La breccia

La Grazia di Dio è come un oceano trattenuto da una diga che è la nostra indifferenza, o idolatria, o egoismo. Per fare breccia nella diga, non c’è bisogno di trovare chissà quale modo: l’abbondanza e la pressione sono tali che qualsiasi fenditura – che sia praticata ad arte, o aperta con un colpo maldestro – serve allo scopo.

Se leggete del sorprendente progetto delle “Sentinelle del Mattino” di cui racconta don Piero Gheddo sul suo blog, ma vi fermate alla descrizione del metodo, forse pensate, come è capitato a me: non può funzionare. E’ troppo ingenuo, gli rideranno tutti in faccia, va già bene se non li cacciano a pedate. Ci vuole qualcosa di più sottile, di più sorprendente. Ed invece… funziona:

In certe notti confessiamo a fiumi. D’estate a volte siamo anche 15 sacerdoti che confessano fino alle due di notte.  In media, d’inverno abbiamo circa 100-150 giovani che vengono in chiesa, d’estate molti di più. Giovani che spesso da dieci, vent’anni non sono più entrati in chiesa. Sono serate di grazia e di grandi conversioni.

Non sto dicendo che non sia necessario cercare di fare le cose bene: dico solo che quando non facciamo nulla solo perché ci sembra di non aver trovato il modo giusto, sbagliamo. Il Signore aspetta soltanto  che facciamo qualcosa, che ci muoviamo: lo stile è un’esigenza nostra, non Sua.

[ Wave ] by Rachephotos
[ Wave ] a photo by Rachephotos on Flickr.

Il segno della Croce

ChinaImage via Wikipedia

Anche negli anni in cui era severamente proibito qualsiasi segno religioso, io non ho mai rinunciato, in mezzo ai prigionieri, a fare il segno della Croce.

Avevo paura di dimenticare che tutto mi veniva dalle Sue mani, che tutto era segno di amore, che tutto mi era donato perché io divenissi una persona che sa amare.

Temevo di finire col pensare che c’è qualcosa di cui posso non dire grazie anzitutto al Signore, di finire col vergognarmi di Lui, di ritenere qualcuno o qualcosa più forte di Lui.

Quel ‘segno’ mi è costato innumerevoli punizioni… Ma io dovevo salvare la mia dignità di credente, per non trovarmi senza forza.

Leggi il resto della splendida testimonianza di P. Francesco Tan Tiande, recentemente scomparso, in Asia News.

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Un’intervista al Prelato dell’Opus Dei

L’intervistatore è Aldo Maria Valli, della RAI. La data, il 28 novembre 2008; si era da poco festeggiato l’80° “compleanno” dell’Opus Dei.

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La verità in tasca

Forse ti è capitato, come è capitato a me tante volte, di sentirti rivolgere un’accusa piuttosto bizzarra.

Come puoi pretendere di avere la verità in tasca? Come fai a sapere che le cose stanno proprio come dici tu?…

Poniamo che tu, italiano, abbia un amico in Ucraina. Vi siete conosciuti per ragioni di lavoro, e pian piano avete fatto amicizia, anche se lui non è mai venuto in Italia. Il computer vi serve per comunicare, chattate allegramente, vi scambiate foto, vi raccontate le vostre vite… ti sta proprio simpatico.

Un bel giorno lui ti dice: “Grandi notizie! Ho deciso di fare una vacanza in Italia con la mia famiglia! I miei bambini non hanno mai visto il mare e non stanno nella pelle per la gioia e l’impazienza. Ci siamo già procurati costumi, pinne e maschere… Abbiamo prenotato tutto via internet, un’agenzia particolarmente conveniente; la caparra l’abbiamo già spedita, ci possiamo permettere tre settimane tutto compreso, in un bell’alberghetto di Macugnaga“.

Tu che fai?

Potresti pensare: “ma glielo devo proprio dire, che Macugnaga è in montagna? e se poi pensa che io penso che lui sia uno sciocco? in fondo nessuno ha la verità in tasca… e poi insomma, saranno fatti suoi…”

Ma se gli vuoi bene, al tuo amico, non ci pensi su neanche un attimo. Tu sai che a Macugnaga non c’è il mare, e ti precipiti a dirglielo. Se gli vuoi bene, però!… se no, semplicemente non t’importa: e la verità sfuma in una nebbiolina di pigrizia. “Chi me lo fa fare, di scomodarmi”. La discriminante, alla fine, è questa. Non è una questione solo intellettuale, la verità.

