la realtà non c’è più.

E’ un’ipotesi che dall’età di otto-nove mesi (quando si comincia a giocare a bau-cette!, per intenderci) dovrebbe essere già stata superata; e invece no, perchè fa figo che la cosiddetta realtà sia a mia immagine e somiglianza… e fa anche un gran comodo… guarda caso, ai dittatori di tutti i colori.

La ricerca scientifica, per il solo fatto di esistere, testimonia la certezza del senso comune circa l’esistenza reale di… beh, tutto quanto, là fuori. I colori delle rane, le spore delle felci, i vermi degli abissi, la dorsale medio-atlantica. Un baluardo a favore di un much needed realismo filosofico. Se no, chi glielo fa fare? tutta quella fatica, tutti quei soldi, tutto quel tempo, per studiare qualcosa che forse non c’è.

foto Flickr

Non sparate sull’evoluzionista!

Qualche stralcio dall’ottimo articolo di Amerigo Barzaghi, tratto da Il Sussidiario.net, DARWIN/ La Chiesa alla tavola alta dell’evoluzione: inutile dire che vi invito a leggerlo tutto!

La posizione della Chiesa è molto distante da quelle correnti tipicamente americane contro cui gli evoluzionisti combattono in modo convinto: niente fondamentalismi biblici, e niente Intelligent Design. Di entrambi gli argomenti si è parlato, senza però condividerne i concetti cardine ed anzi criticandoli fermamente: un’invasione teologica in ambito biologico non è utile né ad una scienza che voglia definirsi veramente tale né ad una seria riflessione teologica, che si avvale di altre metodologie per la sua indagine. Ed è mancata anche quella attitudine di un certo tipo di scientismo, non infrequente tra alcuni scienziati, che usa i risultati della scienza a sproposito per sostenere weldtanschauugen filosofiche ateistiche e materialistiche, totalizzanti ed onnicomprensive.

Questo è ciò che la povera Pokankuni si è affannata a dire e ridire, qui e altrove, in questi ultimi giorni!… Ora Pokankuni è un po’ più felice!

La biologia evoluzionistica ci offre oggi una mole impressionante di dati a suo favore. La cornice classica, la famosa Sintesi Moderna, è quindi ancora il punto di riferimento per un’indagine seria, ma con alcune novità di tutto interesse: l’affascinante disciplina dell’Evo-Devo innanzitutto (in questa occasione presentataci dal brillante e simpaticissimo Scott Gilbert), che ci insegna come il processo dello sviluppo embrionale sia importante anche per l’insorgenza di novità potenzialmente significative in termini evolutivi; in questo ambito rientrano pure le recentissime scoperte legate alla cosiddetta “eredità epigenetica”. Ma si è parlato anche di fisica, o meglio di biofisica: i processi di auto-organizzazione e di “criticità dinamica” della materia vivente sono importantissimi e da affiancare alla selezione naturale – che agisce sulle variazioni casuali che insorgono a livello del DNA – ed al già citato momento dello sviluppo embrionale.

Pokankuni sta per piangere di gioia.

Della parte filosofica invece ricordiamo l’importantissima distinzione tra naturalismo metodologico e naturalismo ontologico. Il primo è l’approccio che una qualunque scienza empirica deve adottare: per la sua indagine sulla natura, lo scienziato deve andare a caccia esclusivamente delle cause naturali soggiacenti ai fenomeni di interesse. Il secondo invece rappresenta una vera e propria interpretazione filosofica del mondo, che reputa vera solo quella parte della realtà che è indagabile empiricamente, ed attribuisce un valore ontologico solo a questa. La scienza deve adottare quindi un naturalismo metodologico, ma una posizione filosofica come quella del naturalismo ontologico non è argomentabile tramite la scienza empirica.

Pokankuni aveva già detto anche questo! (sniff! avete per caso un fazzoletto?). E dedica le righe seguenti ad Orsobruno:

L’eliminazione della metafisica (e quindi della filosofia e della teologia) non è giustificabile scientificamente sulla base dei dati che ci confermano la realtà del processo evolutivo. La teoria evolutiva non può dunque avere la pretesa di delegittimare le indagini di tipo filosofico e teologico. Inoltre, la concezione di teleonomia risulta essere preferibile, all’interno delle scienze naturali, rispetto a quella di teleologia: mentre la prima sottolinea bene la tendenza interna di tutti gli organismi a rimanere in vita ed a propagarsi, la seconda pertiene agli ambiti filosofici e teologici, che possono legittimamente interrogarsi sulle direzionalità della storia, comprese quelle escatologiche tipiche della tradizione cattolica.

