Non più altro

L’Incarnazione ricuce l’unica reale cesura esistente: quella fra Creatore e creazione.

L’uomo nella sua unicità di natura corporea e spirituale insieme, non è davvero radicalmente altro rispetto ad ogni altra parte del creato: siamo impastati di stelle morenti e di stelle marine tanto quanto imparentati con le creature angeliche. L’unico nostro radicalmente Altro è Dio, nonostante siamo modellati a Sua immagine e somiglianza.

Ebbene,  l’Incarnazione, che tende e culmina col Mistero Pasquale, contraddice “inconcepibilmente” proprio quella cesura. In questo senso credo stia quella frase di Cristo, “Si exaltatus fuero a terra, omnia traham at Meipsum”: “omnia” è proprio l’uomo concatenato al resto del creato, che insieme all’uomo viene risucchiato per così dire nel seno di Dio, misteriosamente ma realissimamente.

In Cristo – in un certo senso – ogni cristallo giacente nelle viscere di un esopianeta, ogni lichene,  moscerino,  iguana, ogni spugnetta per lavare i piatti, ogni muro di mattoni ed ogni invenzione umana, in Lui con Lui e per Lui siedono alla destra di Dio Padre onnipotente, in eterno.

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Ascensione

dal libro “Liberare l’amore” di don Ugo Borghello, ed. Ares:

(p. 324) Il giorno dell’Ascensione [i Suoi discepoli] credono che sia finalmente giunto il grande momento: Gesù li ha radunati tutti sul monte; è chiaro che ora marcerà su Gerusalemme: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?” (At 1,6) Ma Gesù li delude e sale al cielo (…).

(p.325) L’Ascensione, per come la si può cogliere dopo Pentecoste, cioè con il dono dello Spirito che svela il senso della Morte-Risurrezione-Ascensione, è l’ultimo atto della vita terrena di Gesù. E proprio dall’ultimo atto, come per ogni avventura, si può cogliere il senso degli atti precedenti. (…) Occorre vedere tutta la vita di Gesù e tutto l’Antico Testamento a partire dalla luce dell’ultimo atto. L’Ascensione non è gloria umana, ma l’estrema umiliazione, pienamente libera e voluta da Cristo secondo il disegno del Padre (…).

(p.331) Gesù accetta la somma ingiustizia [della Croce]; Gesù attraversa con piena sensibilità ogni nostra possibile sventura. E non è un attraversamento momentaneo; fa dell’estrema sventura la sua definitiva dimora sulla terra. La Croce è abissale, è radicale, è attuale. La Risurrezione non cancella la Croce, la consacra per sempre. “Non mi vedrete più”: rimarrò per il mio popolo il “rigettato”, il più grande sconfitto. E ciò si rende manifesto nell’Ascensione, che non è allontanamento fisico dai discepoli: è l’inaugurazione definitiva della presenza escatologica, della vittoria dell’amore innocente su ogni altro metro di salvezza. E’ l’uomo che diventa l’Io Sono, che prende il nome di Dio, per sempre: è la vita nell’amore puro, fedele. (…) Lui che muore alla considerazione di ogni uomo peccatore, di ogni suo simile, del suo popolo e dei suoi capi, è l’Io Sono, l’uomo che è Dio!, l’uomo eterno, l’uomo eternamente salvato, nell’Amore; è il vero Salvatore.

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