Chi ama, sa; chi ama, parla.

foto di Lusi

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Il Natale di Namrata

da AsiaNews -Namrata Nayak è una piccola Dalit di 10 anni, del villaggio di Sahi Panchayat, vicino a Raikia (distretto di Kandhamal, Orissa). Tre mesi fa, allo scoppio delle violenze contro i cristiani, la piccola è stata sfigurata in volto da una bomba lanciata dagli estremisti indù. Dopo 45 giorni di ospedale, la piccola è guarita e ora saltella felice. “Natale è gioia e pace” racconta Namrata, “e io sono così felice qui: tante persone che si prendono cura di noi; tanti che pregano per noi e per la pace e la giustizia a Kandhamal…”. Namrata, insieme a sua mamma Sudhamani e altre 20 persone sono giunte a Bangalore dai campi di rifugio dell’Orissa grazie all’impegno del Global Council of Indian Christians.
La piccola è stata sfigurata il 26 agosto. Quando è arrivata all’ospedale di Berahampur aveva ustioni al 40% del corpo. Ora è praticamente guarita. “Per me – dice Namrita ad AsiaNewsNatale è un tempo per ringraziare Gesù Bambino che mi ha salvata dal fuoco ed ha salvato la mia faccia, che era sfigurata e ferita. Sono una delle poche fortunate che è sfuggita alla morte, anche se ho dovuto passare un lungo periodo in ospedale. Mi sento molto amata dalla gente dell’India e da tanti nel mondo che hanno visto la mia foto e hanno pregato per me.
A Kandhamal c’è tanto dolore e sofferenza e non so per quanto tempo le Forze speciali ci proteggeranno. Ma Natale è un tempo di gratitudine. Temo che la mia gente sarà ancora attaccata, ma questa è la nostra vita. Se Dio ha salvato me, potrà salvare anche altri cristiani.
I radicali indù hanno promesso di organizzare ancora uno sciopero il giorno di Natale se non verranno arrestati i responsabili dell’uccisione di Swami Laxamananda Saraswati, il leader indù, dal cui assassinio ha preso il via il pogrom contro i cristiani lo scorso 23 agosto. Le Chiese temono che i raduni dei radicali indù possano sfociare ancora una volta in violenze incontrollate. “Natale è anche tempo di perdono – afferma Namrata – e noi perdoniamo i radicali indù che ci hanno attaccato, hanno bruciato le nostre case. Erano persone fuori di sé, che non conoscono l’amore di Gesù. Per questo ora voglio studiare con molto impegno perché quando sarò grande voglio raccontare a tutti quanto Gesù ci ama. Questo è il mio futuro. Il mondo ha visto la mia faccia distrutta dal fuoco, ora deve conoscere il mio sorriso pieno di amore e di pace. Voglio dedicare la mia vita a diffondere il Vangelo”.
I genitori di Namrata (Akhaya Kumar , 45 anni e la signora Sudhamani, 38) sono braccianti agricoli a giornata. Le 3 figlie e un figlio sono studenti. Per aiutare i magri introiti della famiglia, la figlia più grande, Trusita (18 anni), lavora anche come domestica nella casa di un indù convertito, il sig. Harihar Das. Quando sono scoppiate le violenze contro i cristiani, Akhaya e Sudhamani sono fuggiti nella foresta; mandando le figli a nascondersi nella casa di Harihar Das.
La notte del 26 agosto, i radicali indù sono entrati nella sua casa e hanno distrutto la porta, distruggendo e bruciando ogni cosa. La famiglia di Harihar Das, Namrata e le sorelle si sono nascoste in una piccola toeletta. Prima di andare via, i fanatici indù hanno lasciato una bomba in un armadio. Tornata la calma, tutti i superstiti sono usciti, ma la piccola Namrata, per curiosità è rimasta nella casa a guardare i danni. La bomba è scoppiata bruciando il volto della piccola, mentre alcune schegge l’hanno ferita alla faccia, alle mani e alla schiena.
Sudhamani continua il racconto: “L’indomani io e mio marito siamo usciti dalla foresta correndo verso la casa di Harihar. Vedendo tutto bruciato abbiamo temuto che tutti fossero periti nelle fiamme. Invece, grazie a Dio, tutti erano salvi. Solo la mia bambina aveva subito delle ustioni. Ma Gesù ha preso cura di lei. L’abbiamo portata all’ospedale di Berhampur ancora incosciente e tutta ferita. Ma dopo 45 giorni di cure, ora sta bene”.
La mia speranza – confessa ad AsiaNewsè che possiamo avere ancora un futuro a Raikia. Noi non possediamo nulla e potremmo anche emigrare, ma a Sahi Panchayat abbiamo qualche parente, i nostri vicini. Se andiamo via di qui saremo dei vagabondi.
Natale porta speranza. La speranza è la nostra unica ricchezza ora: eravamo poveri e ora è stato distrutto anche quel poco che avevamo… Ma Natale significa che Cristo nasce e ogni nascita significa una nuova vita. Gesù è disceso dal cielo per salvarci da questa miseria, da questo dolore, dall’abbandono e dalla nostro essere senza tetto. Il suo potere ci riempie di speranza, di amore e di perdono”.

Visualizzazione ingrandita della mappa

Ho contattato AsiaNews chiedendo se fosse possibile organizzare una raccolta di fondi per questi cristiani esemplari. Mi ha risposto padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews, con una gentilissima email. Se volete aiutare la famiglia di Namrata (magari destinandole una piccola parte del nostro budget per i regali natalizi…) è possibile farlo tramite il sito di AsiaNews, nella pagina destinata alla donazioni, indicando come causale nelle “note” le parole: “India, Orissa, Namrata“.

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