Dall’apostolo Tommaso a Facebook: il Cristianesimo è giovanissimo

Ho trovato queste immagini per caso su Facebook. Vengono dal profilo di un giovane ingegnere cattolico che vive nel Kerala, nell’India sud-occidentale.

Queste sono le terre evangelizzate da san Tommaso apostolo, a partire dal 52 d.C.  Qui  sorse la prima diocesi dell’India, nel 1329. In Kerala il 19% della popolazione è cristiana, suddivisa fra diversi riti: cattolici di tradizione siriaca o latina (circa otto milioni), ortodossi e riformati.

Ed ecco i frutti della predicazione di Tommaso, quasi duemila anni dopo: giornata di Prime Comunioni in India!

Il colpo d’occhio dell’ultima foto è per me impressionante. Quanti sono questi ragazzi? Che dono meraviglioso saranno per il loro Paese, e per tutto il mondo!

E chissà, forse qualcuno di loro domani riporterà un po’ di speranza, la speranza stessa di Cristo, a questa Europa sempre più vecchia, sterile e triste.

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Per fare scienza ci vuole fede, speranza e amore

da Zenit: Vi spiego perché alcuni Gesuiti diventano astronomi – La bellezza della conoscenza “inutile”

Hubble's butterfly

Il mondo dell’astronomia è un microcosmo che riflette il modo in cui troviamo le motivazioni per svolgere attività che non comportano profitti evidenti, in termini di finanza o di potere. Non c’è alcun vantaggio evidente, ad esempio, nella conoscenza della gamma dei cluster (grappoli) di stelle. Dove dunque noi astronomi troviamo la motivazione per lavorare insieme su cose che nessuno di noi potrebbe fare da solo? Che cosa ci sostiene, momento dopo momento, nella nostra ricerca?

Il senso di queste domande consiste nel capire come la scienza incontra la religione. È un luogo comune parlare della “guerra senza fine tra scienza e religione”, e un modo comune di risolvere questa “guerra” è affermare che la scienza e la religione hanno ciascuna il proprio campo di applicazione.

Secondo la definizione di Steven Jay Gould, i loro «magisteri non sono sovrapposti». Coloro che mettono una barriera tra scienza e religione dimenticano un aspetto molto importante. Scienza e religione si incontrano senza dubbio almeno in un punto: in quell’essere umano che è lo scienziato, le cui motivazioni e aspirazioni fondamentali, che lo spingono a dedicarsi a quella scienza, sono più o meno apertamente di natura religiosa, e i cui presupposti religiosi sull’universo costituiscono i fondamenti del ragionamento scientifico. (…)

Come ci ricordano i teologi, ogni eresia si basa su una importante verità. Per affermare che non credono in Dio, gli atei devono avere un’immagine piuttosto chiara del dio che rifiutano. E il dio che rifiutano è probabilmente un dio che merita di essere ricusato, molto distante dal Dio che noi credenti abbiamo sperimentato e accolto. Noi crediamo in Dio rispondendo a un’esperienza, non per cieca fede in un libro o in un guru; la nostra fede comporta una personale esperienza di Dio. In tal senso il credente non è diverso da uno scienziato, che osserva e poi cerca di dare una spiegazione a ciò che ha osservato. Nel rifiutare l’intervento del soprannaturale nell’universo, la scienza rifiuta un dio del caos, senza leggi, che agisce per capriccio, in modo insensato. Ma anche il cristianesimo lo rifiuta. Anche se il Dio della Genesi crea con un fiat (“sia”), non lo fa a caso, ma con logica. La maggior parte degli scienziati non sono atei nel senso stretto della parola. La percentuale di scienziati che vanno in chiesa la domenica — o in sinagoga il sabato o in moschea il venerdì — non è affatto diversa da quella della gente comune. Anche gli astronomi che non appartengono a una religione organizzata sono ancora, molto spesso, teisti o almeno agnostici, ovvero intuiscono l’esistenza di Dio, ma non si aspettano di conoscerlo.