E già che c’è, Pokankuni pensa che al maritino piaceranno anche le righe seguenti:

E’ stato ricordato come siano da distinguere le cause seconde dalle cause prime. L’indagine del mondo naturale ci permette l’accesso alle cause seconde. L’indagine sulle cause prime è però di pertinenza filosofica e teologica. In questo senso, è possibile accettare unitamente il concetto di creazione della realtà da parte di un Essere superiore e quello dell’evoluzione, intesa come il dispiegarsi delle cause seconde a partire dall’atto di creazione originario da parte della causa prima. I concetti di creazione e di evoluzione non sono quindi mutuamente esclusivi. Possono coesistere, e sono conoscibili tramite due approcci alla realtà diversi: il mondo è conoscibile tramite la scienza empirica; ma la ragione umana possiede anche una potenzialità autoriflessiva e di indagine speculativa che, unitamente all’esperienza religiosa elementare che lo caratterizza, gli permette anche di interrogarsi sulla causa prima.

E sebbene siamo già in quaresima, lasciatemi dire: Amen, alleluia!!!

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Un’ottima ragione per non mantenere una promessa

…è che qualcuno abbia già fatto – mooooolto meglio di me! – quello che io avrei voluto fare, e che a questo punto mi guarderò bene dal fare!

Avevo promesso, infatti, a FigliolProdigo (un commentatore in un post di qualche giorno fa, con cui ho intessuto uno scambio di opinioni sull’evoluzione) che avrei raccolto in un sito web a parte una raccolta di testi di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e di autorità delle gerarchie cattoliche in merito a questo (darwinismo e dintorni) e ad altri temi “caldi” nei rapporti fra scienza e fede.

E in effetti avevo anche cominciato a lavorarci su, fra una verifica da correggere e un risotto da cucinare… non so se riuscite ad immaginare la titanicità dell’impresa… ma del resto “delirio di onnipotenza” è il mio secondo nome! :o)

Ebbene, scopro ora – grazie ad un link nell’articolo di Mario Gargantini sul “Sussidiario”, che ho riportato ieri – che il Pontificio Consiglio per la Cultura ha messo online una buona parte del proprio ponderoso Archivio, raggiungibile dalla homepage del prestigioso progetto STOQ. Più di quanto avrei mai potuto sognare!

Fra l’altro, il che non guasta, il look è in perfetto stile web2.0! Ecco qui:

Buona esplorazione!

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Le nuove avventure di Orsobruno

Il titolo del post fa pensare a un libro del mio amato Richard Scarry. Invece parliamo di blog.

Da… ieri, Orsobruno cessa la sua collaborazione con questo blog, perchè ne apre due nuovi, tutti suoi!

Il primo si chiama Filosofia e fede, e il nome non potrebbe essere più chiaro. Cito dal primo post “programmatico”:

Questo blog nasce con due obiettivi: il primo è fare conoscere e amare la Fides et ratio di Giovanni Paolo II. E’ stata scritta nel 1998, e quindi non dovrebbe esserci angolo dell’orbe terracqueo cattolico che non la applichi ormai con precisione millimetrica. Vi risulta? A me proprio per niente. (…) Cercheremo di fare esempi, mostrare applicazioni, dire quelle cosette stupide che un Papa non può dire, ma un cristiano da marciapiede sì, e un teologo può ascoltare benignamente. E siccome per il Battesimo siamo tutti potenzialmente teologi, la faccenda non è troppo da élite. (…)
Il secondo obiettivo del blog è che io ho voglia di parlare di filosofia a tutto campo, anche parecchio di teologia (la teologia morale no: non mi appassiona particolarmente e d’altra parte, per fortuna, viene trattata in tantissimi altri blog e forum, per cui la Chiesa non ne resterà sprovvista…) e mi piacerebbe, col tempo, trovare qualcuno che voglia dialogare con me, non necessariamente cattolico né cristiano: basta che non abbia voglia di offendere.

Il secondo nuovo blog di Orsobruno si chiama Creaturalità, e stavolta il nome è forse un tantino più criptico. Ma nel primo post tutto diventa chiarissimo:

Ecco l’obiettivo, il programma di questo blog: fare una grande, lunga immersione nella realtà. Per scoprire che non c’è niente di più bello della realtà. In particolare, cercheremo di esplorare la realtà del nostro essere creature: piccole, fragili, peccatrici, miserabili. Che però, nel momento in cui si riconoscono tali, attraggono irresistibilmente tutta la Grandezza, la Potenza, la Grazia, la Tenerezza del Dio infinitamente Misericordioso. Intendiamoci: Dio ci ama anche se lo rifiutiamo, o se neghiamo i nostri peccati. Ma se rientriamo nella realtà – l’umiltà è semplice riconoscimento di realtà, nè più nè meno – Dio ci stringe a Sè e ci colma delle Sue grazie. Perchè l’abisso chiama l’abisso.

Inutile dire – ma lo dico lo stesso – che vi invito a visitarli e, se ciò che scrive vi piace, a lasciargli un segno tangibile del vostro apprezzamento… no, non soldi, bensì commenti!

Buona lettura!

la foto è di M. Plonsky.

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