Proibito battezzare?

Parla un musulmano convertito a Cristo, di Bernardo Cervellera

Facendosi riprendere da una TV a pieno viso – col rischio di essere riconosciuto e perseguito per “apostasia” – Mohammed Christophe riafferma il valore della conversione e del battesimo. Ma diversi vescovi e sacerdoti nei Paesi a maggioranza islamica rifiutano il battesimo ai musulmani che vogliono diventare cristiani. Eppure convertirsi significa una rivoluzione nel rapporto con Dio che è Padre; con Gesù che mi dona la sua vita; abbandonando tutto a rischio di persecuzione e di morte per apostasia. 

Roma (AsiaNews) – Nei giorni scorsi il sito di Notre Dame de Kabylie ha diffuso un video in cui un ex musulmano, Mohammed Christophe Bilek, racconta la sua conversione al cristianesimo. Il video è tratto dalla trasmissione “Dieu merci (Grazie a Dio)”, sul tema della “Persecuzione dei cristiani”, per la catena televisiva Direct 8.

Mohammed Christophe Bilek è nato in Algeria nel 1950 e vive in Francia dal 1961. È l’autore di due libri, “Un algerino non troppo cattolico” (1999, Cerf) e “Sant’Agostino raccontato a mia figlia”. Dagli anni ’90 egli è anche il responsabile del sito Notre Dame de Kabylie, per l’evangelizzazione dei musulmani e il dialogo islamo-cristiano. Continua a leggere

Per il Pakistan

Di Pakistan parliamo spesso, qui in occidente. Chissà se bin Laden si nasconde lì… Le minacce latenti di guerra con l’India… Le persecuzioni ai cristiani…

Ora, tuttavia, dovremmo parlarne molto di più.

AsiaNews riferisce che

Flood in Alipur, Pakistan 2010 2

Flood in Alipur, Pakistan 2010 2 (Photo credit: Wikipedia)

… Da giorni Islamabad ha riconosciuto di non avere mezzi sufficienti per affrontare la catastrofe: nel meridionale Sindh migliaia di famiglie non hanno nemmeno un riparo e sono accampate su banchine e strade in alto, esposte a sole e pioggia, prive di tutto: l’acqua ha distrutto coltivazioni, bestiame, strade e infrastrutture, almeno 6mila villaggi sono stati cancellati. Si prevede che il monsone possa continuare per un altro mese e per i profughi la situazione è ogni giorno più dura: intanto per oggi e domani sono attese nuove pesanti piogge, il fiume Indo ha una portata d’acqua almeno 10 volte superiore al normale ed è elevato il rischio di nuove inondazioni, anzitutto nelle zone basse di Hyderabad, 1,6 milioni di persone e 6° maggior città del Paese, tuttora protetta da una diga che però potrebbe non reggere un’ulteriore spinta delle acque.
Abdullah Hussain Haroon, ambasciatore pakistano presso l’Onu, conferma che nelle zone colpite ci sono casi di colera e che “è alto il pericolo di epidemia”.

Che fare, dunque? Quello che possiamo. Sicuramente pregare: tanto! E poi, chi può, metta mano al portafoglio… Fra l’altro, i talebani già si stanno muovendo: nello stesso articolo si riferisce che, secondo John Holmes, capo degli Aiuti umanitari delle Nazioni Unite,

… si deve anche vigilare perché il terrorismo talebano “sta tentando di mettere di un piede di nuovo [nella regione] facendo apparire alla popolazione che loro sono attivi in queste zone isolate”.

In una dichiarazione del 10 agosto i talebani locali hanno descritto l’inondazione come “una punizione divina” per il Paese per avere accettato un leader secolare eletto e hanno sollecitato la gente a non accettare aiuti stranieri. Fonti militari confermano che i ribelli, già cacciati dalla regione, nelle ultime 2 settimane hanno incrementato gli attacchi nell’area alluvionata. Inoltre fanno a gara con il governo nel mandare aiuti in alcune zone, come quella degli etnici Pashtun.

Jean-Maurice Ripert, inviato Onu in Pakistan, ammonisce che “la miseria della popolazione può essere sfruttata da chi ha organizzazione politica o militante”.

Qui le iniziative già in atto della Caritas italiana per il Pakistan e tutti i riferimenti utili a chi vuole dare una mano.

“Non dobbiamo temere l’islam”

ZENIT – Cardinal Tauran: “Non dobbiamo temere l’islam”.

GRANADA, giovedì, 18 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il Cardinale Jean Louis Tauran, risponde “no” alla domanda “Bisogna avere paura dell’islam?”, titolo della conferenza che ha pronunciato il 10 febbraio a Granada (Spagna). Continua a leggere

La paura è l’esatto contrario della fede

La paura dell’­Eurabia­ sembra in verità solo un fatto conseguente a un fenomeno ancora più radicale: la secolarizzazione quasi totale di un paese che, fino all’ultima guerra, era cattolico o protestante, comunque cristiano. Un crollo: solo il 7 per cento dei cattolici oggi va a messa la domenica. Viene battezzato il 16 per cento dei bambini. Su nozze gay ed eutanasia l’Olanda­ è stata pioniera. ­”Dopo il Concilio Vaticano II – dice il professor Wim Peeters, insegnante al seminario della diocesi di Haarlem-Amsterdam – la Chiesa olandese­ è entrata in una crisi profonda. La generazione degli anni Cinquanta se n’è andata, e ha dimenticato di educare i suoi figli”. Nel 1964 anche l’insegnamento religioso nelle scuole­ è stato abolito. Due generazioni di olandesi hanno dimenticato l’alfabeto cristiano. Nel registro del seminario di Haarlem, il numero dei preti ordinati precipita alla fine degli anni Sessanta. Nel 1968, nemmeno uno. “­Io credo – dice Peeters – che non avremmo niente da temere dall’islam, se fossimo cristiani. E spesso sembra che gli olandesi oggi abbiano paura di tutto: di avere figli, come degli immigrati. Ma la paura è l’esatto contrario della fede

da In Olanda non c’è più posto per il bambino Gesù. O invece sì, di Marina Corradi, pubblicato su Avvenire lo scorso 23 dicembre. Il grassetto è mio.

Una chiesa di Amsterdam riflessa in una pozzanghera, nei giorni di Natale. Foto di AmsterS@m su Flickr

Una discussione su Facebook

Due giorni fa, un amico (che per rispettare la sua privacy chiamerò XY) propone su Facebook un link al sito web del Gornale, in cui vengono riproposte alcune pagine dell’ultima Oriana Fallaci, commentate dall’articolista dicendo che si starebbe avverando ciò che predisse sul pericolo dell’Islam contro il mondo occidentale. Il mio amico aggiunge semplicemente: “per riflettere”.
E io rifletto. Poiché lo conosco bene da anni, come un cristiano cattolico molto ma molto migliore, più impegnato e più intenso di me, mi sento ferita dal messaggio profondamente non-cristiano che le voci come quelle della Fallaci diffondono, trovando un’eco vasta e convinta anche, appunto, fra cristiani davvero …insospettabili. Mentre altri amici cliccano su “mi piace” per manifestare a XY la loro approvazione, nella maniera spiccia e simpatica tipica di Faceboook, io metto mano alla tastiera e gli dico il mio sconcerto. Questo è il botta-e-risposta che ne segue. Continua a leggere