Hubble's view of M15

I credenti che la diffidenza ha tenuto lontani dalla scienza potrebbero non conoscere mai la struttura della natura, come hanno fatto invece gli scienziati. D’altra parte, i credenti possono conoscere bene colui del quale gli scienziati possono soltanto intuire la natura. Il Dio della Genesi commentando la creazione la giudica buona; allo stesso modo, anche i più atei tra gli scienziati sperimentano un senso di gioia, una semplice felicità, una sensazione di verità, quando scoprono l’eleganza della natura riflessa nelle leggi della scienza. (…)

Il lavoro scientifico dell’astronomia dimostra che l’intero universo si basa su leggi divine, che danno vita a un insieme piacevole e coerente; la bellezza delle stelle e delle nebulose regolate da queste leggi è l’espressione di tale gioiosa armonia e dà la motivazione per tale impegno.

Ma svolgere concretamente quel lavoro richiede molto di più. Oggi è necessaria una stretta familiarità con la matematica e la fisica, con la chimica e la biologia. Non solo. Il lavoro dell’astronomo si basa anche sulle tre virtù descritte da san Paolo. Per occuparsi di scienza, bisogna accettare i tre princìpi di fede, speranza e amore, che sono indubbiamente di natura religiosa. Si può infatti affermare che essi sono specificamente cristiani. Senza dubbio sono princìpi in cui non tutte le religioni necessariamente credono. (…)

E così il nostro lavoro continua, sia al telescopio sia nei nostri nuovi uffici nei giardini pontifici fuori Roma; e la Chiesa continua a sostenere attivamente la nostra scienza. Il Vaticano mantiene un Osservatorio e chiede ai gesuiti di dotarlo di personale, al fine di mostrare al mondo in maniera visibile che non ha paura della scienza, ma piuttosto ne sposa la causa: questo sulla base della lunga tradizione che considera la conoscenza della creazione come un percorso verso il Creatore.

Hubble view of NGC 2442

E le ragioni per cui siamo astronomi sono antiche come le stelle stesse, espresse in poesia da quando i poeti cominciarono a scrivere. Il profeta Baruc scriveva: «Le stelle brillano nei loro posti di guardia e hanno gioito; egli le ha chiamate ed hanno risposto: “Eccoci”, e hanno brillato di gioia per colui che le ha create» (Baruc , 3, 34-35). Sant’Ignazio scrisse che «la sua consolazione più grande era guardare il cielo e le stelle, che contemplava spesso e per lungo tempo, perché da questo gli nasceva dentro un fortissimo impulso a servire il Nostro Salvatore» (Autobiografia). Chiamiamola consolazione; chiamiamola gioia; chiamiamolo amore. È di stagione tutto l’anno. È lo studio dell’universo, di «tutte le cose» dove troviamo Dio. È il lavoro dell’Osservatorio vaticano. È il lavoro di ogni Osservatorio. Noi lo chiamiamo astronomia.

(©L’Osservatore Romano 28 luglio 2012)

Com’è trendy la morte

Da giorni vado rimuginando sul tema improvvisamente diventato di moda, sul nuovo trend mediatico: ammazzarsi. 

Il suicidio è diventato chic?

The Dance of Death (1493) by Michael Wolgemut,...

The Dance of Death (1493) by Michael Wolgemut, from the Liber chronicarum by Hartmann Schedel. (Photo credit: Wikipedia)

Ci hanno riportato o rievocato in rapida sequenza i suicidi di un anziano regista, di un maturo sacerdote svergognato da uno show televisivo, di un diacono la cui ordinazione sacerdotale era stata rimandata, quello “per interposta persona” di due disabili gravissimi, uno in grado di manifestare la propria volontà e l’altra invece no (e mai sapremo se davvero volesse morire)… e quello preannunciato dalla fattucchiera consultata da un celebre comico

Cosa accomuna queste morti? Solo la disperata solitudine, solo lo smarrimento totale di qualunque senso.

Tante cose avrei voluto dire su questa grande Danse Macabre, ma infine ho deciso di far parlare altre due voci.

La prima è di don Eligio Ciapparella, che scrive al direttore di Avvenire. Copincollo un brano della sua lettera. I grassetti li ho messi io.

A noi non è lecito tacere. Domenica scorsa la Liturgia ci ricordava a proposito del Battista: «Voce di uno che grida nel deserto…», e il suo grido non scherzava: «Razza di vipere…». Anche oggi c’è tanto deserto, soprattutto deserto nei cuori, pieni di sabbia. Ma noi gridiamo. Pure la vicenda del regista Monicelli, con la sua morte violenta di suicidio, ha visto persone autorevoli insinuare, subdolamente, un’esaltazione e stima per quell’atto. Ora, è chiaro che si deve avere per l’uomo Monicelli lo sguardo misericordioso che Dio ha su ciascuno di noi, a partire da me. Ma se poi qualcuno definisce il suicidio «manifestazione di forte personalità», «estremo scatto di volontà», «l’ultimo colpo di teatro», «non ha voluto lasciarsi morire», «gesto eroico…», allora noi non possiamo tacere per evitare di giudicare l’atto pur rispettando l’uomo. Il gesto eroico è quello di mia madre e di tante persone che con coraggio e dignità hanno affrontato una grave malattia. Altrimenti… un giorno Englaro, un altro Monicelli, un altro la Nannini… e tutto diventa uguale a niente. Anzi, come ti permetti di contestare? A onor del vero non capisco neppure tanti cristiani che sostengono, scrivendo o parlando, che bisogna abbassare i toni, che non bisogna fare clamore, che la fede è una testimonianza silenziosa… ma dai! Dobbiamo amare l’uomo e fino in fondo, nella sua verità ultima. È quello che fa il Papa, con instancabile tenacia: «Guai a me se non evangelizzassi!». La storia del cristianesimo è ricca di testimoni e di santi. Certo parlava la loro vita, ma quanto usavano anche la parola. E, se non li lasciavano parlare, parlavano lo stesso e anche forte.

La seconda voce è del vescovo di Cremona, che scrive in occasione dei funerali del suo sacerdote, quello crocifisso dalle Iene. Grassetti miei.

Il cristiano … non teme di chiedere perdono, perché alla radice sa di trovare il cuore di Qualcuno che è più grande di lui: il cuore di Dio. È su questa certezza che si gioca la nostra fede! Per questo l’apostolo Giovanni nella prima lettura (1Gv 3,16-23), dopo averci ricordato che Dio è più grande del nostro cuore, dice che ciò che è essenziale è credere nel Figlio di Dio. Eppure credere in un figlio di Dio che è fatto così e si manifesta in un certo modo non è sempre facile: noi uomini abbiamo altri schemi e parametri, altri criteri di giudizio. Ecco perché, giustamente, il Signore nel Vangelo appena proclamato (Mt 9, 9-13) ci raccomanda: «Andate a imparare che cosa significhi “Misericordia io voglio, non sacrifici”». Questo imperativo di Gesù lo sentiamo indirizzato a noi tutti: sacerdoti e fedeli. E lo sentissero anche quanti, detenendo il potere dei mass-media, si permettono di scrivere di tutto e di tutti, senza pensare alla verità degli uomini, né alle loro sofferenze, né alle loro speranze.

Aggiornamento: sul tema, dovreste assolutamente leggere questo.

CIMABUE Crucifix, 1268-71 by carulmare

CIMABUE Crucifix, 1268-71 a photo by carulmare on Flickr.

Il dolore insensato e la speranza

ANSA CRONACA, SAVONA – Il cadavere di una donna di 30 anni di nazionalita’ polacca, che da anni viveva in Italia, e’ stato trovato stamani in un appartamento al terzo piano in via dell’Oratorio nei pressi dell’ufficio postale di Albissola Marina. La donna, separata e madre di due bambini di 4 e 6 anni, e’ stata trovata accoltellata in bagno.

Sono stati i figli della donna a dare l’allarme: sono andati dai vicini chiedendo aiuto perche’ la mamma stava male. La donna è stata raggiunta da più coltellate, ma quello mortale sarebbe stato un fendente che l’ha raggiunta alla gola.

Non so a voi, ma a me risulta terribilmente facile immaginarmi tutto questo.

Ho sei anni, mi sveglio un mattino, e noto un silenzio strano, la mamma non è venuta a svegliarmi per andare a scuola, non sta sfaccendando in giro per casa. Come mai? Anche il mio fratellino non è andato all’asilo, è lì che dorme, coi capelli arruffati e la coperta scivolata per terra.

Confusa e intontita prima chiamo mamma un po’ di volte, poi più lucida mi alzo e cerco un po’, poi vado in bagno per fare la pipì  e trovo la mamma lì per terra, tutta insanguinata, la chiamo di nuovo ma a voce più bassa e poi capisco che chiamarla ancora non serve a niente.

Intanto si è svegliato anche mio fratello, fa per entrare di corsa in bagno ma si ferma di botto sulla porta vedendo che sono scoppiata a piangere. Comincia a chiedermi “cosa c’è, cos’è che hai, perché la mamma è per terra”, non so che dirgli, ho tanta paura, una paura enorme, e ho mal di pancia e mi gira la testa.  Adesso piange anche lui, devo fare qualcosa per calmarlo, cosa posso fare? Chi può aiutarmi? Mi viene un’idea, vado dalla signora dell’appartamento di fronte, ho ancora i piedi nudi e quando cammino nel corridoio vedo che sono tutti sporchi di sangue sotto, lascio le impronte, e stavo pure per scivolare. Sul pianerottolo ho freddo e mi scappa la pipì, il fratellino mi ha raggiunto e mi prende per mano stando un po’ dietro di me, devo fare questa cosa, suono il campanello, la signora ci mette un bel po’ a venire ad aprire, mi scappa tantissimo… ricomincio a piangere, e dico non so bene cosa alla signora, la mamma sta male può venire ad aiutarci per favore?…

Ecco, continuo a pensare a questa creatura di sei anni, non so neanche se è un bambino o una bambina, che è dovuta crescere in pochi istanti una mattina d’autunno, per amore del fratellino, proteggerlo, decidere che fare, consolarlo, spiegargli cos’è successo anche se lei stessa non lo sa e sta male da morire di paura e smarrimento. E ora è lì che pensa la mamma non c’è più, la mamma è andata in cielo, papà non so dov’è, qui in casa c’è una gran confusione e io non so dove sono i vestitini puliti per vestire mio fratello, e chi ci farà da mangiare oggi a mezzogiorno? La maestra ha detto di portare un copriquaderno verde e uno giallo lunedì, se non lo porto si arrabbia, come faccio? Voglio dare un bacio alla mamma, voglio che mi dia un bacio, chi mi darà un bacio d’ora in poi? Dove mi portano ora? Ecco che si rimette a piangere, mio fratello.

Ecco perché il Figlio di Dio ha voluto salvarci con la Croce, anche se avrebbe potuto farlo con un semplice gesto, con una lacrima o un sorriso soltanto. Ecco perché è voluto sprofondare nel dolore fisico e interiore, è voluto stare in balìa del sadismo e dello scherno, ha voluto subire un processo farsa, e prima ancora ha voluto provare il terrore, il tradimento, l’abbandono, l’eclissi di ogni speranza umana. Ed è risorto, ed è con noi giorno per giorno, per sempre. Lo ha fatto perché anche questi due piccolini di Savona non siano annientati dal dolore, ma nell’amore e nella salvezza di Lui –  che devono fluire attraverso il nostro amore – possano essere salvi. Senza di Lui, quel che è successo a quei due bambini sarebbe un dolore di inaccettabile assurdità. In Lui, c’è speranza, una meravigliosa speranza, persino per loro.

Un (altro) Nobel sbagliato

”Ritengo che la scelta di Robert Edward sia completamente fuori luogo” e i ”motivi di perplessità non sono pochi”. Lo afferma all’ANSA il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Ignacio Carrasco de Paula.

English: 8-cell human embryo, day 3

Embrione umano fatto di 8 cellule (Photo credit: Wikipedia)

”Innanzitutto – afferma mons. Carrasco spiegando la sua opposizione alla nomina del professore a cui pure riconosce alcuni meriti scientifici – senza Edwards non ci sarebbe il mercato degli ovociti con il relativo commercio di milioni di ovociti; secondo, senza Edwards non ci sarebbero in tutto il mondo un gran numero di congelatori pieni di embrioni che nel migliore dei casi sono in attesa di essere trasferiti negli uteri ma che più probabilmente finiranno per essere abbandonati o per morire e questo è un problema la cui responsabilita’ e’ del neo-premio Nobel”.

Infine, sottolinea il presidente della Accademia per la Vita, ”senza Edwards non ci sarebbe l’attuale stato confusionale della procreazione assistita con situazioni incomprensibili come figli nati da nonne o mamme in affitto”.

Con la fecondazione in vitro, ”in conclusione – aggiunge mons. Carrasco – direi che Edwards non ha in fondo risolto il problema dell’infertilità, che è un problema serio, né dal punto di vista patologico né epidemiologio. Insomma non é entrato nel problema, ha trovato una soluzione scavalcando il problema dell’infertilita”’. ”Bisogna aspettare – conclude – che la ricerca dia un’altra soluzione, anche più economica e quindi più accessibile della fecondazione in vitro, che tra l’altro presenta costi ingenti”. (Da IL VATICANO CONFERMA PERPLESSITA’ MORALI – Politica – ANSA.it.)

Tra i favoriti del 2010 c’era anche il giapponese Shinya Yamanaka, inventore di una tecnica per ottenere cellule staminali simili a quelle che compongono gli embrioni ma partendo da tessuto di individui adulti, senza il dilemma morale legata all’utilizzo delle cellule embrionali. (Da Medicina, il Nobel a Edwards – Repubblica.it)

Ma tu guarda la coincidenza!

Mamme nonne, uteri in affitto, figli di coppie omosessuali, donne fecondate con il seme del compagno morto, donatrici di ovociti a pagamento: nei suoi 32 anni di storia la fecondazione artificiale ha portato, accanto a tanti successi, anche a situazioni estreme che ripetutamente continuano a sollevare perplessità etiche. I dubbi riguardano le applicazioni di una tecnica che dal 1978, anno di nascita della prima bambina in provetta, Louise Brown, ha fatto nascere nel mondo circa 4 milioni di bambini. Banca del seme. E’ trascorso appena un anno dalla nascita di Louise Brown quando negli Stati Uniti si inaugura la prima banca del seme che, di fatto, si basa sul presupposto che possa esistere la fecondazione eterologa, ossia con seme da donatore esterno alla coppia. Utero in affitto. Sempre negli Usa si registra nel 1984 il primo caso di utero in affitto e nasce il primo bambino da una donna che non è la madre genetica. In Italia il primo caso analogo è del 1994, quando una donna di 45 anni offre il proprio utero in prestito alla figlia di 23 anni, che non poteva avere bambini. Mamme nonne. Nel 1992 in Italia è una ex-ostetrica di 61 anni la prima ”mamma nonna” e fa parte del centinaio di donne che hanno già tentato di diventare madri in menopausa. Sempre in Italia, un anno più tardi una donna di 63 anni diventa mamma. Fecondazione in vitro da genitore morto. Risale al 1995 un caso di utero in affitto molto particolare: una bambina nasce in Italia due anni dopo la morte della mamma perché un ovulo della madre naturale, prelevato quando questa era in vita e fecondato con il seme del padre, era stato impiantato nell’utero della zia paterna. Nascono nello stesso periodo due gemelli nati dopo che la madre è stata fecondata con il seme del marito, morto di tumore. Intanto compaiono i primi annunci di donne che si offrono di donare i propri ovociti. 3mila embrioni distrutti in Gran Bretagna. Nella storia della fecondazione artificiale hanno fatto discutere anche i 3.000 embrioni congelati distrutti nel 1996 in Gran Bretagna allo scadere del periodo di 5 anni previsto dalla legge come termine massimo per la conservazione. 3500 embrioni congelati in Italia. Ancora oggi in Italia sono in attesa di un ”destino” di quasi 3415 embrioni in sovrannumero ottenuti dagli interventi di fecondazione assistita, congelati e che le coppie non intendono più utilizzare. (da I casi più discussi della fecondazione assistita – Blitz quotidiano)

E manca, nell’elenco il numero sconfinato di embrioni “persi” per ogni bambino nato: almeno 8! Mancano i bimbi prematuri (non solo delle gravidanze plurigemellari), mancano i bimbi con danni dovuti proprio alla tecnica, le mamme morte per complicanze dell’iperstimolazione ovarica, i gemelli “sacrificati” perchè troppo numerosi e uccisi dopo l’impianto con aborto selettivo, le tantissime donne deluse perchè la tecnica ha un successo bassissimo, le famiglie sfasciate per un “desiderio” che ha divorato l’amore… Dimenticavo l’eugenetica: dai “fratelli farmaco” agli embrioni scartati perchè malati per arrivare a quelli scartati perchè del sesso sbagliato o a quelli prodotti con gameti scelti da cataloghi in base a intelligenza (?) del “donatore”, colore di occhi e capelli e, ovviamente, della pelle. Poi ci sarebbe da ricordare lo sfruttamento delle donne dei paesi poveri che per soldi si fanno gonfiare di ormoni per vendere i loro ovuli a ricche donne di mezz’età che non hanno avuto tempo prima di fare un figlio e si trovano con le ovaie secche e “la voglia”. (Annarosa Rossetto, in una discussione su una rete sociale)

‘Un’assegnazione che disattende tutte le problematiche di ordine etico e che rimarca che l’uomo puo’ essere ridotto da soggetto ad oggetto”. Cosi’ il presidente dell’Associazione Scienza e Vita, Lucio Romano, ha commentato alla Radio Vaticana l’assegnazione oggi del Nobel per la medicina all’inglese Robert Edwards ”per lo sviluppo della fecondazione artificiale”. Il prof. Romano sottolinea anche l’inaccettabilita’ delle tecniche di fecondazione in vitro, che comportano la ”selezione e soppressione di esseri umani allo stato biologico di embrioni”. ”Teniamo conto – spiega – che Edwards segna la storia, perche’ pratica il passaggio delle tecniche dal mondo degli animali – vale a dire dove, nell’applicazione degli allevamenti, venivano gia’ da tempo messe in essere tecniche di fecondazione artificiale – all’ambito umano. Ma questo non significa assolutamente che cio’, nel suo complesso, rappresenti un progresso dell’uomo nella sua visione globale. E’ un Premio Nobel che deve essere assolutamente preso in considerazione in ragione di un’analisi anche di ordine etico, che a me sembra, attraverso un’assegnazione cosi’ decisa del premiostesso, venga a disattendere tutte le problematiche di ordine etico ad esse connesse”. Romano contesta al neo-Premio Nobel di aver creato, con la sua innovazione, ”un uomo che diventa non piu’ un essere umano frutto di una procreazione, ma viene edificato come ‘prodotto del concepimento’: e sappiamo benissimo come questo tipo di termine, ‘prodotto del concepimento’, ufficializzi – cosi’ come viene usato nella prevalenza dei casi, in ambito ginecologico, in ambito biomedico – quella del riduzionismo antropologico di nuovo da soggetto a oggetto”. ”Quando si considera la vita di un essere umano non piu’ come vita appartenente ad un soggetto, ma come vita della quale si puo’ disporre – conclude il presidente di Scienza e Vita -, e’ evidente che si aprono tutti gli altri campi che non riconoscono la dignita’ della vita, della quale invece si puo’ disporre in qualsiasi momento”. (da Nobel: Scienza e Vita, vittoria Edwards tradisce problemi etici)

”Suscita profondo dolore l’assegnazione del Premio Nobel per la scienza al professor Edwards perche’ non tiene conto delle centinaia di milioni di esseri umani allo stato embrionale – figli – di cui proprio la fecondazione in vitro ha causato deliberatamente la morte in tutto il mondo” questo il commento di Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, all’assegnazione del premio Nobel per la medicina a Robert Edwards. ”Il ricordo dei bambini nati con questa tecnica e il riconoscimento di valore del desiderio di maternita’ – aggiunge – non possono nascondere la selezione dei figli, il loro deposito i frigoriferi a 196 gradi sotto zero in attesa della morte, la loro sottoposizione a sperimentazioni di ogni tipo, il tradimento della razionalita’ avvenuto quando, per nascondere il terribile segno di morte che grava su questa metodica, si e’ inventato il concetto di pre-embrione, per negare la dignita’ umana con una espressione verbale al concepito nei primi 14 giorni di vita”. (da Movimento per la Vita, profondo dolore per premio a Edwards)

Aggiornamento (5 ott. 2010): chi volesse approfondire il tema della fecondazione assistita nei suoi vari aspetti può trovare qui una rassegna di articoli. Grazie ad A.R. per la segnalazione.

Aggiornamento (11 ott. 2010): vi consiglio anche Generare o fabbricare? (un’intervista di Alessandra Stoppa al ginecologo Leandro Aletti).